BERLINO - Non è inusuale avvistare la chioma bianca di Hans-Christian Ströbele a Kreuzberg, mentre sfreccia per le stradine del quartiere berlinese in bicicletta. Icona dei Verdi e instancabile difensore degli ultimi, il politico 77enne è stato l'avvocato difensore dei terroristi della Raf negli anni '70. Soprattutto, Ströbele è stato tra i primi a ritenere che il misterioso suicidio collettivo del 1977 dei capi del terrorismo rosso, Baader, Ensslin e Raspe, nel carcere di massima sicurezza di Stammheim, fosse stato un omicidio. Tuttavia, secondo il deputato dei Verdi, lo sconcertante suicidio di Jaber Albakr nel carcere di Lipsia non è minimamente paragonabile con quell'episodio famoso della storia tedesca. "È un fallimento della giustizia", sostiene, che però "non ha nulla a che fare con Stammheim".
Albakr si è impiccato in carcere. Com'è potuta accadere una cosa del genere?
"È un rischio forte, quando le persone vengono incarcerate a sorpresa; bisogna stare attentissimi che non impazziscano. Per me è un errore grave che sia potuta avvenire una cosa del genere, che Albakr si sia potuto suicidare. Non conosciamo ancora abbastanza dettagli ma il punto essenziale è stabilire se ci fossero indizi per pensare che fosse depresso o, come sostiene il suo avvocato, a rischio suicidio. È qualcosa che va chiarito con urgenza".
Le opinioni però divergono: il ministro sassone della Giustizia sostiene che non ci fosse il pericolo che Albaqr commettesse un suicidio. Chi le sembra più credibile?
"Per capirlo bisognerà ascoltare tutti coloro che sono venuti in contatto con lui in quei giorni. Ma se il direttore del carcere ha ammesso di aver chiesto all'inizio che Albakr venisse sorvegliato ogni 15 minuti, direi che è già significativo. Direi che è un indizio forte che ci fosse il richio che si uccidessse".
Angela Merkel si è congratulata subito per l'arresto e ha elogiato i tre siriani che hanno consegnato il sospetto terrorista alla polizia. Che conseguenze può avere per la cancelliera questo incredibile incidente?
"Quando si è sparsa la notizia dell'arresto di Albakr, molti hanno tirato un sospiro di sollievo, in Germania. Ovviamente ora è diventato più difficile analizzare le accuse contro di lui in un processo equo. Ma non si può criticare chi si è sentito sollevato all'idea che Albakr sia stato catturato, visto che su di lui grava il sospetto che fosse un terrorista islamico. Ovviamente il suicidio è un fallimento della giustizia, ma il rischio che venga sfruttato per fare bieca propaganda è alto".
Negli anni '70 lei è stato uno degli avvocati della Raf; in Italia qualcuno ha associato la morte di Albakr alla tragica morte dei capi del terrorismo rosso nel carcere di Stammheim, che segnarono la fine dell"autunno caldo" tedesco e che per molti non furono affatto suicidi ma omicidi di Stato. Lei cosa ne pensa?
"No, io non vedo alcun collegamento possibile con Stammmheim, assolutamente. Non si possono paragonare con il caso di Albakr. I prigionieri della Raf erano in una situazione completamente diversa, erano in una situazione di isolamento totale, non è stato il caso di Albakr".
Albakr si è impiccato in carcere. Com'è potuta accadere una cosa del genere?
"È un rischio forte, quando le persone vengono incarcerate a sorpresa; bisogna stare attentissimi che non impazziscano. Per me è un errore grave che sia potuta avvenire una cosa del genere, che Albakr si sia potuto suicidare. Non conosciamo ancora abbastanza dettagli ma il punto essenziale è stabilire se ci fossero indizi per pensare che fosse depresso o, come sostiene il suo avvocato, a rischio suicidio. È qualcosa che va chiarito con urgenza".
Le opinioni però divergono: il ministro sassone della Giustizia sostiene che non ci fosse il pericolo che Albaqr commettesse un suicidio. Chi le sembra più credibile?
"Per capirlo bisognerà ascoltare tutti coloro che sono venuti in contatto con lui in quei giorni. Ma se il direttore del carcere ha ammesso di aver chiesto all'inizio che Albakr venisse sorvegliato ogni 15 minuti, direi che è già significativo. Direi che è un indizio forte che ci fosse il richio che si uccidessse".
Angela Merkel si è congratulata subito per l'arresto e ha elogiato i tre siriani che hanno consegnato il sospetto terrorista alla polizia. Che conseguenze può avere per la cancelliera questo incredibile incidente?
"Quando si è sparsa la notizia dell'arresto di Albakr, molti hanno tirato un sospiro di sollievo, in Germania. Ovviamente ora è diventato più difficile analizzare le accuse contro di lui in un processo equo. Ma non si può criticare chi si è sentito sollevato all'idea che Albakr sia stato catturato, visto che su di lui grava il sospetto che fosse un terrorista islamico. Ovviamente il suicidio è un fallimento della giustizia, ma il rischio che venga sfruttato per fare bieca propaganda è alto".
Negli anni '70 lei è stato uno degli avvocati della Raf; in Italia qualcuno ha associato la morte di Albakr alla tragica morte dei capi del terrorismo rosso nel carcere di Stammheim, che segnarono la fine dell"autunno caldo" tedesco e che per molti non furono affatto suicidi ma omicidi di Stato. Lei cosa ne pensa?
"No, io non vedo alcun collegamento possibile con Stammmheim, assolutamente. Non si possono paragonare con il caso di Albakr. I prigionieri della Raf erano in una situazione completamente diversa, erano in una situazione di isolamento totale, non è stato il caso di Albakr".