Man mano che emergono i dettagli delle ultime del sospetto terrorista islamico, che è riuscito incredibilmente a impiccarsi mercoledì scorso nella sua cella del carcere di Lipsia, diventa però sempre più complicato difendere chi avrebbe dovuto impedire quel suicidio. Persino il governatore della Sassonia, Stanislaw Tillich, si è sentito in dovere di proteggere il suo ministro della Giustizia dalle pesanti bordate piovute da Berlino: "Mi fido di lui", ha dichiarato. Oggi ha aggiunto in un discorso al Bundesrat che ci sono stati errori, ma ha rifiutato anche la proposta di una commissione d'indagine: "Sono contrario".
Germania: suicida in carcere il siriano arrestato a Lipsia
Per il ministro dell'Interno, Thomas De Maizière, è chiaro che la morte del fondamentalista islamico ha "reso più difficili le indagini", mentre per il capogruppo della Spd al Bundestag, Thomas Oppermann, è evidente che in Sassonia "mancano totalmente i presupposti per una lotta seria al terrorismo". Per l'opposizione dei Verdi e della Linke (sinistra) con il caso Albakr siamo tout court dinanzi a "un fallimento della giustizia". L'unica dichiarazione pregnante che si registri nelle ultime ore dall'oggetto principale delle stilettate, il ministro della Giustizia sassone Sebastian Gemkow è "non sarebbe dovuto succedere". Altra tautologia. E ovviamente il politico Cdu continua a sostenere che non vi fosse il rischio di un suicidio e non vede alcun motivo per dimettersi.
Una convinzione, quella che Jaber Albakr non desse segni di squilibrio, che sembra contrastare con i dettagli della ricostruzione forniti dal direttore del carcere, dal capo della procura e dalla polizia. La ricostruzione delle sue ultime ore è un compendio di ottusa ostinazione a non vedere l'ovvio. Primo, lo stesso direttore del carcere, Rolf Jacob, aveva ordinato immediatamente di farlo monitorare "ogni 15 minuti", su indicazione della giudice che aveva firmato l'ordine di arresto, già convinta che Albakr fosse a rischio suicidio. Dopo aver sentito il parere di una psicologa, Jacob aveva allungato gli intervalli a 30 minuti. In secondo luogo, anche il suo avvocato, Alexander Huebner, era in allarme: il suo cliente aveva cominciato uno sciopero della fame e "stava male", come ha ripetuto anche ai giornali tedeschi. Durante la detenzione aveva bevuto un solo bicchiere d'acqua.
Terzo, prima di impiccarsi con una t-shirt alle sbarre della sua cella, il siriano aveva rotto una lampada e aveva cercato di tagliarsi le vene con i vetri. Un gesto che le guardie carcerarie avevano bollato come "vandalismo". Infine, quando Albakr era andato a farsi la doccia, mercoledì mattina, la sua cella era stata perquisita e anche dopo aver trovato la presa elettrica visibilmente manipolata, a nessuna guardia era venuto in mente che potesse trattarsi di un tentativo di suicidio. Con teutonica ostinazione, gli agenti avevano annotato ancora una volta che il carcerato più prezioso della Germania nella difficile lotta al terrorismo si era prodotto in un gesto "vandalico". Poco prima delle otto, quando lo hanno trovato appeso alle sbarre della cella, deve essere stata una vera sorpresa.
Germania, bloccato da connazionali il siriano che preparava attentato: le foto esclusive
Aveva contatti con lo Stato islamico il siriano Jaber Albakr. E stava pianificando un attentato. E' stato arrestato a Lipsia dopo una caccia all'uomo durata due giorni e iniziata sabato dopo un raid nella città di Chemnitz. Ad aiutare le forze dell'ordine nella cattura sono sono stati due connazionali, anche loro profughi siriani. Il presunto terrorista, che ha 22 anni e aveva ottenuto lo status di rifugiato, li ha contattati ieri verso mezzogiorno per chiedere ospitalità. Ma i due uomini in serata hanno capito, anche grazie a un messaggio diffuso in arabo dalla polizia, che si trattava di un ricercato. A questo punto uno è andato in commissariato, mentre l'altro ha legato Albakr sul divano del loro appartamento. In queste immagini - del quotidiano tedesco Bild, che pubblichiamo in esclusiva per l'Italia - l'uomo prima della cattura e poi immobilizzato. E il filo di una prolunga usato per bloccarlo. A casa del giovane a Chemnitz le forze speciali hanno trovato lo stesso esplosivo utilizzato dai jihadisti dell'Isis per per gli attentati di Parigi e Bruxelles