Una presa a tenaglia, da una parte l'esercito iracheno e dall'altra i peshmerga curdi, con i caccia della coalizione internazionale a guida americana a colpire dall'alto e un milione e mezzo di civili a tremare. La battaglia per strappare Mosul all'Isis è iniziata, e a combattere ci sono anche 1.500 soldati iracheni addestrati dalla Turchia nella base di Bashiqa, nel nord dell'Iraq. La notizia, confermata da fonti delle forze armate turche, chiarisce uno dei punti - il ruolo della Turchia nella ripresa di Mosul, e la presenza di truppe turche a Bashiqa - che avevano suscitato tensione alla vigilia dell'attacco.
In campo ci sarabbero circa 30mila soldati tra forze armate irachene e combattenti curdi, un contingente che arriva a 85mila uomini - secondo fonti citate dal Washington Post - comprendendo i tecnici e il supporto logistico. I peshmerga curdi, quattromila uomini dislocati per liberare dall'Isis i villaggi intorno a Mosul, partecipano alla morsa a tenaglia intorno alla città ma non entreranno, lasciando il compito alle sole forze governative di Baghdad per non fomentare tensioni. A entrare a Mosul, quando la situazione bellica lo consentirà, sarà la 16ma divisione dell'esercito iracheno e la polizia federale di Baghdad, spiegano gli uffici di Massud Barzani, presidente del Kurdistan iracheno.
Dall'altra parte, a combattere per il Califfo sarebbero circa seimila miliziani - ben difesi da barricate e trincee, e dotati di artiglieria pesante per resistere all'assalto - ma i numeri reali sono incerti come impreciso è il numero complessivo di civili che oscilla da 1,2 e 1,8 milioni di persone, secondo fonti diverse. Per l'incolumità di questi ultimi Stephen O'Brien, il sottosegretario dell'Onu per gli Affari umanitari e le emergenze, chiede "a tutte le parti in causa di rispettare le leggi internazionali proteggendo i civili e garantendo loro l'accesso all'assistenza a cui hanno diritto". Secondo l'Onu, solo nei primi giorni dell'attacco potrebbero essere duecentomila i profughi in fuga.
In campo ci sarabbero circa 30mila soldati tra forze armate irachene e combattenti curdi, un contingente che arriva a 85mila uomini - secondo fonti citate dal Washington Post - comprendendo i tecnici e il supporto logistico. I peshmerga curdi, quattromila uomini dislocati per liberare dall'Isis i villaggi intorno a Mosul, partecipano alla morsa a tenaglia intorno alla città ma non entreranno, lasciando il compito alle sole forze governative di Baghdad per non fomentare tensioni. A entrare a Mosul, quando la situazione bellica lo consentirà, sarà la 16ma divisione dell'esercito iracheno e la polizia federale di Baghdad, spiegano gli uffici di Massud Barzani, presidente del Kurdistan iracheno.
Dall'altra parte, a combattere per il Califfo sarebbero circa seimila miliziani - ben difesi da barricate e trincee, e dotati di artiglieria pesante per resistere all'assalto - ma i numeri reali sono incerti come impreciso è il numero complessivo di civili che oscilla da 1,2 e 1,8 milioni di persone, secondo fonti diverse. Per l'incolumità di questi ultimi Stephen O'Brien, il sottosegretario dell'Onu per gli Affari umanitari e le emergenze, chiede "a tutte le parti in causa di rispettare le leggi internazionali proteggendo i civili e garantendo loro l'accesso all'assistenza a cui hanno diritto". Secondo l'Onu, solo nei primi giorni dell'attacco potrebbero essere duecentomila i profughi in fuga.