Esteri

Daniel Gros: "Barack sbaglia, senza austerity staremmo peggio"

L'economista tedesco: "Il rigore ci ha salvati dai diktat della finanza e dal fallimento"

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ROMA. "È inappropriata questa "discesa in campo" del presidente americano contro l'austerity. Chiamiamolo magari semplicemente "rigore di bilancio", ma in Europa è assolutamente necessario". Daniel Gros, economista tedesco che dirige a Bruxelles il Center for political economic studies, non è un "falco" per natura. Ha una posizione assai poco "obamiana", però ci tiene ad argomentare con metodo le sue idee anche perché se fosse americano voterebbe "senza esitazione " democratico.

Professore, cos'è che non la convince nell'accusa di Obama? Non è vero che l'austerity prolunga la recessione?
"Macché, semmai l'accorcia. Ha evitato guai peggiori. Se non ci fosse stato l'euro, e una linea comune, l'Europa sarebbe andata a finire come una ghirlanda di stati sudamericani del dopoguerra, uno dopo l'altro falliti e finiti in mano a dittatori fascisti. Visto che con l'euro i Paesi europei hanno acquisito pari dignità, e si sono piazzati nella serie A mondiale, se non ci fossero stati i tedeschi, l'austerità l'avrebbero imposta i mercati. Con un aut aut secco: o accettate o fallite".

Ma l'America ha intrapreso misure più rapide ed efficienti, o no?
"Anche su questo bisogna intendersi. In America quand'è esplosa la crisi era finanziaria: e una crisi finanziaria in un Paese che dispone di una valuta universalmente riconosciuta come il dollaro, è più semplice da risolvere. Hanno, è vero, immesso una massa enorme di liquidità sul mercato, però erano espressamente dedicati a salvare le banche. E il sistema bancario americano è molto più piccolo e meno frammentato di quello europeo, quindi più semplice da salvare e "ripulire" dai titoli tossici. Non è finita: il sistema economico è meno dipendente dalle banche di quello europeo, perché c'è un mercato monetario che finanzia ampiamente le aziende, e che è stato molto più agevole rilanciare".

Ma come si fa a negare che dalla Germania è venuta per tutti questi anni una spinta ossessiva perché tutti contenessero le spese prima di ogni altra cosa?
"La Germania a volte ha esagerato, è vero. Però ha anche dato il via libera a una serie di salvataggi ad opera del fondo salvastati, che se non ci fosse stata un'entità politica come l'euro in cui Berlino è l'azionista di maggioranza, non sarebbe neanche esistito: Portogallo, Spagna (per le sole banche), Irlanda, naturalmente Grecia. Nessuno è stato lasciato solo, alla fine, e in qualche caso come la Spagna si tollera un deficit al 5%. La Grecia poi era sull'orlo del fallimento, e meno male che aveva l'euro che almeno le consente stabilità di cambio, perché se avesse avuto la dracma questa inevitabilmente sarebbe stata svalutata, i salari sarebbero crollati e il potere d'acquisto affossato dall'inflazione. Guardate quelli fuori dall'euro: l'Islanda è finita al livello di introdurre controlli di capitale pur di restare "indipendente".

La Lettonia ha scelto di abbattere i salari, ha fatto un'austerity selvaggia che neanche ce l'immaginiamo, ha avuto una recessione durissima, ma alla fine è riuscita a entrare nell'euro. Per qualcuno l'euro è una camicia di forza, per molti l'aggancio con l'Europa ". E l'Italia, costretta a mercanteggiare sui decimali?
"Quello è tutto teatrino. A nessuno è mai venuto in mente di pensare a un euro senza l'Italia. Però c'è anche la consapevolezza di un debito abnorme, e se si lascia crescere il deficit oggettivamente le incognite aumentano".