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Bambini migranti nel porto di Augusta in Sicilia 

I migranti minori sfruttati in Italia: “Dodici ore di lavoro senza interruzioni per trenta euro”

La denuncia della difficile condizione dei minorenni egiziani non accompagnati. Sono due terzi di tutti i migranti arrivati dalle coste del Cairo negli ultimi mesi. E spesso vengono sfruttati come manodopera a buon mercato. L'inchiesta di Repubblica e del consorzio LENA

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Se in Italia c'è una crescente inquietudine riguardo ai minori non accompagnati è perché le cifre sono impressionanti. Il totale degli arrivi supera già abbondantemente le quote del 2015. Nel giro di un anno, la proporzione dei minori non accompagnati sul numero complessivo dei migranti è quasi raddoppiata, passando dall'8 al 15%.
Anomalia nell'anomalia, gli egiziani. Nel 2015 i due terzi dei migranti egiziani erano minori non accompagnati. Gli operatori locali denunciano una vasta rete di sfruttamento dei minori come manodopera a buon mercato.

"I minori egiziani escono dal sistema per rientrarci meglio: lasciano il centro di accoglienza, risalgono verso Roma o Torino, dove ci sono comunità già insediate, poi si segnalano alla polizia ed entrano in un nuovo centro di accoglienza", racconta Michele Prosperi di Save the Children. Come Amir, che oggi ha 18 anni e risiede a Roma da un anno. Per il suo avvenire sogna di avere un lavoro "tranquillo". Tranquillo? "Ho lavorato per un po' in un autolavaggio: 12 ore di lavoro in pieno sole e senza pause per 30 euro al giorno. Orribile." Secondo gli operatori di Civico Zero, il centro diurno che frequenta, non era neanche cascato tanto male: al mercato, nei banchetti tenuti dagli stessi egiziani, la paga dei minori non supera i 10 euro a giornata.

L'operazione è ben rodata, spiega Marco Cappuccino, coordinatore della rete di Civico Zero. "Prima le famiglie vendevano i loro beni più preziosi per racimolare la somma necessaria a pagare la traversata dei figli, adesso si indebitano direttamente con gli scafisti". Il contratto prevede che il rimborso cominci a partire dal momento in cui il ragazzo segnala di essere arrivato sano e salvo in Italia. "A quel punto gli scafisti cominciano a fare pressioni sulla famiglia per recuperare il debito. Per questo i minori hanno così disperatamente bisogno di lavorare, cosa del tutto incompatibile con il sistema".
Secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), il 15% dei minori egiziani arrivati in Italia nel 2015 avevano già un lavoro ad aspettarli ancor prima di sbarcare. "Adesso cercheranno direttamente i ragazzini in Sicilia quando qui si libera un posto", si rammarica David, un operatore sociale di Torino. Da due anni assiste impotente allo sfruttamento dei minori nei mercati, nelle rivendite di kebab e perfino nell'industria. "E quando diventano maggiorenni e per restare in Italia hanno bisogno di un contratto di lavoro, non c'è problema: basta che paghino". "Cominciano a vedersi minori egiziani implicati in processi giudiziari per traffico di droga", osserva un operatore di strada di Torino, "potrebbe essere un indizio che cominciano a essere cooptati anche dal mercato degli stupefacenti".

Per le associazioni, proprio come per le autorità, è estremamente difficile individuare una strategia per contrastare il fenomeno. Intanto perché, se anche i giovani si confidano con qualcuno, nessuno vuole assumersi il rischio di denunciarli, e poi perché il sistema di accoglienza e integrazione non è organizzato per rispondere al problema dell'indebitamento dei giovani e delle loro famiglie (secondo i dati dell'OIM, la traversata dall'Egitto costa dai 3000 ai 5000 dollari). E qualsiasi gesto in quella direzione rischia di incoraggiare gli scafisti.

L'INCHIESTA DI LE SOIR - SULLE TRACCE DEI MIGRANTI MINORENNI CHE SCOMPAIONO IN ITALIA

TAHA, BAKARY, YONAS: IL DRAMMA E LA SPERANZA NELLA STORIE DEI MIGRANTI MINORENNI IN ITALIA

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(Traduzione di Elda Volterrani)
LENA è l'alleanza editoriale di cui Repubblica fa parte insieme a Le Soir, El Pais, Le Figaro, Die Welt, Tages Anzeiger e Tribune de Geneve. Questa inchiesta è stata condotta da LENA con la collaborazione di EPIM (Programma europeo per l'integrazione e le migrazioni), che coordina e promuove i progetti finanziati da diverse associazioni europee, tra cui la King Baudouin Foundation, Cariplo, Compagnia di San Paolo e altre fondazioni italiane, per aiutare i paesi Ue impreparati ad affrontare l'arrivo di migliaia di minori non accompagnati.