L'accusa mossa ai due co-sindaci, un uomo e una donna, è la più dura mai portata finora contro un esponente a capo delle istituzioni nella zona curda della Turchia: quella di appartenere propriamente, cioè di essere membro, del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, fondato da Abdullah Ocalan, considerato fuorilegge e contro il quale l'esercito di Ankara sta combattendo una vera e propria guerra all'interno del Paese.
Turchia, proteste e scontri dopo l'arresto dei sindaci di Diyarbakir
Proteste e manifestazioni anche a Istanbul e Ankara, incidenti e fermi a Diyarbakir: la popolazione curda di Turchia ha reagito nelle piazze all'arresto dei due co-sindaci di Diyarbakir, la 'capitale' del Kurdistan turco e una delle più grandi città del Paese. Gultan Kisanak and Firat Anli, eletti nel 2014 alla guida della città, sono stati fermati ieri sera con un provvedimento che li accusa di sostenere il terrorismo del Pkk con i loro discorsi. Kisanak, la prima donna a diventare sindaco di Diyarbakir, è stata bloccata all'aeroporto al rientro da Ankara; Anli è stato fermato in casa dopo un'irruzione della polizia. La Ue ha protestato con una nota di Federica Mogherini, rappresentante di Bruxelles per la politica estera. L'operazione arriva dopo mesi di ripresa furiosa del conflitto interno tra lo stato e il Pkk, ma rientra anche nella politica di Erdogan che sta stringendo sempre più all'angolo la rappresentanza parlamentare del Partito democratico del popolo curdo (Hdp), accusando il partito di essere ormai il braccio politico del Partito dei lavoratori del Kurdistan, organizzazione che sia l'Ue che gli Usa includono nella lista del terrorismo.
L'Hdp più volte si è dichiarato una compagine del tutto democratica, e ha ottenuto alle elezioni politiche del giugno 2015 oltre il 13 per cento dei voti in tutto il Paese, e alle seguenti legislative di novembre più del 10 per cento. Sono 70 oggi i deputati del partito nel Parlamento di Ankara. Di recente il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è espresso a favore della revoca dell'immunità parlamentare per molti di loro, con l'accusa di sostenere il terrorismo. Entrambi i sindaci sono stati eletti a Diyarbakir con il 55 per cento dei consensi locali. Gli avvocati di Gultan Kisanak hanno immediatamente presentato ricorso contro la decisione, specificando tuttavia di avere poche speranze che il ricorso venga accolto.
La donna, 55 anni, eletta per la prima volta nel 1994, e già con lunghi periodi di detenzione alle spalle, è stata arrestata assieme al suo collega Firat Anli. Per entrambi l'accusa è di avere legami con il Pkk, organizzazione considerata terroristica anche da Stati Uniti e Unione Europea. La Turchia è in guerra con il Pkk dal 1984, in un conflitto che ha fatto registrare fino ad oggi più di 40 mila morti fra civili, guerriglieri e soldati. Una strage immensa, che all'inizio del 2015 pareva alla fine dopo i colloqui avviati da Erdogan con Ocalan, inviando nell'isola-prigione di Imrali in cui il fondatore del Pkk è recluso da 17 anni il suo capo dei servizi segreti, Hakan Fidan. Un gruppo di decine di intellettuali appartenenti alla società civile preparava intanto una piattaforma per il ritorno alla pace. Ma l'intesa non raggiungeva lo scopo, e la guerra da più di un anno è ricominciata mietendo nuove vittime.
Agosto 2016 - L'intervista di Marco Ansaldo a Gultan Kisanak per Repubblica
Dopo la notizia degli arresti, il Sud est dell'Anatolia è entrato in subbuglio. Diverse fonti parlano del timore di un'insurrezione. Almeno 25 persone sono state fermate a Diyarbakir, durante una manifestazione di protesta contro gli arresti dei sindaci. E in 200 hanno dimostrato davanti al comune. Per il parlamentare dell'Hdp, Sirri Sureyya Onder, tra i fermati ci sono diversi ex deputati della formazione curda.
"Le pressioni non ci intimidiranno", scandivano i manifestanti nella città. Altri raduni di protesta contro le misure prese nell'area curda sono previste a Istanbul. Nelle ultime settimane le autorità turche hanno moltiplicato gli arresti contro gli amministratori locali curdi, accusati di "propaganda terrorista" o di "sostegno logistico" al Pkk. E in ottobre già 24 sindaci nel Sud est del Paese sono stati sospesi o rimossi da amministratori nominati dal governo centrale, guidato dal partito conservatore di ispirazione religiosa. Molte località del cosiddetto Kurdistan turco sono da diversi mesi sotto un intenso coprifuoco, e gli stranieri sono tenuti ben lontano dalle operazioni dell'esercito. A Diyarbakir, nel distretto storico di Sur, dall'inizio dell'anno il conflitto ha causato decine di vittime e l'area è del tutto off limits.
Molte le reazioni di sostegno ai due sindaci che stanno giungendo dai partiti dall'Italia. E in Europa il capo della diplomazia dell'Unione, Federica Mogherini, e il Commissario all'Allargamento, Johannes Hahn, hanno parlato di una situazione "molto preoccupante". Aggiungendo: "E' sempre essenziale che tutti i passi vengano presi nel pieno rispetto dello stato di diritto, secondo un processo di attenzione alle libertà fondamentali - tutti impegni che la Turchia ha preso in qualità di Paese candidato all'ingresso nella UE".