Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar, le due attiviste yazide sequestrate due anni fa dalle milizie dello Stato Islamico, sono le vincitrici del premio Sakharov 2016. L'annuale riconoscimento del Parlamento europeo, istituito nel 1988, viene assegnato a quanti impegnati nella lotta per i diritti umani in tutto il mondo.
Nadia e Lamiya, avvocatesse impegnate nella difesa dei diritti umani, erano tra le centinaia di donne e adolescenti rapite, torturate e ridotte in schiavitù dalle truppe dell'Isis dopo l'assalto nel 2014 al villaggio yazida di Kocho, nel nordovest dell'Iraq. L'assalto era collegato all'attacco alla città di Sinjar, poi liberata dai curdi dopo un'offensiva di due giorni a guida Usa.
Nadia Murad, dopo essere stata sequestrata dai militanti del califfato e portata come schiava a Mosul, era riuscita a fuggire dai suoi aguzzini nel novembre 2014, riuscendo prima a raggiungere un campo profughi e, infine, a trovare rifugio in Germania. Da quando è tornata libera la giovane promuove nel mondo la causa dei yazidi, dei rifugiati, dei diritti delle donne e della campagna contro il traffico di esseri umani. Lo scorso 16 settembre è stata nominata, presso il Palazzo di Vetro di New York, Ambasciatrice di Buona Volontà dell'Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta degli esseri umani. Per la prima volta l'onorificenza è stata assegnata a una vittima dei miliziani del sedicente Stato Islamico.
Nella veste di operatrice dell'Onu, Murad ha informato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul problema del traffico di esseri umani e ha lanciato l'iniziativa della onlus Nadia per aiutare le vittime del massacro yazida, per cui ha chiesto che venga riconosciuto il genocidio.
Lamiya Aji Bashar era stata rapita insieme a Nadia e a molte altre giovani. Anche lei era riuscita a scappare dalla prigionia, ma durante la fuga era stata gravemente sfigurata dall'esplosione di una mina. L'attivista vive ora in Germania, dove è stata sottoposta a diverse sedute di riabilitazione e anche lei è impegnata nella difesa della minoranza yazida. La giovane presta inoltre assistenza alle donne e ai bambini vittima dell'Isis.
Tra i finalisti quest'anno anche Can Dündar, giornalista che si batte per la difesa della libertà di pensiero in Turchia e Mustafa Dzemilev, leader tartaro che lavora per far rispettare i diritti dell'uomo e delle minoranze in Crimea. Can Dündar è stato arrestato nel 2015 per la pubblicazione nel giornale turco Cumhuriyet delle immagini che ritraevano i servizi di intelligence turchi mentre fornivano armi di contrabbando ai jihadisti siriani. E' stato successivamente condannato a cinque anni e dieci mesi di prigione per la “divulgazione di segreti di Stato”. Attualmente è in esilio e in attesa dell'esito del processo di appello.
Dzemilev invece aveva solo sei mesi quando la sua famiglia, con il resto della popolazione tatara di Crimea, è stata espulsa dalle autorità sovietiche nel 1944. E' l'ex presidente dell’Assemblea dei Tatari di Crimea ed ex dissidente sovietico e deputato ucraino.
Nadia e Lamiya, avvocatesse impegnate nella difesa dei diritti umani, erano tra le centinaia di donne e adolescenti rapite, torturate e ridotte in schiavitù dalle truppe dell'Isis dopo l'assalto nel 2014 al villaggio yazida di Kocho, nel nordovest dell'Iraq. L'assalto era collegato all'attacco alla città di Sinjar, poi liberata dai curdi dopo un'offensiva di due giorni a guida Usa.
Nadia Murad, dopo essere stata sequestrata dai militanti del califfato e portata come schiava a Mosul, era riuscita a fuggire dai suoi aguzzini nel novembre 2014, riuscendo prima a raggiungere un campo profughi e, infine, a trovare rifugio in Germania. Da quando è tornata libera la giovane promuove nel mondo la causa dei yazidi, dei rifugiati, dei diritti delle donne e della campagna contro il traffico di esseri umani. Lo scorso 16 settembre è stata nominata, presso il Palazzo di Vetro di New York, Ambasciatrice di Buona Volontà dell'Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta degli esseri umani. Per la prima volta l'onorificenza è stata assegnata a una vittima dei miliziani del sedicente Stato Islamico.
Nella veste di operatrice dell'Onu, Murad ha informato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul problema del traffico di esseri umani e ha lanciato l'iniziativa della onlus Nadia per aiutare le vittime del massacro yazida, per cui ha chiesto che venga riconosciuto il genocidio.
Lamiya Aji Bashar era stata rapita insieme a Nadia e a molte altre giovani. Anche lei era riuscita a scappare dalla prigionia, ma durante la fuga era stata gravemente sfigurata dall'esplosione di una mina. L'attivista vive ora in Germania, dove è stata sottoposta a diverse sedute di riabilitazione e anche lei è impegnata nella difesa della minoranza yazida. La giovane presta inoltre assistenza alle donne e ai bambini vittima dell'Isis.
Tra i finalisti quest'anno anche Can Dündar, giornalista che si batte per la difesa della libertà di pensiero in Turchia e Mustafa Dzemilev, leader tartaro che lavora per far rispettare i diritti dell'uomo e delle minoranze in Crimea. Can Dündar è stato arrestato nel 2015 per la pubblicazione nel giornale turco Cumhuriyet delle immagini che ritraevano i servizi di intelligence turchi mentre fornivano armi di contrabbando ai jihadisti siriani. E' stato successivamente condannato a cinque anni e dieci mesi di prigione per la “divulgazione di segreti di Stato”. Attualmente è in esilio e in attesa dell'esito del processo di appello.
Dzemilev invece aveva solo sei mesi quando la sua famiglia, con il resto della popolazione tatara di Crimea, è stata espulsa dalle autorità sovietiche nel 1944. E' l'ex presidente dell’Assemblea dei Tatari di Crimea ed ex dissidente sovietico e deputato ucraino.