L'ex generale cristiano Michel Aoun è stato eletto oggi presidente del Libano dal Parlamento, dopo un vuoto di due anni e mezzo causato da un braccio di ferro tra lo schieramento a guida sunnita e quello a guida sciita. Aoun ha ottenuto 83 voti su un totale di 127 parlamentari votanti, superando così agevolmente la maggioranza assoluta richiesta. I suoi sostenitori si sono abbandonati a scene di giubilo in vari quartieri di Beirut, mentre rimbombavano gli scoppi dei fuochi d'artificio.
Le tensioni tra i due maggiori raggruppamenti politico-confessionali libanesi, sostenuti da Teheran e da Riad, dovute alla guerra nella vicina Siria, avevano determinato lo stallo durato oltre due anni e mezzo per l'elezione del nuovo presidente, dopo la fine del mandato di Michel Sleiman nel maggio del 2014. Le elezioni legislative che erano in programma nel 2013 sono state invece rinviate al 2017, con un voto del Parlamento. Quella che oggi ha eletto il capo dello Stato, dunque, è un'assemblea che ha deciso di rimanere al suo posto per un intero mandato aggiuntivo senza ricorrere alla consultazione popolare.
Michel Aoun, il generale cristiano maronita, comincia la corsa al potere a metà anni Ottanta, in piena guerra civile, con la nomina a capo dell'Esercito. La sua storia politica è ricca di svolte. Nel 1988, nella fase terminale della guerra civile libanese, da comandante in capo delle forze armate Aoun assume l'incarico di capo di governo e detiene anche i poteri presidenziali. Il Libano dal 1975 è sotto l'influenza siriana, e negli anni del governo di Aoun gli Stati Uniti appoggiano l'occupazione siriana: si tratta di un sostegno legato a doppio filo all'appoggio che la Siria offre contro Saddam Hussein.
Il generale non cede al raìs di Damasco: si rifiuta di sloggiare dal palazzo del potere e stringe rapporti con Saddam. Nell'autunno del 1990 la Siria, sostenuta dagli statunitensi, bombarda il palazzo presidenziale costringendo Aoun alla fuga. Lui si rifugia in Francia.
Quindici anni dopo, di ritorno dall'esilio, poco dopo che le truppe di Damasco si sono ritirate dal Paese dei cedri, Aoun apre al dialogo con gli ex avversari e con i partiti filo-siriani, Hezbollah in primis. La stretta di mano tra Aoun ed Hezbollah, messa nero su bianco con un memorandum, è il via per una lunga alleanza e per l'ascesa del generale alla presidenza. Dal 2010 poi il rapporto con gli ex nemici si rafforza, fino all'elezione di oggi.
Le tensioni tra i due maggiori raggruppamenti politico-confessionali libanesi, sostenuti da Teheran e da Riad, dovute alla guerra nella vicina Siria, avevano determinato lo stallo durato oltre due anni e mezzo per l'elezione del nuovo presidente, dopo la fine del mandato di Michel Sleiman nel maggio del 2014. Le elezioni legislative che erano in programma nel 2013 sono state invece rinviate al 2017, con un voto del Parlamento. Quella che oggi ha eletto il capo dello Stato, dunque, è un'assemblea che ha deciso di rimanere al suo posto per un intero mandato aggiuntivo senza ricorrere alla consultazione popolare.
Michel Aoun, il generale cristiano maronita, comincia la corsa al potere a metà anni Ottanta, in piena guerra civile, con la nomina a capo dell'Esercito. La sua storia politica è ricca di svolte. Nel 1988, nella fase terminale della guerra civile libanese, da comandante in capo delle forze armate Aoun assume l'incarico di capo di governo e detiene anche i poteri presidenziali. Il Libano dal 1975 è sotto l'influenza siriana, e negli anni del governo di Aoun gli Stati Uniti appoggiano l'occupazione siriana: si tratta di un sostegno legato a doppio filo all'appoggio che la Siria offre contro Saddam Hussein.
Il generale non cede al raìs di Damasco: si rifiuta di sloggiare dal palazzo del potere e stringe rapporti con Saddam. Nell'autunno del 1990 la Siria, sostenuta dagli statunitensi, bombarda il palazzo presidenziale costringendo Aoun alla fuga. Lui si rifugia in Francia.
Quindici anni dopo, di ritorno dall'esilio, poco dopo che le truppe di Damasco si sono ritirate dal Paese dei cedri, Aoun apre al dialogo con gli ex avversari e con i partiti filo-siriani, Hezbollah in primis. La stretta di mano tra Aoun ed Hezbollah, messa nero su bianco con un memorandum, è il via per una lunga alleanza e per l'ascesa del generale alla presidenza. Dal 2010 poi il rapporto con gli ex nemici si rafforza, fino all'elezione di oggi.