Esteri

WikiLeaks, per Hillary conta più papa Francesco che Renzi

La candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton (reuters)
Dalle email del capo della campagna elettorale di Clinton, John Podesta, sull'Italia, che Repubblica rivela in esclusiva, emerge che solo 41 messaggi sono sul presidente del Consiglio e ben 441 su Bergoglio, nonostante le ripetute richieste di Matteo per incontrare la candidata alla Casa Bianca
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Conta più papa Francesco che Matteo Renzi. Dalle email sull'Italia del capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, John Podesta, che Repubblica rivela in esclusiva con WikiLeaks, non ci sono dubbi: al centro dell'attenzione del cerchio magico di Hillary non c'è Matteo, ma papa Bergoglio, che batte Renzi con ben 441 messaggi che si occupano di lui, contro le misere 41 email sul nostro presidente del Consiglio.

Eppure Matteo viene introdotto presto alla corte di Hillary: nel gennaio 2014, ancora prima di diventare capo del governo, l'americano Matt Browne del think tank “Center for American Progress”- un insider dei circoli di Washington che fa da collettore tra i liberal Usa e molti dei leader progressisti del mondo - spiega a John Podesta il patto del Nazareno appena finalizzato e annuncia: "Se Renzi porta a casa la legge elettorale e la riforma del Senato (un vero cambiamento di portata storica), a quel punto sarà inarrestabile". Browne fa subito sapere a Podesta che Renzi "desidera incontrarla quando sarà in visita (negli Usa, ndr) e desidera anche fare una qualche iniziativa con i democratici italo-americani".

Questo desiderio di apparire insieme ai potenti cugini di oltre oceano pare un chiodo fisso. A marzo 2016, Browne torna alla carica: "Volevo farvi sapere che il primo ministro italiano sarà negli Usa alla fine di questo mese", scrive, "lui vorrebbe fare qualcosa di utile per Hillary Clinton. Filo (Filippo Sensi, ndr) che ci legge in copia potrà fornirvi dettagli e sarà il punto di contatto". Sensi gli fa eco: "Se ci fosse una qualche chance per MR (Matteo Renzi, ndr) di incontrare privatamente o in un evento pubblico HRC (Hillary Clinton, ndr) durante la nostra permanenza negli Usa (30 marzo-2 aprile), sarebbe così grande per noi. Come voi forse sapete, il primo ministro Renzi ha fatto un endorsement pubblico. Siamo qui per aiutare". Nel database di decine di migliaia di email, però, non c'è traccia di una risposta o di un commento sulle richieste e sulle politiche di Renzi. A essere marginale è tutta la politica italiana.

Chi invece non ha bisogno di chiedere udienza, offrire appoggi e usare intermediari ben introdotti alla Browne, è papa Francesco. Per lui tutti si scomodano in commenti e lodi. E così quando il team della Clinton discute di un dibattito televisivo in cui verrà tirato fuori il discorso delicato dell'immigrazione, e Podesta suggerisce di tirare in ballo la posizione di papa Francesco sui migranti, il capo di gabinetto di Bill Clinton, Tina Flournoy, non si trattiene: "Io amo quell'uomo". Bill De Blasio, sindaco di New York, arriva a consigliare a Podesta di portarsi l'enclica 'Laudato si'' in vacanza, come "lettura completamente energizzante". Mentre il columnist americano Brent Budowsky guarda in prospettiva alla Clinton già presidente e arriva a suggerire che Hillary crei "una relazione speciale con papa Francesco. Storicamente, accadono cose magiche quando il presidente giusto costruisce una relazione speciale con il papa giusto. JFK ce l'aveva con Giovanni XXIII, Reagan con Giovanni Paolo II".