Parigi sotto attacco, dallo Stade de France al Bataclan: fotocronaca degli attentati
Sono almeno 128 le vittime dei sette attacchi simultanei avvenuti a Parigi. E' questo il bilancio - non ancora definitivo - all'indomani degli attentati terroristici che hanno interessato luoghi e zone chiave della città: dallo Stade de France, in cui si giocava l'amichevole Francia-Germania, ai locali ad est della capitale, nel X e XI arrondissement. Centinaia i feriti, se ne contano almeno 250, di cui almeno 99 in condizioni molto gravi. In questa gallery, una ricostruzione del massacro causato da otto terroristi e rivendicato dall'Is
E ha colpito di nuovo pesantemente, a Bruxelles, nel marzo 2016, poi a Nizza, il 14 luglio scorso.
Non vi è giorno che non pensi alle 130 vittime del 13 novembre, alle centinaia di feriti, a tutte le altre vittime del terrorismo, alle loro famiglie. Domani, giorno di commemorazioni, sarà verso di esse che ci volgeremo innanzitutto, per circondarle di tutta la nostra fraternità. Domani, la Francia si raccoglierà, unita nel ricordo. Di questa unità abbiamo più che mai bisogno, in quanto siamo entrati in una nuova epoca e usciti da un periodo di spensieratezza. La minaccia è ben presente, pesante, permanente. È interna ed esterna, supera le frontiere. Alcuni individui - uomini, donne, talvolta minorenni - radicalizzati, reclutati, esperti di tecniche di combattimento - perché tornano dalle zone di guerra dell'Iraq e della Siria - sono pronti a passare all'azione. Solo per la Francia, circa 1700 persone hanno lasciato il territorio nazionale per raggiungere le terre jihadiste, nel Levante. 700 vi si trovano ancora. Questo fenomeno massiccio delle filiere terroristiche riguarda, a livelli diversi, tutti i paesi europei.
Di fronte a ciò, noi, europei, dobbiamo ancora di più occuparci di garantire la nostra sicurezza, tanto più che gli Stati Uniti sono sempre meno coinvolti nelle questioni mondiali. Occuparci di noi, significa in primis proteggere le frontiere esterne dell'Unione con controlli sistematici e obbligatori, anche per i cittadini europei. Un'agenzia di guardie di frontiera e di guarda-coste, che mobilita almeno 1500 persone, è stata infine creata con la missione di intervenire come rinforzo quando uno Stato non è in grado di proteggere da solo le proprie frontiere, in particolare in caso di afflusso massiccio di migranti, tra cui, bisogna dirlo senza ingenuità, possono nascondersi dei terroristi. Anche i flussi all'interno dell'Unione europea devono essere rigorosamente inquadrati. Che si tratti di individui - é il senso del dispositivo Passenger Name Record (PNR), che consente di tracciare gli spostamenti, anche sui voli in Europa. Che si tratti anche di capitali; perché lottare contro il terrorismo significa lottare anche contro tutti i flussi finanziari illegali che lo alimentano. Che si tratti infine delle armi, da cui l'importanza della direttiva volta a lottare contro i traffici.
Su tutti questi temi, sono stati realizzati progressi, spesso su iniziativa della Francia. Bisogna andare oltre dotandoci, come hanno fatto gli Stati Uniti, di un sistema europeo di autorizzazione a viaggiare (ESTA) per effettuare tutti i controlli di sicurezza a monte dei viaggi.
Occuparsi di noi, significa anche costruire un esercito europeo, forze immediatamente mobilitabili, con una totale autonomia strategica. È il senso del fondo europeo dedicato alla difesa e alla sicurezza che la Commissione proporrà a breve. E ogni paese deve aumentare il proprio sforzo di difesa dedicandovi almeno il 2% del proprio Pil.
In materia di Difesa, non possono più esserci "passeggeri clandestini". Siamo tutti sulla stessa barca! La Francia assume oggi una grossa parte dello sforzo, per colpire Daesh nelle sue roccaforti, in Iraq e in Siria, e combattere i gruppi jihadisti in Africa. Non può essere l'unica.
C'è l'Europa. Vi è anche ciò che ogni paese deve fare al proprio livello. Mettendoci i mezzi ed il personale necessari. Adattando i propri testi di legge. È quanto abbiamo fatto in Francia. Sviluppando anche una nuova cultura della sicurezza per integrare appieno la minaccia nelle nostre vite quotidiane. Ogni paese deve anche cooperare pienamente in materia di lotta al terrorismo. Penso in particolare al "Sistema di informazione Schengen" che deve essere alimentato meglio per individuare e anticipare gli spostamenti degli individui radicalizzati. Tutte le polizie europee devono aver accesso a queste informazioni. Ogni paese deve infine lottare con la massima forza contro il veleno salafista, il carburante della radicalizzazione.
Questa lotta si conduce su internet, contro i predicatori di odio, gli imam autoproclamati che, nei cosiddetti luoghi di culto, o in carcere, corrompono le menti. È il ruolo dei poteri pubblici. Ma non basta vietare, bisogna anche contrastare queste teorie di morte. Le istanze musulmane in ognuno dei nostri paesi hanno un ruolo immenso da svolgere. Non voglio un'Europa in cui i musulmani siano additati, vittime di tutte le amalgame.
Parigi, terroristi sparano nel Bataclan: persone appese alle finestre
Un anno dopo il 13 novembre, sento gli interrogativi che attraversano le nostre società. Sono preoccupate. Dobbiamo loro la verità. Sì, il terrorismo ci colpirà ancora. Ma, sì, abbiamo in noi tutte le risorse per resistere e tutta la forza per vincere. Noi, Europei, sconfiggeremo il terrorismo islamico.