CITTÀ DEL MESSICO - Dall'annuncio della vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti, la moneta messicana, il peso, ha vissuto una delle settimane più difficili dal 2008, l'anno della bolla immobiliare americana. Lunedì scorso per comprare un dollaro servivano 19 pesos, oggi più di 21. Un calo pari al 9% del valore della moneta. Ma per le prossime settimane gli esperti prevedono che la svalutazione del peso potrebbe superare anche il 20-25%.
Le ragioni di questo shock monetario sono tutte nei propositi anti-messicani enunciati da Trump nel corso della campagna elettorale. Il miliardario repubblicano ha promesso ai suoi elettori di rinegoziare il Nafta, il Trattato di libero scambio con Messico e Canada in vigore dal 1994; di tassare i prodotti delle aziende Usa che assemblano in Messico, dalle auto ai frigoriferi, per risparmiare sulla mano d'opera; e di sequestrare i soldi che inviano in patria i messicani che lavorano illegalmente negli Usa. Oltre all'idea del muro lungo i tremila chilometri della frontiera, e la minaccia di deportare i migranti.
Tutte promesse che hanno gettato nel panico i mercati finanziari. L'economia messicana, infatti, dipende quasi interamente dagli scambi commerciali con il vicino del Nord che superano i 350 miliardi di dollari. L'80% di tutto l'export messicano finisce sul mercato statunitense e gli Stati Uniti sono al primo posto per gli investimenti esteri in Messico. Se attuato nella pratica, il neo protezionismo annunciato da Trump può provocare un terremoto nelle relazioni tra i due Paesi e sarebbe il Messico a pagare il prezzo più alto. Tutto il tessuto economico degli Stati che confinano con gli Usa, da Tijuana a Monterrey, andrebbe in crisi con le centinaia di maquiladoras, le aziende manifatturiere di assemblaggio, che rischierebbero di chiudere.
Naturalmente il governo messicano spera che, prima di passare dalle parole ai fatti, Trump venga convinto dalle stesse lobby economiche statunitensi a rivedere alcuni dei suoi propositi. Ma i prossimi mesi saranno comunque di grande incertezza e il crollo del peso è destinato ad accentuarsi in uno scenario economico, quello messicano, che era già vicino alla stagnazione.
Le ragioni di questo shock monetario sono tutte nei propositi anti-messicani enunciati da Trump nel corso della campagna elettorale. Il miliardario repubblicano ha promesso ai suoi elettori di rinegoziare il Nafta, il Trattato di libero scambio con Messico e Canada in vigore dal 1994; di tassare i prodotti delle aziende Usa che assemblano in Messico, dalle auto ai frigoriferi, per risparmiare sulla mano d'opera; e di sequestrare i soldi che inviano in patria i messicani che lavorano illegalmente negli Usa. Oltre all'idea del muro lungo i tremila chilometri della frontiera, e la minaccia di deportare i migranti.
Tutte promesse che hanno gettato nel panico i mercati finanziari. L'economia messicana, infatti, dipende quasi interamente dagli scambi commerciali con il vicino del Nord che superano i 350 miliardi di dollari. L'80% di tutto l'export messicano finisce sul mercato statunitense e gli Stati Uniti sono al primo posto per gli investimenti esteri in Messico. Se attuato nella pratica, il neo protezionismo annunciato da Trump può provocare un terremoto nelle relazioni tra i due Paesi e sarebbe il Messico a pagare il prezzo più alto. Tutto il tessuto economico degli Stati che confinano con gli Usa, da Tijuana a Monterrey, andrebbe in crisi con le centinaia di maquiladoras, le aziende manifatturiere di assemblaggio, che rischierebbero di chiudere.
Naturalmente il governo messicano spera che, prima di passare dalle parole ai fatti, Trump venga convinto dalle stesse lobby economiche statunitensi a rivedere alcuni dei suoi propositi. Ma i prossimi mesi saranno comunque di grande incertezza e il crollo del peso è destinato ad accentuarsi in uno scenario economico, quello messicano, che era già vicino alla stagnazione.