Il nodo della Turchia, una delle vicende più complesse e intricate degli ultimi anni, si allarga ora alla Nato. Il Segretario generale dell'Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, ha annunciato che "alcuni ufficiali turchi che lavorano nella struttura di comando hanno chiesto asilo nei Paesi dove stavano lavorando". Stoltenberg ha puntualizzato che la questione degli asili verrà "valutata e decisa" dai singoli Paesi membri coinvolti nel caso. "Abbiamo assistito a una serie di cambiamenti nella struttura di comando della Nato in cui il personale turco è stato avvicendato, ma decidere chi ricopre i singoli incarichi turchi all'interno della struttura di comando spetta alla Turchia".
Si tratta dunque di vere e proprie defezioni da parte di altissimi ufficiali delle Forze armate, benché operanti all'estero, che si ritengono perseguitati oppure in pericolo dopo il fallito golpe militare del 15 luglio scorso a Istanbul e Ankara. Stoltenberg affronterà la questione direttamente con il governo turco in una visita prevista già domenica nella metropoli sul Bosforo.
Ma a Istanbul la repressione non si ferma e il procuratore capo della città ha emesso un ordine di detenzione per altri 103 accademici, 73 dei quali sono già stati arrestati. Sotto tiro la prestigiosa Università tecnica di Yildiz, nel quartiere di Besiktas nei cui dintorni, al Palazzo Yildiz, già da tempo forze di polizia si sono piazzate in forte numero per costituire una base di sicurezza destinata anche a sede di ospitalità e protezione per importanti visitatori internazionali. Nello stesso quartiere si trova l'impenetrabile sede del Mit, il servizio di intelligence turco, interamente di colore grigio.
Le accuse contro i docenti universitari riguardano i presunti legami con la rete sovversiva dell'imam Fethullah Gulen, considerato da Ankara la mente del tentato golpe della scorsa estate. Alcuni degli accademici sarebbero finiti nella rete degli investigatori per aver utilizzato ByLock, la app via Smartphone utilizzata dai militari golpisti per comunicare fra loro.
Dopo il 15 sono ora 110mila le persone tra funzionari pubblici, poliziotti e militari sospesi o licenziate dal loro incarico. Il numero dei detenuti oggi ha superato il numero di 36mila.
Il segretario generale dell'Alleanza ha precisato che ogni richiesta sarà "valutata e decisa" dai singoli Stati coinvolti
Si tratta dunque di vere e proprie defezioni da parte di altissimi ufficiali delle Forze armate, benché operanti all'estero, che si ritengono perseguitati oppure in pericolo dopo il fallito golpe militare del 15 luglio scorso a Istanbul e Ankara. Stoltenberg affronterà la questione direttamente con il governo turco in una visita prevista già domenica nella metropoli sul Bosforo.
Ma a Istanbul la repressione non si ferma e il procuratore capo della città ha emesso un ordine di detenzione per altri 103 accademici, 73 dei quali sono già stati arrestati. Sotto tiro la prestigiosa Università tecnica di Yildiz, nel quartiere di Besiktas nei cui dintorni, al Palazzo Yildiz, già da tempo forze di polizia si sono piazzate in forte numero per costituire una base di sicurezza destinata anche a sede di ospitalità e protezione per importanti visitatori internazionali. Nello stesso quartiere si trova l'impenetrabile sede del Mit, il servizio di intelligence turco, interamente di colore grigio.
Le accuse contro i docenti universitari riguardano i presunti legami con la rete sovversiva dell'imam Fethullah Gulen, considerato da Ankara la mente del tentato golpe della scorsa estate. Alcuni degli accademici sarebbero finiti nella rete degli investigatori per aver utilizzato ByLock, la app via Smartphone utilizzata dai militari golpisti per comunicare fra loro.
Dopo il 15 sono ora 110mila le persone tra funzionari pubblici, poliziotti e militari sospesi o licenziate dal loro incarico. Il numero dei detenuti oggi ha superato il numero di 36mila.
Il segretario generale dell'Alleanza ha precisato che ogni richiesta sarà "valutata e decisa" dai singoli Stati coinvolti