Stati Uniti, Trump incontra il 'nemico' Romney: "E' andata alla grande"
di ALBERTO FLORES D'ARCAISProve di disgelo tra il presidente eletto e l'ex candidato repubblicano alle presidenziali 2012, che lo aveva definito "una frode" in campagna elettorale: è tra i papabili per il posto di segretario di Stato. Apertura di Obama dal Perù nei confronti del tycoon: "Il mondo gli dia una chance senza pregiudizi"
NEW YORK - “Tutto ok lì fuori? Volete cioccolata, volete qualcosa? Mi dicono che non potrei farlo ma lo farò lo stesso”. Donald Trump scherza con i cronisti, che nel campo da golf di Bedminster (uno dei 17 Trump Golf Club che The Donald possiede in giro per il mondo) sono alla caccia di una notizia o anche di una semplice battuta. Per questo week end, il presidente eletto ha deciso di trasferire la ‘succursale’ della Casa Bianca dalla Trump Tower della Fifth Avenue fino a questo resort nel New Jersey per incontrare (e ascoltare) al riparo dalle critiche e dalle polemiche della Grande Mela (e di Washington) i candidati ai due posti nevralgici del prossimo governo Usa: Dipartimento di Stato e Pentagono.
Per la prima poltrona la sala d’aspetto è affollata. Dopo Rudolph Giuliani (ex sindaco di New York), John Bolton (ex ambasciatore Usa alle Nazioni Unite) e la Governatrice della South Carolina Nikki Haley (ultima arrivata ma spon…
Per la prima poltrona la sala d’aspetto è affollata. Dopo Rudolph Giuliani (ex sindaco di New York), John Bolton (ex ambasciatore Usa alle Nazioni Unite) e la Governatrice della South Carolina Nikki Haley (ultima arrivata ma spon…
NEW YORK - “Tutto ok lì fuori? Volete cioccolata, volete qualcosa? Mi dicono che non potrei farlo ma lo farò lo stesso”. Donald Trump scherza con i cronisti, che nel campo da golf di Bedminster (uno dei 17 Trump Golf Club che The Donald possiede in giro per il mondo) sono alla caccia di una notizia o anche di una semplice battuta. Per questo week end, il presidente eletto ha deciso di trasferire la ‘succursale’ della Casa Bianca dalla Trump Tower della Fifth Avenue fino a questo resort nel New Jersey per incontrare (e ascoltare) al riparo dalle critiche e dalle polemiche della Grande Mela (e di Washington) i candidati ai due posti nevralgici del prossimo governo Usa: Dipartimento di Stato e Pentagono.
Per la prima poltrona la sala d’aspetto è affollata. Dopo Rudolph Giuliani (ex sindaco di New York), John Bolton (ex ambasciatore Usa alle Nazioni Unite) e la Governatrice della South Carolina Nikki Haley (ultima arrivata ma sponsorizzata dal Tea Party) è stata la volta del grande nemico Mitt Romney, il mormone (candidato del Gop sconfitto da Obama nel 2012) che durante le primarie si era schierato apertamente contro Trump definendolo “un truffatore”.
“L’incontro è andato bene”, il laconico commento del presidente-eletto, I due nemici hanno fatto pace, ma la fumata bianca per la nomina a Segretario di Stato non è arrivata. Più loquace, Romney ha spiegato ai giornalisti di avere avuto una conversazione su argomenti di vasta portata, sulle diverse minacce e sugli interessi degli Stati Uniti nel mondo. Abbiamo discusso di questi problemi e abbiamo avuto uno scambio di opinione molto approfondito nel tempo che abbiamo avuto a disposizione. Ho apprezzato l'occasione di parlare al presidente e non vedo l’ora di aver rapporti con la prossima amministrazione”. Nessun accenno all’eventuale carica di capo della diplomazia Usa, per il momento tutti i nomi in lizza devono aspettare.
Sembra andata meglio al generale (in pensione) James Mattis, uno dei nomi che circolano con più insistenza per il Pentagono. Anche di lui Trump non ha detto se sarà o meno il prescelto, ma ne ha parlato in termini molto positivi, lo ha definito “the real deal”, “un uomo meraviglioso, brillante e dalla straordinaria carriera”. Mattis, che è considerato un ‘falco’ in politica estera e nemico giurato dell’Iran degli ayatollah, ha solo un problema: è in pensione da quattro anni, mentre per diventare ministro la legge prevede che siano sette.
“Non date per scontato il peggio, attendete che la nuova amministrazione inizi il suo lavoro, e poi potrete dare dei giudizi”. L’apertura a Trump arriva da Lima e a farla - parlando ai giovani latino-americani durante i lavori dell’Apec - è il presidente uscente Barack Obama. Sul suo tavolo, al rientro alla Casa Bianca, troverà una bella grana. Il suo capo del Pentagono, il ministro della Difesa Ashton Carter ed il direttore della National Intelligence (il coordinatore delle 16 agenzie di spionaggio Usa), James Clapper gli hanno chiesto di sostituire il direttore della National Security Agency (la Nsa, l'orecchio elettronico), l'ammiraglio Michael Rogers. Che è il generale che Donald Trump vuole mettere a capo dell’Intelligence Usa.
Per la prima poltrona la sala d’aspetto è affollata. Dopo Rudolph Giuliani (ex sindaco di New York), John Bolton (ex ambasciatore Usa alle Nazioni Unite) e la Governatrice della South Carolina Nikki Haley (ultima arrivata ma sponsorizzata dal Tea Party) è stata la volta del grande nemico Mitt Romney, il mormone (candidato del Gop sconfitto da Obama nel 2012) che durante le primarie si era schierato apertamente contro Trump definendolo “un truffatore”.
“L’incontro è andato bene”, il laconico commento del presidente-eletto, I due nemici hanno fatto pace, ma la fumata bianca per la nomina a Segretario di Stato non è arrivata. Più loquace, Romney ha spiegato ai giornalisti di avere avuto una conversazione su argomenti di vasta portata, sulle diverse minacce e sugli interessi degli Stati Uniti nel mondo. Abbiamo discusso di questi problemi e abbiamo avuto uno scambio di opinione molto approfondito nel tempo che abbiamo avuto a disposizione. Ho apprezzato l'occasione di parlare al presidente e non vedo l’ora di aver rapporti con la prossima amministrazione”. Nessun accenno all’eventuale carica di capo della diplomazia Usa, per il momento tutti i nomi in lizza devono aspettare.
Sembra andata meglio al generale (in pensione) James Mattis, uno dei nomi che circolano con più insistenza per il Pentagono. Anche di lui Trump non ha detto se sarà o meno il prescelto, ma ne ha parlato in termini molto positivi, lo ha definito “the real deal”, “un uomo meraviglioso, brillante e dalla straordinaria carriera”. Mattis, che è considerato un ‘falco’ in politica estera e nemico giurato dell’Iran degli ayatollah, ha solo un problema: è in pensione da quattro anni, mentre per diventare ministro la legge prevede che siano sette.
“Non date per scontato il peggio, attendete che la nuova amministrazione inizi il suo lavoro, e poi potrete dare dei giudizi”. L’apertura a Trump arriva da Lima e a farla - parlando ai giovani latino-americani durante i lavori dell’Apec - è il presidente uscente Barack Obama. Sul suo tavolo, al rientro alla Casa Bianca, troverà una bella grana. Il suo capo del Pentagono, il ministro della Difesa Ashton Carter ed il direttore della National Intelligence (il coordinatore delle 16 agenzie di spionaggio Usa), James Clapper gli hanno chiesto di sostituire il direttore della National Security Agency (la Nsa, l'orecchio elettronico), l'ammiraglio Michael Rogers. Che è il generale che Donald Trump vuole mettere a capo dell’Intelligence Usa.