Esteri

Islanda, leader partito dei Pirati incaricata di formare governo

Le elezioni anticipate del 29 ottobre hanno dato luogo a un parlamento frammentato con ben sette partiti e senza una maggioranza chiara che permetta la formazione di una coalizione stabile. Il partito dei 'Piratar', guidato da Birgitta Jonsdottìr, è la terza forza

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REYKJAVIK - Non si sa se ce la faranno, ma non è escluso, e comunque è una prima volta storica. Dopo due tentativi falliti del centrodestra liberalconservatore di comporre una nuova maggioranza, il capo dello Stato islandese Gudni Johannesson stasera a sorpresa ha convocato la leader dei Pirati, Birgitta Jonsdottìr, e le ha conferito l'incarico di tentare di formare un governo.

Dopo le elezioni politiche anticipate del 29 ottobre scorso - tenutesi sull'onda lunga dello sdegno contro i molti politici centristi o conservatori e i molti Paperoni locali coinvolti nello scandalo dei Panama Papers - si era prodotto uno stallo. Adesso tocca ai 'Piratar' tentare di dare una governabilità al moderno, piccolo paese nordico.

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"Spero che troveremo una strada e accordi per lavorare bene insieme, noi con altri partiti", ha detto a caldo Birgitta Jonsdottìr uscendo dal modesto ufficio del capo dello Stato. Ha aggiunto subito che aprirà in corsa negoziati con quattro dei sette partiti rappresentati all'Althingi, il Parlamento a 63 seggi della repubblica dei geyser e dei ghiacci: i Verdi di sinistra, usciti secondi alle elezioni, quindi più forti dei Pirati piazzatisi terzi, i socialdemocratici, Futuro luminoso (nuova formazione di sinistra liberal) e Vidhresin (Rinnovamento), gruppo anch'esso da poco fondato, liberalriformista centrista.

Sulla carta, creare una maggioranza tra questi cinque partiti non è impossibile, anzi. Vediamo infatti i risultati delle elezioni del 29 ottobre scorso. Smentendo i sondaggi che davano i Pirati in volo, il Partito dell'Indipendenza, forza-chiave del centrodestra, si è visto premiato per la crescita economica e la disoccupazione quasi assente, e sui 63 seggi dell'Althingi ne ha conquistati 21. Ma sono crollati di 8 seggi, perdendo quasi due terzi dei voti, i suoi alleati tradizionali, Partito del Progresso (ex agrari). Seconda forza per voti i Verdi di sinistra, terzi i pirati. Per proporzionale e riporti, ciascuno di questi due partiti ha 10 seggi nel piccolo edificio grigioscuro nel centro di Reykjavìk. Poi Vidhresin con 7 seggi, Futuro luminoso con 4 seggi e i socialdemocratici (sinistra democratica tradizionale punita da anni per aver rimesso in piedi con dure riforme e sacrifici il paese schiacciato dalla crisi finanziaria mondiale del 2008) con 3 seggi.

Facciamo le somme: 10 seggi dei Verdi dei sinistra, 10 dei Pirati, 7 di Vidhresin, 4 di Futuro luminoso, 3 dei socialdemocratici, fa 34 seggi sui 63 dell'Althingi. Una maggioranza non confortevole ma comunque maggioranza teoricamente ci sarebbe. Resta da vedere se sui grandi temi - trasparenza in politica, riforme finanziabili per migliorare scuola sanità e pensioni, più diritti di pesca - si troverà un accordo.

Le figure-chiave del negoziato, nel Paese col più alto indice mondiale di gender parity, sono due donne: Birgitta Jonsdottìr e la leader dei Verdi di sinistra Katrin Jakobsdottìr. Se questo terzo tentativo di dare un governo all'Islanda dovesse fallire, nuove elezioni potrebbero divenire inevitabili, e la prospettiva appare deludente al paese. Fine testo