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Dopo la guerra ora la Silicon Valley ammicca a Trump

Il presidente sceglie come sue consiglieri gli uomini di Tesla e di Uber. E alla Tower sono ora attesi i big della tecnologia Usa. Da Tim Cook di Apple a Sheryl Sandberg di Facebook o Elon Musk di Tesla, oltre a Ibm, Intel, Cisco, Oracle. Declinano l'invito Uber e Airbnb. Twitter grande escluso. Prove di disgelo, dopo una campagna elettorale "avvelenata"
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DA UNA PARTE l'uomo che ha costruito la sua fortuna sul "vecchio" mattone. Dall'altra, i ragazzi e i veterani del digitale. Dopo essersi duramente scontrati in campagna elettorale, Donald Trump e la Silicon Valley provano ora a venirsi incontro. Il tycoon ha appena dato un segno di riconciliazione, annunciando l'ingresso di Elon Musk (l'imprenditore di Space X e di Tesla) e Travis Kalanick (il cofondatore di Uber) nella sua cerchia di consiglieri. Il disgelo è quindi possibile? Bill Gates, che una volta fondò Microsoft e che oggi secondo Forbes è l'uomo più ricco del mondo, si è affrettato a dire che "Trump potrebbe essere il nuovo Kennedy" se soltando decidesse di cavalcare l'innovazione. L'avvio del dialogo dipende ora dal meeting che si tiene nel pomeriggio americano: l'incontro-scontro tra la neonata amministrazione e la San Francisco Bay è a porte chiuse, ma ormai da giorni il mondo ha l…
DA UNA PARTE l'uomo che ha costruito la sua fortuna sul "vecchio" mattone. Dall'altra, i ragazzi e i veterani del digitale. Dopo essersi duramente scontrati in campagna elettorale, Donald Trump e la Silicon Valley provano ora a venirsi incontro. Il tycoon ha appena dato un segno di riconciliazione, annunciando l'ingresso di Elon Musk (l'imprenditore di Space X e di Tesla) e Travis Kalanick (il cofondatore di Uber) nella sua cerchia di consiglieri. Il disgelo è quindi possibile? Bill Gates, che una volta fondò Microsoft e che oggi secondo Forbes è l'uomo più ricco del mondo, si è affrettato a dire che "Trump potrebbe essere il nuovo Kennedy" se soltando decidesse di cavalcare l'innovazione. L'avvio del dialogo dipende ora dal meeting che si tiene nel pomeriggio americano: l'incontro-scontro tra la neonata amministrazione e la San Francisco Bay è a porte chiuse, ma ormai da giorni il mondo ha le orecchie puntate. 

Chi siederà al tavolo. Alla Trump Tower dovrebbero arrivare Tim Cook per Apple, Sheryl Sandberg di Facebook, Larry Page ed Eric Schmidt della famiglia Alphabet-Google, mister Microsoft Satya Nadella, Elon Musk di Tesla, e ancora Ibm, Intel, Cisco, Oracle, così come Jeff Bezos, che oltre a essere il fondatore di Amazon è anche l'editore del Washington Post, l'autorevole quotidiano da sempre critico con Trump. 

Hanno declinato l'invito, invece, due imprese di nuova generazione che sono al centro di numerose controversie: Uber e Airbnb. Twitter, di cui Trump è grande utilizzatore, pare non sia stato neppure invitato. A fare da pontiere e a tentare il dialogo con il mondo digitale sarà il consulente di Trump, il libertario Peter Thiel, che come imprenditore e venture capitalist conosce bene il panorama tech (ha cofondato Paypal e ha investito in Facebook). Oggi fa parte del "team di transizione" del repubblicano, ma già in campagna elettorale era al suo fianco, con tanto di donazioni da 1,25 milioni di dollari, distanziandosi da molti altri big della Silicon Valley.
 Peter Thiel (ap)
Su cosa si gioca la partita. Persino Barack Obama, che con le imprese di San Francisco ha intessuto strette relazioni, era arrivato allo scontro su un tema come la privacy, con Apple che si rifiutava di "aprire" e di rendere decrittabile l'iphone del killer di San Bernardino. Con Trump, blindare i dati sarà un'impresa ancora più difficile; in campagna elettorale ha pure invitato a boicottare Apple per le sue scelte sulla protezione dei dati. Ma i temi su cui si gioca il braccio di ferro non hanno a che fare solo con i diritti civili. In gioco ci sono anzitutto tasse e modelli di business.

L'obiettivo del "protezionista" Trump potrà essere quello di "portare a casa" la tecnologia, su più fronti: fabbricare computer, cellulari e altri dispositivi sul territorio statunitense, ad esempio, invece di delocalizzare la produzione; aumentare e distribuire diversamente gli impieghi, visto che questi colossi hanno alti profitti ma in rapporto ai guadagni impiegano relativamente poche persone negli Usa. Da presidente, Trump vorrebbe far leva anche sul mondo digitale per poter vantare la crescita dell'occupazione, non a caso Ibm ha già annunciato un piano per l'assunzione di 25mila lavoratori in Usa. Poi c'è la grande partita dei capitali: anch'essi dovrebbero "rientrare" a casa secondo il repubblicano, che potrebbe però concedere sconti fiscali in cambio del rientro in patria dei profitti. 
 Tim Cook  (ap)
Analogici o integrati. L'incontro servirà ad addolcire lo scontro, oppure sarà una nuova occasione per Trump di "fare campagna" a elezioni già vinte? Sbatterà la porta, ammonendo che "finora avete sbagliato tutto", come ha fatto di recente dopo il meeting con le emittenti tv? Sia che oggi inizi una lenta riconciliazione, sia che si vada ancor più verso il "divorzio", certo è che le due parti sono "separate in casa" ormai da mesi. Il repubblicano non ha mai puntato sul digitale per stilare la sua piattaforma, come invece hanno fatto i democratici.

The Don twitta, sì, ma rimane "analogico" nella sostanza, mostrando anche da eletto più attenzione verso industrie "vecchie" come quella del petrolio che verso le avanguardie tech. Non a caso tutti i big del digitale si erano schierati con Clinton, finanziandone la campagna ed esprimendo forti preoccupazioni in caso di vittoria - poi avvenuta - del rivale.

"Un danno per l'innovazione, un disastro": così lo hanno definito in una lettera quasi centocinquanta rappresentanti del mondo tech. Tra le tante paure, quella che il repubblicano potesse irrigidire le norme sull'immigrazione, rendendo così ancor più difficile l'ingresso dei "talenti" dall'estero. Proprio negli scorsi giorni, più di duecento dipendenti di Twitter, Google e Salesforce hanno espresso la propria solidarietà a musulmani e immigrati, annunciando anche il loro dissenso verso l'ipotesi di Trump di usare le banche dati "per tracciare il credo religioso o per mettere in atto deportazioni di massa". Oggi alla sua 'torre' di New York si vedrà se Trump ha ancora intenzione di "domare" i giganti, o se saranno loro a "riconquistare" il nuovo presidente. @FrancesDiBi