PARIGI - "Ci siamo, ci siamo! Marine Le Pen si è convertita, va a prendere un tè alla menta in moschea!". Compare sempre all'ora di pranzo, si riconosce nelle strade mentre sventola il giornale, urlando finti titoli sensazionalistici e presunti scoop. Ali Akbar è da oltre quarant'anni una presenza costante di Saint-Germain-des-Prés, fa parte del paesaggio. Alcune librerie, certi editori, tanti maître-à-penser che hanno costruito la leggenda del quartiere intellettuale sono ormai scomparsi. Non lui. L'immigrato pachistano arrivato a metà degli anni Settanta ha cominciato col vendere Charlie Hebdo fino a quando il settimanale satirico ha chiuso una prima volta. Ali non ha perso il senso dell'umorismo e si è specializzato nel proporre con toni scanzonati il più serio dei quotidiani francesi, Le Monde, che smercia tra bistrot, ristoranti, alberghi e sedi universitarie, percorrendo chilometri a piedi o in bicicletta. Pioggia, freddo, canicola: niente lo ferma, nonostante i 64 anni.
"È una vocazione, non posso deludere i lettori più fedeli che mi aspettano ogni giorno" racconta Ali. Dal Café Flore alla brasserie Lipp lo chiamano per nome quando entra con il pacco di giornali sottobraccio. L'ultimo strillone della capitale è un'istituzione, un pezzo della piccola grande storia dei luoghi. Ha persino firmato due libri, tra cui un'autobiografia nella quale narra la miseria dell'infanzia a Lahore, dal titolo: "Faccio ridere le Monde ... ma il mondo mi fa piangere".
È rimasto solo lui. Una volta Parigi era la capitale d'Europa per la tiratura di giornali. A fine Ottocento c'erano centinaia di testate popolari, alcune vendute in milioni di copie proprio grazie agli strilloni che s'incrociavano a ogni angolo di strada. È allora che nacquero anche le edicole in stile haussmaniano. Oggi lo scenario è molto diverso, sono rimasti pochi quotidiani, gli strilloni non esistono più, molte edicole sono costrette a chiudere, le vendite delle copie cartacee si sono molto ridotte. Lo stesso Le Monde ha ormai metà dei suoi lettori sull'edizione pagante digitale.
"Fino a qualche anno fa, quando partivo per la mia tournée mettevo un centinaio di copie nella mia saccoccia. Ora è già tanto se ne vendo cinquanta" spiega il venditore ambulante, che ha un banchetto la domenica in rue de Buci per vendere il Journal du Dimanche.
"Salviamo Ali" è il titolo di un appello lanciato online qualche giorno fa dagli ex studenti di Sciences Po, il prestigioso ateneo che ha la sede nel quartiere, rue Saint-Guillaume. "Ali ci ha fatto scoprire Le Monde e l'amore per i giornali di carta" ricordano gli ex studenti nella petizione firmata da oltre 8mila persone in poche ore. Oltre al calo delle vendite, la situazione per Ali si è complicata a causa del trasloco della tipografia di Le Monde nella periferia nord della capitale. Il tragitto per andare a rifornirsi faceva ritardare troppo lo strillone che concentra le vendite del quotidiano della sera appena arriva nelle edicole, tra mezzogiorno e le quattro del pomeriggio. Il sostegno inaspettato per lo strillone, con molte firme della redazione che si sono mobilitate, ha subito attivato i vertici del giornale.
"Abbiamo trovato una soluzione, Ali continuerà il suo lavoro come prima" rassicura Louis Dreyfus, amministratore delegato del gruppo Le Monde. Il venditore potrà ritirare la sua mazzetta in un'edicola di Saint-Germain-des-Prés e partire così alla quotidiana ricerca di vecchi e nuovi lettori. Per ironia del destino la salvezza di uno degli ultimi strilloni di giornali di carta è avvenuta grazie alla potenza e alla rapidità del digitale.
"È una vocazione, non posso deludere i lettori più fedeli che mi aspettano ogni giorno" racconta Ali. Dal Café Flore alla brasserie Lipp lo chiamano per nome quando entra con il pacco di giornali sottobraccio. L'ultimo strillone della capitale è un'istituzione, un pezzo della piccola grande storia dei luoghi. Ha persino firmato due libri, tra cui un'autobiografia nella quale narra la miseria dell'infanzia a Lahore, dal titolo: "Faccio ridere le Monde ... ma il mondo mi fa piangere".
È rimasto solo lui. Una volta Parigi era la capitale d'Europa per la tiratura di giornali. A fine Ottocento c'erano centinaia di testate popolari, alcune vendute in milioni di copie proprio grazie agli strilloni che s'incrociavano a ogni angolo di strada. È allora che nacquero anche le edicole in stile haussmaniano. Oggi lo scenario è molto diverso, sono rimasti pochi quotidiani, gli strilloni non esistono più, molte edicole sono costrette a chiudere, le vendite delle copie cartacee si sono molto ridotte. Lo stesso Le Monde ha ormai metà dei suoi lettori sull'edizione pagante digitale.
"Fino a qualche anno fa, quando partivo per la mia tournée mettevo un centinaio di copie nella mia saccoccia. Ora è già tanto se ne vendo cinquanta" spiega il venditore ambulante, che ha un banchetto la domenica in rue de Buci per vendere il Journal du Dimanche.
"Salviamo Ali" è il titolo di un appello lanciato online qualche giorno fa dagli ex studenti di Sciences Po, il prestigioso ateneo che ha la sede nel quartiere, rue Saint-Guillaume. "Ali ci ha fatto scoprire Le Monde e l'amore per i giornali di carta" ricordano gli ex studenti nella petizione firmata da oltre 8mila persone in poche ore. Oltre al calo delle vendite, la situazione per Ali si è complicata a causa del trasloco della tipografia di Le Monde nella periferia nord della capitale. Il tragitto per andare a rifornirsi faceva ritardare troppo lo strillone che concentra le vendite del quotidiano della sera appena arriva nelle edicole, tra mezzogiorno e le quattro del pomeriggio. Il sostegno inaspettato per lo strillone, con molte firme della redazione che si sono mobilitate, ha subito attivato i vertici del giornale.
"Abbiamo trovato una soluzione, Ali continuerà il suo lavoro come prima" rassicura Louis Dreyfus, amministratore delegato del gruppo Le Monde. Il venditore potrà ritirare la sua mazzetta in un'edicola di Saint-Germain-des-Prés e partire così alla quotidiana ricerca di vecchi e nuovi lettori. Per ironia del destino la salvezza di uno degli ultimi strilloni di giornali di carta è avvenuta grazie alla potenza e alla rapidità del digitale.