La tregua entrata in vigore dalla mezzanotte scorsa in tutta la Siria sembra reggere, anche se nelle prime ore di oggi alcuni scontri sono stati segnalati dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani nelle province di Hama, nell'ovest di quella di Aleppo e in due località vicine a Damasco. Gli aerei da guerra del governo siriano hanno compiuto almeno 16 raid aerei contro i ribelli.
"Combattimenti sono scoppiati e stanno proseguendo...a Wadi Barada vicino Damasco, con elicotteri che sparano contro posizioni dell'opposizione al fronte Fateh al Sham", ha dichiarato il capo dell'Osdh, Rami Abdel Rahman.
Un residente dell'area ha confermato di aver sentito pesanti bombardamenti. Il governo siriano ha riferito che ribelli a Wadi Barada, nordovest della capitale, hanno deliberatamente preso di mira la scorsa settimana infrastrutture idriche che servono Damasco.
L'agenzia turca Anadolu riferisce che jet russi hanno compiuto tre raid contro obiettivi dello Stato islamico vicini alla città di Al Bab, a nord di Aleppo e 30 chilometri a sud della frontiera con la Turchia, dove le truppe di Ankara e ribelli siriani suoi alleati combattono contro l'Isis.
La tregua non riguarda le organizzazioni riconosciute come terroristiche dall'Onu: lo Stato islamico e i qaedisti del Fronte al Nusra, che recentemente ha cambiato il suo nome in Fronte Fatah al Sham.
I mediatori. Della tregua sono garanti Russia e Turchia, cosa che rende incerta anche la sorte delle milizie curde dell'Ypg, che controllano buona parte del nord della Siria lungo il confine con la Turchia e che godono dell'appoggio americano in funzione anti Isis.
Diplomazia al lavoro. Il 20 dicembre scorso i ministri degli Esteri di Russia, Iran e Turchia si erano incontrati a Mosca, sottolineando l'importanza di estendere il regime di cessate il fuoco in Siria annunciando la loro volontà di mediare per un accordo futuro tra Damasco e i miliziani dell'opposizione. Ieri la notizia della tregua in vista dei colloqui di pace che si terranno ad Astana in Kazakistan entro un mese.
Bilancio pesante. Si ritiene che almeno 300mila persone siano state uccise nel conflitto seguito alla rivolta contro il regime presidente Bashar al-Assad nel marzo 2011. Quattro milioni di siriani hanno cercato rifugio negli Stati vicini o in Europa.
"Combattimenti sono scoppiati e stanno proseguendo...a Wadi Barada vicino Damasco, con elicotteri che sparano contro posizioni dell'opposizione al fronte Fateh al Sham", ha dichiarato il capo dell'Osdh, Rami Abdel Rahman.
Un residente dell'area ha confermato di aver sentito pesanti bombardamenti. Il governo siriano ha riferito che ribelli a Wadi Barada, nordovest della capitale, hanno deliberatamente preso di mira la scorsa settimana infrastrutture idriche che servono Damasco.
L'agenzia turca Anadolu riferisce che jet russi hanno compiuto tre raid contro obiettivi dello Stato islamico vicini alla città di Al Bab, a nord di Aleppo e 30 chilometri a sud della frontiera con la Turchia, dove le truppe di Ankara e ribelli siriani suoi alleati combattono contro l'Isis.
La tregua non riguarda le organizzazioni riconosciute come terroristiche dall'Onu: lo Stato islamico e i qaedisti del Fronte al Nusra, che recentemente ha cambiato il suo nome in Fronte Fatah al Sham.
I mediatori. Della tregua sono garanti Russia e Turchia, cosa che rende incerta anche la sorte delle milizie curde dell'Ypg, che controllano buona parte del nord della Siria lungo il confine con la Turchia e che godono dell'appoggio americano in funzione anti Isis.
Diplomazia al lavoro. Il 20 dicembre scorso i ministri degli Esteri di Russia, Iran e Turchia si erano incontrati a Mosca, sottolineando l'importanza di estendere il regime di cessate il fuoco in Siria annunciando la loro volontà di mediare per un accordo futuro tra Damasco e i miliziani dell'opposizione. Ieri la notizia della tregua in vista dei colloqui di pace che si terranno ad Astana in Kazakistan entro un mese.
Bilancio pesante. Si ritiene che almeno 300mila persone siano state uccise nel conflitto seguito alla rivolta contro il regime presidente Bashar al-Assad nel marzo 2011. Quattro milioni di siriani hanno cercato rifugio negli Stati vicini o in Europa.