Esteri

Il gesto di Obama umanitario, non politico

Il perdono presidenziale non ha il valore giudiziario di un'assoluzione per le violazioni di 700.000 segreti diplomatici e militari che Manning aveva messo in circolazione

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NEW YORK - WikiLeaks canta vittoria, Edward Snowden (che pure aveva chiesto la grazia) resta a mani vuote, nel sicuro esilio in Russia. Insieme con una presidenza si chiudono anche le pagine più sgradevoli, imbarazzanti. "Move on", il passato è un capitolo chiuso, ora tutto cambia. E così Barack Obama, iperattivo fino alle ultime ore della sua presidenza, ha fatto il gesto di clemenza che molti si attendevano e invocavano da lui: compreso il fondatore di WikiLeaks Julian Assange che si era offerto perfino di auto-consegnarsi per l'estradizione in America in cambio della liberazione di Manning. Il perdono presidenziale di Obama non ha il valore politico né tantomeno giudiziario di un'assoluzione per le violazioni di 700.000 segreti diplomatici e militari che Manning aveva messo in circolazione. E' un gesto umanitario dovuto alle gravi condizioni di salute della detenuta. Dopo la condanna a 35 anni di carcere Manning aveva deciso di procedere al cambio di sesso, ed era diventato donna. Ma scontava la pena in un carcere militare del Kansas con soli detenuti maschi. Aveva già tentato due volte il suicidio.

35 anni di carcere sono una condanna spropositata, senza precedenti per chi ha divulgato segreti. Tanto più che quelli dello scandalo Manning erano semi-segreti, nessuno raggiungeva il livello di riservatezza più elevato. Ma le ricadute internazionali sull'immagine dell'America, quelle sì erano state pesanti.
Nato all'anagrafe di sesso maschile 29 anni fa, Bradley Edward Manning era soldato semplice - sia pure con incarico di "analista" - sul fronte iracheno quando divenne protagonista nel 2010 di una delle più ampie fughe di notizie militari e diplomatiche. Il danno che riuscì a compiere passando a WikiLeaks quei comunicati diplomatici e militari mise in luce le fragilità del sistema di gestione delle informazioni al Pentagono e al Dipartimento di Stato, accessibili con facilità sorprendente da un militare di basso grado gerarchico.

Al processo la difesa di Manning invocò subito le attenuanti di ordine psichiatrico citando proprio la sindrome del "gender identity disorder" che era stata già diagnosticata al militare quando serviva sotto le armi. Fu condannato ugualmente, in base alla legge Espionage Act che risale addirittura al 1917, all'epoca in cui gli Stati Uniti combatterono brevemente nella prima guerra mondiale. Tra le rivelazioni che arrivarono a WikiLeaks grazie a Manning e che circolarono poi nel mondo intero, c'erano documentazioni sulle vittime civili dei bombardamenti in Iraq e in Afghanistan, nonché un blitz aereo contro civili in cui erano morti dei reporter della Reuters. In quanto al materiale di fonte diplomatica, si consolidò l'opinione che alcune di quelle rivelazioni contribuirono alla scintilla iniziale delle cosiddette "primavere arabe".

I comunicati interni alla diplomazia americana, tra le ambasciate e Washington, rivelavano dettagli sulla corruzione ai vertici dei regimi nordafricani e arabi. In Tunisia, per esempio, grazie a WikiLeaks si scoprì che la figlia del presidente si faceva portare i gelati in aereo da Saint-Tropez. Manning ritroverà la libertà il 17 maggio. Resta da vedere se Assange vorrà consegnarsi alla Giustizia, prima svedese e poi presumibilmente americana, sotto la nuova Amministrazione Trump. Per ora WikiLeaks come prima reazione canta vittoria. Ed è singolare che tutto questo accada mentre è appena uscito in libreria un lungo saggio su Edward Snowden, l'altra talpa che diede segreti a WikiLeaks, dove viene confermato l'alone di sospetti sui suoi rapporti con l'intelligence russa. Ma quella che ieri era un'accusa infamante, domani diventerà un titolo di merito?