Regeni, in un video l'ultima conversazione con l'ambulante che lo ha denunciato
La trascrizione del video
Il video è stato girato dallo stesso Abdallah, con una microcamera della polizia egiziana, durante il suo ultimo incontro con Giulio e trasmesso dagli investigatori egiziani a quelli italiani. I due parlano del progetto della fondazione Antipode, l'associazione britannica che aveva messo a disposizione sino a diecimila sterlina per partecipare a un progetto per l'inclusione sociale destinato, soprattutto, ai paesi in via di sviluppo.
VIDEOSCHEDA. I luoghi di Giulio Regeni
Giulio, nell'ambito degli studi che stava svolgendo da ricercatore a Cambridge, aveva prospettato la possibilità a Abdallah che però aveva rilanciato, lasciando di stucco Giulio. "E' una miseria umana" aveva appuntato il ricercatore infatti nel suo diario. "Mia moglie ha il cancro, per me è importante ogni tipo di soldi, mi servono" insiste nel colloquio il capo del sindacato. Mentre Giulio gli fa muro. "Non si tratta di soldi miei, non posso darteli. Io sono un accademico, non posso usarli per ragioni private". Abdallah insiste, Giulio fa muro non sapendo che in quel momento comincia a morire.
Regeni, in un video l'ultima conversazione con l'ambulante che lo ha denunciato
Mohammed Abdallah, capo del sindacato autonomi degli ambulanti del Cairo parla con Giulio Regeni e gli chiede dei soldi, riprendendolo in volto. Sono queste le immagini trasmesse degli investigatori egiziani a quelli italiani, girate dallo stesso Abdallah, che mostrano l'ultimo incontro con il ricercatore italiano. I due parlano del progetto della fondazione Antipode, l’associazione britannica che aveva messo a disposizione sino a diecimila sterline per partecipare a un progetto per l’inclusione sociale, destinato ai paesi in via di sviluppo. ''Mia moglie ha il cancro - spiega l'ambulate a Giulio - per me è importante qualsiasi somma di denaro''. Regeni risponde: ''Non si tratta di soldi miei, non posso darteli. Sono un accademico, non posso usarli per ragioni private''.
Subito dopo questo colloquio, infatti, Abdallah teme che Regeni lo denunci e che quindi si scopra il suo doppio gioco. Per questo contatta alcuni agenti della Sicurezza nazionale con cui era costantemente in contatto visto che il suo vero lavoro era quello di informatore dei servizi. In quel momento vende Giulio come possibile spia dell'intelligence britannica. Siamo ai primi di gennaio e, secondo la ricostruzione fatta dai magistrati egiziani, dopo una settimana il fascicolo viene chiuso proprio perché non viene evidenziato nulla. In realtà, però, qualcuno continua a indagare visto che dieci giorni dopo, il 22 gennaio, Abdallah continua a chiamare il centralino della National security. Tre giorni dopo Giulio viene rapito, torturato e ucciso. Il 3 febbraio il suo cadavere verrà ritrovato sulla strada che collega Alessandria con il Cairo.