Regeni, i genitori: "Vogliamo tutta la verità". Inchiesta, parlamentare egiziano: "Mi aspetto annunci entro 1 o 2 mesi"
Un fermo immagine tratto dal video che mostra Giulio Regeni al Cairo parlare col venditore ambulante-spia che ha segnalato il giovane ricercatore italiano ai servizi segreti egiziani (ansa)
Domani è un anno dalla scomparsa al Cairo del ricercatore friulano trovato morto il 4 febbraio, ucciso brutalmente dopo essere stato torturato. La madre: "Emerge che era competente e onesto". La Procura conferma: "Sotto accusa almeno cinque agenti dei servizi egiziani". Mobilitazioni in tutta Italia con Amnesty per chiedere giustizia. Ieri diffuso l'audio del colloquio con l'ambulante-spia
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"E' ancora prematuro affrontare nel profondo quest'aspetto, ci sono le indagini in corso. Quanto è emerso nel tempo, grazie alla biografia di Giulio, è la sua forza e disponibilità umana verso gli altri. La sua costante e incessante ricerca di dialogo e confronto, con se stesso e con gli altri. La sua competenza e onestà". Lo affermano i genitori di Giulio Regeni, Claudio e Paola, in un'intervista pubblicata oggi su Il Piccolo di Trieste, a un anno dalla scomparsa del giovane ricercatore friulano al Cairo.
"Doveroso il richiamo dell'ambasciatore dall'Egitto" "Da parte nostra - aggiungono i coniugi Regeni - non ci siamo mai sottratti a nulla, pur di ottenere la verità e dunque giustizia. Sappiamo essere pazienti ma siamo inarrestabili: vogliamo la verità e la vogliamo tutta", e inoltre mettono in luce che "è stato necessario, doveroso, importante e fruttuoso il richiamo dell'amb…
"E' ancora prematuro affrontare nel profondo quest'aspetto, ci sono le indagini in corso. Quanto è emerso nel tempo, grazie alla biografia di Giulio, è la sua forza e disponibilità umana verso gli altri. La sua costante e incessante ricerca di dialogo e confronto, con se stesso e con gli altri. La sua competenza e onestà". Lo affermano i genitori di Giulio Regeni, Claudio e Paola, in un'intervista pubblicata oggi su Il Piccolo di Trieste, a un anno dalla scomparsa del giovane ricercatore friulano al Cairo.
"Doveroso il richiamo dell'ambasciatore dall'Egitto" "Da parte nostra - aggiungono i coniugi Regeni - non ci siamo mai sottratti a nulla, pur di ottenere la verità e dunque giustizia. Sappiamo essere pazienti ma siamo inarrestabili: vogliamo la verità e la vogliamo tutta", e inoltre mettono in luce che "è stato necessario, doveroso, importante e fruttuoso il richiamo dell'ambasciatore dall'Egitto". Annunciando la partecipazione al momento di raccoglimento e alla fiaccolata in programma domani a Fiumicello, con un saluto all'iniziativa di Amnesty a Roma, i coniugi Regeni affermano infine di attendere dalle indagini "più che serenità, giustizia verso Giulio per la persona che rappresentava".
Regeni, in un video l'ultima conversazione con l'ambulante che lo ha denunciato
Domani si ricorda in tutta Italia Giulio Regeni, a un anno dalla sua scomparsa al Cairo. Aveva 28 anni il ricercatore friulano ritrovato poi morto il 4 febbraio, ucciso brutalmente dopo essere stato torturato. Insieme ad Amnesty, mobilitazioni sono previste in tutta Italia per chiedere una giustizia che ancora non è arrivata. Però, proprio oggi, arrivano le parole di Ahmed Said, presidente della commissione Affari esteri del Parlamento egiziano, a margine dell'audizione in Parlamento europeo. "L'indagine può giungere a una svolta, e presto mi aspetto annunci, tra uno o due mesi", ha dichiarato Said, "il caso giungerà a conclusione", ha assicurato senza entrare nel merito della questione, ma dicendosi "confortato dal fatto che le autorità italiane si siano dette soddisfatte dai progressi" compiuti nelle indagini e dalla informazioni ricevuti dai servizi egiziani. "E' nell'interesse di tutti trovare una soluzione" al caso Regeni, "e penso che ci vorrà un mese o due prima che le cose si chiariscano". Said ha quindi garantito di essere disposto a "fare tutto il possibile perchè la questione si risolva una volta per tutte".
Nel corso dell'audizione Said, prima di affrontare il caso Regeni, ha ricordato che l'Egitto è un Paese fortemente dipendente dal turismo, settore da cui dipende circa il 75% delle persone con un lavoro. La percezione che gli stranieri hanno dell'Egitto e della sicurezza in Egitto gioca un ruolo nella presenza di turisti, e il caso Regeni potrebbe incidere. "Per l'Egitto è stato un avvenimento drammatico, che non viene facilmente dimenticato e non viene preso alla leggera dagli egiziani. Se un italiano viene in Egitto, ferma un tassista e chiede il nome dell'italiano ucciso, sicuramente gli viene risposto 'Regeni'. Tutti conoscono quel caso: non lo dico per ottenere simpatia, ma c'è molta pressione sulle autorità perché la verità venga fuori".
"A nome degli egiziani e del Parlamento egiziano - prosegue Said - vorrei anche tentare di porgere le mie più profonde condoglianze al signor e alla signora Regeni, i genitori di Giulio. Nessun genitore dovrebbe mai dover trovare il proprio figlio in quelle condizioni. Prometto di fare del mio meglio, come parlamentare, perché questa storia venga risolta, una volta per tutte. I rapporti con l'Italia - aggiunge il parlamentare egiziano - sono molto forti. Quando Regeni scomparve, c'era un ministro italiano in Egitto che discuteva di temi economici (Federica Guidi, allora ministro dello Sviluppo Economico del governo Renzi, che al ritrovamento del cadavere sospese la visita in corso al Cairo, ndr). Abbiamo forti investimenti italiani nel campo del gas e dell'industria. Gli egiziani sono molto amichevoli verso gli italiani. Spero molto che l'ambasciatore italiano venga al Cairo e che l'ambasciatore egiziano vada presto a Roma".
Sotto accusa almeno cinque poliziotti egiziani E intanto, come anticipato da Repubblica, è confermato che gli accertamenti della Procura di Roma puntano a fare luce sull'operato di almeno cinque poliziotti della National Security egiziana. In particolare, sono due i profili di approfondimento che il procuratore Giuseppe Pignatone e il pm Sergio Colaiocco intendono portare avanti, grazie anche alla collaborazione avviata ormai da mesi con il Procuratore Generale della Repubblica Araba d'Egitto Ahmed Nabil Sadek. Un primo ambito riguarda la sparatoria del 24 marzo scorso culminata con il massacro dei cinque componenti della banda di criminali comuni, specializzata nel rapimento di turisti stranieri, e le modalità di ritrovamento di alcuni documenti riconducibili a Giulio Regeni nella casa della sorella di Tarek, il presunto capo di questa banda. Due ufficiali di polizia che presero parte al conflitto a fuoco risultano indagati al Cairo per omicidio premeditato mentre agli inquirenti romani è stato trasmesso pochi giorni fa il verbale di interrogatorio di un colonnello della NS che effettuò la perquisizione a casa Tarek. E ancora. L'altro ambito, su cui sta lavorando la Procura di Roma, si riferisce agli accertamenti che la polizia egiziana ha svolto sul conto di Regeni tra il dicembre 2015 e il gennaio 2016: all'attenzione dei nostri magistrati ci sono, in particolare, i verbali di due poliziotti che hanno negato di aver chiesto all'allora capo dei venditori ambulanti Mohamed Abdallah di realizzare il video del colloquio, avvenuto il 6 gennaio, con Giulio Regeni e di avergli fornito tutta l'apparecchiatura necessaria per poterlo portare a compimento. A detta degli agenti, sarebbe stato lo stesso Abdallah, spontaneamente, a creare il filmato, poi consegnato alla polizia, con il suo cellulare all'insaputa del giovane italiano.
Abdallah e Giulio Regeni, primo incontro l'8 dicembre Stando agli agenti, le attività di investigazione della polizia su Regeni sarebbero durate tre giorni, dal 7 gennaio (data della denuncia di Abdallah che riteneva Regeni una 'spia') al 10 gennaio. Tutto ciò non corrisponde affatto a quanto scoperto dai magistrati di piazzale Clodio. Dai tabulati risulta che il primo incontro tra Abdallah e Giulio risale all'8 dicembre 2015 al mercato di Ramses. Dunque, gli accertamenti della polizia si sarebbero dovuti esaurire l'11 (quando Regeni, unico occidentale, venne fotografato nel corso di una riunione di sindacalisti egiziani) o, al massimo, il 12 dicembre mentre, invece, l'attività di investigazione è proseguita a gennaio inoltrato, a pochi giorni dalla scomparsa del ricercatore italiano: lo provano i contatti telefonici tra l'ex capo degli ambulanti e la National Security dell'8, dell'11 e del 14 gennaio, quindi in epoca successiva alla presunta data di denuncia (6 gennaio) presentata contro Regeni.
Procura Roma, da settembre a oggi passi verso verità "Dallo scorso settembre a oggi sono stati fatti passi significativi nell'inchiesta sul sequestro, sulle torture e sulla morte di Giulio Regeni". Per la Procura di Roma, dopo i primi mesi di indagine caratterizzati da "una evidente difficoltà" nell'accertamento dei fatti, "il cammino verso la verità ora procede, sia pure lentamente, su un'unica strada percorribile, quella della collaborazione con l'autorità giudiziaria egiziana". A piazzale Clodio si sottolinea "l'ostinata determinazione" di inquirenti e investigatori ad arrivare alla verità e all'individuazione delle singole responsabilità. In attesa di completare la traduzione dall'arabo del materiale recentemente trasmesso a Roma, si confida molto nel via libera della Procura Generale del Cairo agli accertamenti tecnici che consulenti nominati dalla nostra Procura effettuerebbero 'in loco' con la copia integrale degli hard disk nella speranza di recuperare i video che potrebbero aver ripreso Giulio Regeni mentre entrava o usciva dalla metropolitana il giorno della sua scomparsa.
Un anno dopo non c'è verità Intanto però, un anno dopo, non c'è verità su chi lo ha ucciso. "Rivolgo un appello ai media italiani affinché partecipino - con la loro adesione, la loro presenza e la più ampia copertura possibile - alle iniziative in programma in Italia mercoledì 25 gennaio, anniversario della sparizione di Giulio Regeni al Cairo: dalla manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma all'Università La Sapienza dalle 12.30 alle 14.30 alle fiaccole che si accenderanno in decine di città alle 19.41, l'ora in cui Giulio Regeni scomparve". E' l'appello che lancia ai media Riccardo Noury, il portavoce di Amnesty Italia. "Ora è necessario non abbandonare Giulio, i suoi familiari e la ricerca della verità. Ci troviamo oggi di fronte al rischio che, dopo mesi di depistaggi e insabbiamenti, ci si possa accontentare di una 'verità di comodo' che chiuda la vicenda e favorisca il ripristino di normali relazioni tra Italia ed Egitto. Una 'verità di comodo' di cui accontentarsi per stanchezza o per la constatazione che è impossibile ottenere di più". E ancora Noury: "Si continui a ricercare la verità "vera", per quanto scomoda possa essere: quella che ci dica chi ha ordinato, chi ha eseguito, chi ha coperto e chi ha finora reso impunite la tortura e l'uccisione di Giulio. Senza i media al nostro fianco, quella verità sarà ancora più difficile".
La mobilitazione in tutta Italia L’appuntamento principale è previsto all’Università La Sapienza di Roma e potrete seguirlo in diretta streaming su Repubblica.it. La manifestazione si apre alle 12,30 con il saluto del Rettore, professor Eugenio Gaudio. Tra gli interventi previsti, quelli di Stefano Catucci, del Senato Accademico Sapienza, Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, Patrizio Gonnella, presidente della Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili, Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana e Carlo Bonini di Repubblica, che segue il caso fin dalle prime ore. Lo scrittore Erri De Luca e gli attori Arianna Mattioli e Andrea Paolotti leggeranno estratti dei diari di viaggio di Giulio Regeni, mentre interverranno, in collegamento telefonico, i suoi genitori Paola e Claudio.
A tutti i partecipanti sarà dato un cartello con un numero, da 1 a 365, per ricordare i giorni che sono passati dalla scomparsa di Giulio. La manifestazione, alla quale parteciperà anche una delegazione di studenti e docenti degli istituti superiori, sarà chiusa dal coro MuSa Blues della Sapienza, diretto dal maestro Giorgio Monari.
E mentre ieri gli inquirenti italiani hanno diffuso l'ultimo audio del colloquio con il venditore ambulante che lo ha denunciato, un incontro che ha segnato la sua condanna a morte, oggi, in un'intervista al portale egiziano 'Shorouk', il commerciante ha detto di aver voluto segnalare alle autorità quel giovane che faceva domande mosso da "spinta nazionalistica", ma insiste che dietro la sua morte ci siano "apparati stranieri".
"Verità va cercata anche nel Regno Unito" "Il filmato di Giulio Regeni, emerso solo qualche giorno fa, a un anno dalla sua morte, solleva moltissimi dubbi e interrogativi. Anche quello su cosa sia l'organizzazione umanitaria di cui parla Giulio e che fine ha fatto in tutto questo tempo". Lo chiedono i deputati M5S della Commissione Affari Esteri, invitando il governo "a fare il possibile affinchè sia appurata la piena verità, cercando se necessario anche in Gran Bretagna, visto che il ruolo della fondazione di cui parla Giulio appare rilevante".