Intanto Trump difende la sua posizione e accusa i manifestanti di creare problemi: "I problemi agli aeroporti sono stati causati dal blocco dei computer Delta, dai manifestanti e dalle lacrime del senatore Schumer. Il segretario Kelly dice che tutto sta andando bene con pochissimi problemi. Rendiamo l'America sicura di nuovo", ha scritto su Twitter, sottolineando che "solo 109 persone su 325.000 sono state fermate".
Aeroporti Usa assediati: la protesta contro la stretta di Trump sull'immigrazione
Dal Jfk, il principale aeroporto di New York, a San Francisco: negli scali Usa è andata in scena una protesta contro la stretta sull'immigrazione decisa dal presidente Donald Trump. Alcune centinaia di persone si sono radunate al Kennedy davanti ai terminal con cartelli e striscioni favorevoli all'accoglienza e contro il bando imposto agli immigrati provenienti da sette paesi musulmani. A richiamarli, è stato il tam tam sui social che ha visto convolto anche il regista Micheal Moore. Anche'associazione dei tassisti newyorkesi ha deciso di proclamare uno sciopero della categoria contro le nuove disposizioni di Trump sugli immigrati. I taxi non hanno fatto servizio negli aeroporti della metropoli americana dalle 18 alle 19 di oggi pomeriggio (ora di New York). "Noi non possiamo restare in silenzio" spiegano i tassisti newyorkesi, la gran parte immigrati. "Noi andiamo a lavorare per accogliere in aeroporto le persone in una terra che una volta ci ha accolto. Non vogliamo queste divisioni". Proteste anche in altre città statunitensi
Obama: sollevato per reazione del Paese. L'ex presidente Barack Obama è in disaccordo con la discriminazione religiosa. Lo afferma il suo portavoce, secondo quanto riporta la stampa americana. Obama è "rincuorato" dalla risposta del paese. Obama "è in disaccordo" con le discriminazioni su base religiosa, afferma il portavoce Kevin Lewis, sottolineando che "i valori americani sono in pericolo". Obama non fa espresso riferimento al presidente Trump ma i suoi commenti sono riferiti al suo decreto sull'immigrazione. Per Obama si tratta della prima uscita pubblica dopo l'addio alla Casa Bianca.
La replica della Ue. Mentre migliaia di cittadini americani scendono in strada per dire 'no' al bando all'immigrazione, fermato parzialmente ieri da un giudice federale, la Ue risponde alle accuse del tycoon, per bocca di Federica Mogherini, alta rappresentante per la Politica estera dell'Unione europea. "In Europa - ha detto la Mogherini - abbiamo una storia che ci ha insegnato che potresti finire in carcere, se costruisci tutti quei muri il posto in cui ti trovi può diventare una prigione". "L'Ue - dice - continuerà a lavorare con tutti i Paesi della regione, a prescindere dalla loro religione, e a prendersi cura e ospitare i rifugiati siriani e altri che fuggono dalle guerre".
Musulmani d'America fanno causa. Le associazioni musulmane in America hanno annunciato una causa federale contro il bando sui musulmani firmato da Donald Trump. Ad annunciarlo in conferenza stampa Nihad Awad, leader del Council on American-Islamic Relations.
Washington querela Trump. Il procuratore generale dello stato americano di Washington Bob Ferguson ha presentato una querela contro il presidente Donald Trump. Ferguson è uno dei 16 'ministri della giustizia' di stati americani che hanno diffuso una dichiarazione in cui definivano la misura di Trump come "incostituzionale e non americana". Amazon.com Inc ed Expedia Inc sosterranno l'azione legale.
Merkel: "Nessuna giustificazione". Non esiste alcuna giustificazione, nemmeno quella della lotta al terrorismo, per una presa di posizione così dura come quella di Trump. La cancelliera tedesca Angela Merkel non usa mezzi termini per condannare il bando del presidente Usa: "La necessaria e decisiva lotta al terrorismo non giustifica in alcun modo un generale sospetto contro persone di una specifica fede, in questo caso musulmana, o persone di specifica origine. L'azione contraddice a mio avviso il concetto fondamentale dell'aiuto internazionale ai profughi e della cooperazione internazionale", ha detto la cancelliera prima del colloquio con il presidente ucraino Petro Poroschenko, riferendosi al divieto imposto dal presidente Usa.
LA SCHEDA. I Paesi islamici esclusi dalla "lista nera"
Diplomatici Usa si dissociano. Casa Bianca: potete andare via. Sono pronti a firmare un 'memorandum di dissenso' decine di diplomatici americani e di funzionari del Dipartimento di Stato Usa, in disaccordo e preoccupati dalla decisione del presidente. Secondo AbcNews, una bozza di documento sta circolando da diversi giorni: si sostiene che la decisione di Trump sia contraria ai valori americani e soprattutto dannosa per la lotta al terrorismo. E la Casa Bianca risponde: "O rispettate il programma o potete anche andare via". Così il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha liquidato la nota dei diplomatici "dissidenti".
Record di disapprovazione. A pochi giorni dall'ingresso alla Casa Bianca, il presidente Usa continua a collezionare manifestazioni di dissenso. E ottiene un record: il grado di disapprovazione dei cittadini Usa per il magnate newyorkese, stando ai diti di un sondaggio Gallup, ha toccato il 51%. La maggior parte dei cittadini ritiene che il presidente non dovrebbe essere il suo leader, mentre il 42% approva il suo operato. Un risultato, questo, raggiunto dopo poco più di una settimana dal suo insediamento - commentano i media internazionali - mentre George W. Bush ha superato la soglia del 50% di disapprovazione nell'arco di tre anni.
Un milione di firme contro visita a Londra. Ma l'impopolarità di Trump supera i confini nazionali: in Gran Bretagna, ha raccolto più un milione e mezzo di firme la petizione per chiedere al Regno Unito di ritirare l'invito al presidente americano per una visita di Stato, nel corso della quale, come da prassi, dovrebbe avere una cena con la regina Elisabetta. La petizione (che non ha effetti pratici, salvo l'obbligo del Parlamento di Westminster previsto dalla legge britannica di discuterla superate le 100.000 firme), era stata lanciata prima che la prima ministra Theresa May avanzasse l'invito al nuovo presidente Usa venerdì scorso. Nonostante le proteste, un portavoce della premier ha dichiarato oggi che "l'invito è stato accettato" da Trump. Fonti di Downing Street hanno affermato che cancellare l'invito sarebbe un gesto 'populista', che gli Usa sono "un alleato importante" e che "bisogna pensare a lungo termine".
A lanciare la proposta almeno di un rinvio della visita era stato per primo ieri il leader laburista, Jeremy Corbyn, a cui si sono poi accodati altri partiti di opposizione, dai Libdem di Tim Farron agli indipendentisti scozzesi dell'Snp, oltre a singoli esponenti Tory e al sindaco di Londra, Sadiq Khan (Labour), figlio d'immigrati musulmani pachistani.
Il governo, pur avendo criticato il bando per bocca del capo del Foreign Office, Boris Johnson, e di altri ministri, si è limitato per ora a chiedere e ottenere dalla Casa Bianca 'garanzie' sul fatto che i cittadini britannici in possesso anche di passaporti dei sette Paesi colpiti dal provvedimento americano siano esclusi dal bando.
Francia: annullare il decreto. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, in visita a Teheran, ha affermato che sarebbe "di buon senso" "annullare" il decreto anti-immigrati del presidente americano Donald Trump. Secondo quanto riportano i media francesi, Ayrault - in visita in Iran che è uno dei 7 paesi interessati dal divieto di immigrazione - ha denunciato una situazione "inaccettabile e molto penalizzante per le persone coinvolte".
Personale Onu fuori dalla black list. Le misure adottate da Trump sull'immigrazione non riguarderanno il personale delle Nazioni Unite: secondo quanto affermato dal portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric, le autorità americane hanno assicurato che i membri del personale Onu titolari di visto G-2 e G-4 sono esenti dall'ordine esecutivo riguardante l'ammissione dei rifugiati e dei cittadini provenienti da sette paesi a maggioranza islamica. Inoltre Dujarric ha precisato di non avere notizia di nessun caso che riguardi passeggeri bloccati tra il personale Onu dei sette paesi nella lista nera.
Esenti iracheni che hanno lavorato per Usa. Il Pentagono sta creando una lista di iracheni che hanno lavorato a fianco degli Stati Uniti, che sarà passata alle agenzie responsabili di applicare l'ordine esecutivo del presidente Usa Trump che vieta l'ingresso di persone provenienti da Iraq e altri sei Paesi a maggioranza musulmana. Lo annuncia il portavoce del Pentagono, il capitano Jeff Davis. "Ci è stata data l'opportunità dalla Casa Bianca di presentare i nomi e ci stiamo lavorando", ha detto, aggiungendo che "stiamo garantendo che coloro che hanno dimostrato il loro impegno in modo tangibile per combattere con noi e sostenerci, quei nomi siano noti in qualunque iter ci sarà".
Manifestazione a Bruxelles. Circa 200 persone si sono raccolte nel centro di Bruxelles, nella centrale piazza della Borsa, per protestare contro la decisione del presidente Usa. La protesta è stata organizzata spontaneamente attraverso Facebook. I manifestanti, di diverse nazionalità, hanno sfidato la pioggia sfilando con cartelli su cui si leggevano slogan come 'Ban Trump' e 'Pas notre président, si notre problème', cioè 'Vietare Trump' e 'Non è il nostro presidente, è il nostro problema'.
L'appello delle università. Anche il mondo universitario insorge formalmente contro l'ordine esecutivo di Trump. In una nota, la Eua (l'associazione delle università europee) "chiede al presidente Usa di richiamare immediatamente l'ordine o riformularlo per evitare ogni minaccia al libero flusso delle persone e della conoscenza". L'appello chiede anche che "la nuova amministrazione riconosca l'importanza generale della mobilità globale e l'apertura della società nel suo insieme". L'Eua riunisce 800 università di 47 paesi europei e 33 conferenze nazionali dei rettori. Tra i 60 atenei italiani, spiccano anche il Politecnico di Torino, la Cattolica di Milano, la Normale ed il Sant'Anna di Pisa, La Sapienza di Roma e la Federico II di Napoli. Tra quelli britannici, anche Cambridge ed il King's College di Londra. Tra i francesi, il Pierre e Marie Curie.
Decreti per semplificare norme per le Pmi. Trump ha firmato decreti per semplificare e ridurre le norme sulle piccole e medie imprese. "Ci saranno regole e controlli, ma le regole saranno normali", non troppe come sono ora, ha affermato Trump. I decreti prevedono che per ogni regola attuata due ne vengano cancellate.