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Trump contro Trump

Una delle innumerevoli manifestazioni contro Trump (ap)
Se il presidente, roso dalla propria sconfinata vanità, continuerà a comportarsi da satrapo asiatico, il movimento di piazza si allargherà. Soltanto lui è l'organizzatore e il galvanizzatore dell'opposizione a se stesso
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Si può davvero credere che verrà dalle piazze, e dalla mobilitazione auto organizzata, quella resistenza a Trump che le elezioni non hanno saputo opporre e che il disperso Partito Democratico non sa, e forse non può, offrire essendo in minoranza alla Camera e al Senato?

Le immagini e i dati sono obiettivanente impressionanti. In dieci giorni di governo e di decreti autocratici emessi a colpi di firme e di "photo opportunity" secondo la regia da "Reality Tv", Donald Trump ha fatto quello che dai tempi di Lyndon Johnson, e dell'agonia civile di Richard Nixon, non si era più visto in questa misura: la mobilitazione massiccia dei cittadini.

E se è sempre bene non accettare ciecamente le stime delle folle che hanno marciato a Washington il giorno dopo il suo insediamento guidate dalle donne con i "cappelli da gattina", dove "gattina" allude in doppio senso a quello che al presidente piace afferrare, o dei grup…
Si può davvero credere che verrà dalle piazze, e dalla mobilitazione auto organizzata, quella resistenza a Trump che le elezioni non hanno saputo opporre e che il disperso Partito Democratico non sa, e forse non può, offrire essendo in minoranza alla Camera e al Senato?

Le immagini e i dati sono obiettivanente impressionanti. In dieci giorni di governo e di decreti autocratici emessi a colpi di firme e di "photo opportunity" secondo la regia da "Reality Tv", Donald Trump ha fatto quello che dai tempi di Lyndon Johnson, e dell'agonia civile di Richard Nixon, non si era più visto in questa misura: la mobilitazione massiccia dei cittadini.

E se è sempre bene non accettare ciecamente le stime delle folle che hanno marciato a Washington il giorno dopo il suo insediamento guidate dalle donne con i "cappelli da gattina", dove "gattina" allude in doppio senso a quello che al presidente piace afferrare, o dei gruppi raccolti in poche ore davanti  a trenta aeroporti internazionali, c'è un dato che colpisce: la ACLU, l'associazione legale no profit e non partitica per la difesa dei diritti civili che sta conducendo le cause contro i suoi ukaz prepotenti, ha raccolto in 48 ore dopo l'editto anti immgrazione 24 milioni di dollari in offerte. Una somma superiore a sette volte quella che aveva strappato in tutto il 2016, appena 3,5 milioni.

Non c'è testimonianza più sincera dei soldi che almeno 350 mila persone, tre quarti delle quali non avevano mai offerto prima, hanno versato e l'enormità della cifra nell'immediatezza del decreto sull'immigrazione dovrebbe spaventare i registi del Trumpshow in scena dal 20 gennaio scorso. Per un uomo che di immagini vive, di miti e leggende grandi e fasulli come le lettere d'oro che innalza sulle proprie torri, niente è più micidiale che il confronto con le piazze e le folle. Le sequenze televisive "split screen", a schermo diviso, che mostravano in parallelo lui che vantava il successo dell'operazione anti musulmani e la gente di ogni colore e volto che lo denunciava come "anti americano", potranno, se prolungate nel tempo, rivelare la verità che neppure i suoi tweet isterici possono contraddire: anche questo imperatore è nudo.

Ma i movimenti di piazza spontaneisti, condotti a colpi di smartphone e di social network resistono, e si allargano, se esiste una ragione immediata e concreta che li sorregga. Per i giovani degli anni '60, come per i neri, o per le femministe un decennio dopo, la prospettiva della chiamata alle armi, la quotidianità dell'oppressione razziale, l'urgenza delle iniquità di genere, davano a quei dimostranti la forza necessaria per continuare a battersi. Esisteva un partito Democratico con strutture, idee, progetti e soprattutto leader come oggi non esistono più e che la disastrosa campagna elettorale di Hillary Clinton ha devastato. Né si può pretendere che sia l'anziano Bernie Sanders, che pure aveva dimostrato le potenzialità del nuovo movimentismo, a guidare costantemente la rivolta.

Cortei e manifestazioni senza obiettivi precisi e raggiungibili - basta con la guerra, sì ai diritti delle minoranze etniche, diritto di aborto ed eguaglianza - tendono inesorabilmente a dissolversi nella astrattezza delle motivazioni pur generose e nella vaghezza organizzativa. La quotidianità, se non è minacciata direttamente, tende sempre a riprendersi la vita.

La forza, e la speranza, di questa Nuova Resistenza americana è dunque una e una sola: si chiama Donald Trump.

Se questo presidente, roso nella propria sconfinata vanità, dalla cognizione del non avere avuto la maggioranza dei voti popolari al punto di chiedere riconte e inchieste sui brogli davvero inusitate per la persona che ha vinto, continuerà in questa sua frenetica sfida quotidiana alla nazione che dovrebbe invece governare nella sua interezza, se continerà comportarsi da satrapo asiatico cercando di intimidire e non di convertire, sguazzando nella polarizzazione, il movimento della piazza continuerà. Potrà  addiritura espandersi, quando comincerà ad attaccare, attraverso giudici ideologicamente conniventi portati alla Corte Suprema, i dirttti delle donne, la protezione dell'ambiente, le minoranza etniche o religiose, la convivenza internazionale, avvitandosi nella paranoia alimentata dal suo "Consigliori", il torvo neofascista americano Steve Bannon.

Soltanto Trump può distruggere Trump. Soltanto lui è l'organizzatore e il galvanizzatore dell'opposizione a se stesso. Le piazze senza pilota possono sperare che continui a esserlo, prigioniero di quella logica della paura e dell'odio che lo ha fatto presidente e che potrà rovesciarlo.