Esteri

Usa, Trump avverte il Messico: "Pronto a mandare l'esercito per fermare i 'bad hombres'"

La protesta sfociata in disordini a Berkeley (ap)
L'Associated Press e la Cnn rendono note due trascrizioni della telefonata di venerdì tra il capo della Casa Bianca e Peña Nieto: toni ultimativi nella prima, più morbidi nell'altra. Il governo messicano: "Nessuna minaccia". Il presidente degli Stati Uniti al premier australiano: non mandateci rifugiati. Violente proteste a Berkeley
2 minuti di lettura
WASHINGTON - Al presidente messicano Enrique Peña Nieto avrebbe detto che è pronto a mandare l'esercito per fermare i "bad hombres" che popolano lo Stato confinante. Al premier australiano Malcolm Turnbull avrebbe invece mosso l'accusa di voler esportare terroristi negli Usa. Nel giorno in cui il suo segretario di Stato, Rex Tillerson, è stato confermato dal Senato, i mezzi di informazione Usa hanno dato notizia di due casi nei quali il presidente Donald Trump ha mostrato i muscoli, dando un'idea chiara di quella che sarà la politica estera della sua amministrazione.

La conversazione con il presidente messicano. L'Associated Press ha ottenuto una trascrizione della telefonata fra Trump e Peña Nieto di venerdì scorso, all'indomani del decreto per la costruzione del muro tra gli Usa e lo stato confinante, da cui emerge che il capo della Casa Bianca ha avvertito di essere pronto inviare le truppe americane se il suo governo non fermerà quelli che ha definito i "bad hombres". "Avete un sacco di 'bad hombres' (persone cattive) laggiù", avrebbe detto Trump, aggiungendo: "Non state facendo abbastanza per fermarli. Penso che i vostri soldati abbiano paura. I nostri no, potrei inviarli laggiù per occuparsi della questione". Il documento non specifica a chi si riferisca Trump con "bad hombres" e non contiene la risposta di Peña Nieto.

La Cnn ha fornito una trascrizione dai toni meno accesi: "Da voi ci sono alcuni 'bad hombres' con i quali avete bisogno di aiuto. Noi siamo disposti ad aiutarvi in questo grande problema, però bisogna che siano messi fuori combattimento e voi finora non avete fatto un buon lavoro per metterli fuori combattimento", avrebbe detto il presidente Usa.

Dalla Casa Bianca nessun commento ufficiale. Il ministero degli Esteri messicano ha invece smentito quanto riportato dall'Associated Press: è una "assoluta falsità" fatta con "una evidente cattiva intenzione", ha affermato via Twitter, sottolineando che nella telefonata Trump e Peña Nieto "sono giunti all'accordo di continuare a lavorare e che gli staff dei due Paesi continueranno ad incontrarsi per giungere ad un'intesa positiva". Il ministero ha puntualizzato che alla telefonata erano presenti soltanto Peña Nieto e il capo della diplomazia messicana, Luis Videgaray.

Il portavoce presidenziale messicano, Eduardo Sanchez, ha negato che il tono della conversazione fosse ostile o umiliante, smentendo così la ricostruzione data dall'Associate Press: "È completamente falso che il presidente degli Stati Uniti abbia minacciato di mandare truppe in Messico". E ha detto che la trascrizione diffusa dalla Cnn "appare più logica".

I rapporti tra Stati Uniti e Messico sono in una fase estremamente delicata. Un vertice tra i due presidenti programmato per gennaio è stato annullato dopo che Trump ha firmato il decreto sulla costruzione del muro alla frontiera e ha affermato che i costi dovrà pagarli il Messico altrimenti imporrà dazi doganali sulle importazioni dal Messico.

Messico: in piazza contro Trump

Le accuse all'Australia. Il Washington Post riporta, citando una non meglio precisata fonte dell'amministrazione, che Trump ha usato toni durissimi anche in una telefondata con Turnbull, accusandolo di voler esportare negli Stati Uniti terroristi, come gli attentatori della maratona di Boston. Turnbull ha chiesto alla Casa Bianca di rispettare l'accordo secondo cui gli Usa dovrebbero accogliere 1.250 rifugiati al momento detenuti nelle carceri australiane. "È la peggiore intesa di sempre", avrebbe tagliato corto Trump, definendo la telefonata "di gran lunga la peggiore della giornata", e troncandola bruscamente dopo 25 minuti sui 60 previsti.

Turnbull non ha confermato la ricostruzione del Washington Post, ma ha detto di aver parlato con Trump in modo franco e sincero.

Violente proteste a Berkeley. I disordini sono scoppiati nel campus dell'università californiana, dove era previsto l'intervento di Milos Yiannopulos, personaggio dell'estrema destra che collabora con Breitbart, il sito del consigliere strategico di Trump, Steve Bannon. L'evento è stato annullato, ma gli scontri tra studenti e polizia sono proseguiti tafferugli. Il campus è stato isolato. Alcuni manifestanti col volto coperto hanno tentato di entrare nell'edificio dell'ateneo in cui doveva parlare Yiannopulos, cercando di sfondare la porta di ingresso e le vetrate. C'è stato anche il lancio di qualche bottiglia incendiaria. Dentro l'edificio numerosi agenti a difesa dei presenti. Nel piazzale antistante una grande folla di studenti con striscioni anti-Trump, contro la deportazione degli immigrati e contro Bannon, definito fascista e razzista.