Esteri

Svezia, il governo ai musulmani: qui niente classi separate

Nel Paese della parità dei sessi da decenni le scuole non adottavano la divisione maschi-femmine. Ma non era mai stata varata una legge ad hoc e molti istituti avevano accettato le richieste di separazione per motivi religiosi. E il ministro della Pubblica istruzione ha detto basta
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In Svezia, a scuola, di fatto le classi separate per genere non esistono da decenni: la potenza-leader del Grande Nord come sanno tutti è da lungo tempo all’avanguardia nella gender equality, tradotto: parità tra i sessi. Ma adesso il governo di minoranza di sinistra (socialdemocratici e verdi) mette i puntini sulle i su un tema preciso e spesso sofferto: nelle scuole le classi separate vanno esplicitamente proibite del tutto, “e chi ha un problema con questo nostro valore costitutivo deve adattarsi, non chiedere allo Stato di separare ragazze e ragazzi”. Lo ha detto il ministro della Pubblica istruzione, Gustav Fridolin, citato da Radio Sweden-Sveriges Radio, l’emittente radiofonica pubblica nazionale.

Sembra una sorpresa assoluta che il Paese che come pochi altri è avanti nella gender equality, e vanta una percentuale esemplare di donne al potere nel governo, nell’economia, e ovunque, si preoccupi delle classi separate. Invece no, il problema esiste, spiegano i reporter di Sveriges Radio. Perché in nome della political correctness, le classi separate sono in assoluto disuso per la stragrande maggioranza dei cittadini. Ma non sono esplicitamente vietate, per rispettare casi particolari di volontà dei genitori, o soprattutto richieste di comunità religiose immigrate in Svezia.

Il problema è questo. Da decenni – da quando il mitico premier Olof Palme (il Willy Brandt svedese, astro della sinistra mondiale, poi assassinato da ignoti terroristi) varò una politica di porte aperte all’immigrazione e ai rifugiati politici - la Svezia è sempre più un paese multietnico e multiculturale. La gender equality in Svezia non è solo questione di maggioranza di donne nel governo nei dicasteri-chiave, qualsiasi partito o coalizione abbia la maggioranza, né dell’enorme numero di alti gradi nelle forze armate o di pilotesse in prima linea nella Flygvapnet, la modernissima aviazione reale, o ai piani alti di una delle economie più esportatrici e competitive del mondo. No, la gender equality la vedi ogni giorno in contatti con istituzioni, aziende, con ogni realtà sociale. Comanda l’altra metà del cielo, più che nei sogni di Mastroianni ne ‘La città delle donne’ del compianto Fellini.

Inoltre, il Paese reale Svezia è multietnico come pochi altri. Te ne accorgi passeggiando in strada, o viaggiando con la Tunnelbana, lo splendido métro di Stoccolma: molti giovani ‘meticci’ o misti, un genitore svedese e uno, presumi vedendoli, africano, asiatico o mediorientale. E molti figli di entrambi i genitori di origini di migrazione. E anche ovunque famiglie non più giovani, miste o solo d’origine migrante. Fino ai molti alti funzionari governativi figli di profughi.

Tutti parlano svedese perfettamente, si sentono cittadini svedesi e sudditi del regno, ne condividono i valori costitutivi. Dal lavoro alla vita privata alle notti brave nei weekend a Soedermalm, il quartiere di tendenza giovanile. Il problema nasce – riferiscono i media svedesi – con i migranti e gli integrati musulmani. Quelli della grande ondata migratoria, soprattutto. Non dimentichiamo che, in proporzione al numero dei suoi cittadini, nessun altro paese dell’Unione europea ha accolto tanti migranti come la Svezia. E allora si moltiplicano da parte di padri e madri musulmani nuovi arrivati, non da parte delle loro figlie, richieste di lezioni separate. Soprattutto alle lezioni di educazione fisica, ginnastica, nuoto, dove la convivenza e prossimità dei corpi è più visibile e percepita.

“Troppe scuole”, dice il ministro della Pubblica istruzione citato dall’attendibile radio pubblica svedese, “hanno avuto il permesso di organizzare classi separate o lezioni separate di educazione fisica, ginnastica, nuoto”. Finora, appunto, le classi separate erano solo un ricordo di passati lontani nel Paese dell’emancipazione sessuale assoluta, ma non erano vietate. In nome della tolleranza. Adesso il governo cambia musica. A costo di farsi accusare di intolleranza verso altre culture e altre fedi. Il messaggio farà discutere ma è chiaro: se vuoi diventare svedese, integrarti, divenire parte della società, fare carriera ed essere cittadino in ogni senso, devi accettare ogni valore costitutivo. Anche lezioni di ginnastica e nuoto in comune, nel corso delle quali magari ragazze e ragazzi guardano il più bello dell’altro gender e se ne invaghiscono. A costo di scontrarsi con le numerose comunità di migranti, la Svezia moderna forgiata dalla socialdemocrazia pur di difendere i suoi valori costitutivi anche relativi alla vita quotidiana, non solo strettamente politici, si mostra pronta ad alzare la voce, in modo civile.