Esteri

Brexit, l'Europarlamento valuta possibilità ritorsioni contro i cittadini Gb nell'Unione

(ap)
Il Guardian svela un documento riservato di Strasburgo. Corbyn: "Il governo pronto a far pagare il costo dell'uscita dall'Ue"
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LONDRA - Un milione e 200 mila cittadini britannici residenti negli altri 27 paesi dell'Unione Europea rischiano "una dura reazione" da parte della Ue quando il negoziato sulla Brexit esaminerà il loro destino e parallelamente quello di 3 milioni di cittadini europei (fra cui 600 mila italiani) residenti in Gran Bretagna. Lo rivela un documento riservato dell'ufficio legale del parlamento europeo, ottenuto e pubblicato stamane dal Guardian di Londra. Il documento cita il fatto che finora i cittadini europei che vogliono assicurarsi la possibilità di rimanere a vivere e lavorare nel Regno Unito anche dopo la Brexit sono sottoposti a "particolari difficoltà": la stampa inglese ha riportato casi di persone che si sono viste rifiutare tale diritto, e sono state invitate a lasciare immediatamente il paese, pur essendo sposate con cittadini britannici, avendo figli nati in Gran Bretagna e avendo lavorato e pagato le tasse in Gran Bretagna da lungo tempo.
 
In seguito è emerso che si è trattato per lo più di errori burocratici, dovuti al fatto che il documento per richiedere la carta di residenza a tempo indeterminato in Gran Bretagna, primo passo verso un'eventuale cittadinanza, è lunga 85 pagine, estremamente complessa e piena di richieste surreali, come produrre un resoconto di ogni viaggio compiuto nel continente negli ultimi cinque anni e copie di tutte le bollette di gas, luce ed acqua pagate nel medesimo periodo. Ma l'impressione è che le difficoltà siano volute, come un tentativo implicito di dissuadere gli europei a fare richiesta di residenza in Gran Bretagna. Per questo il parlamento europeo si prepara, secondo il documento citato dal Guardian, a "far pagare una penalità" ai britannici residenti nella Ue. "Spetterà a ogni singolo paese della Ue stabilire come essi, una volta che la Gran Bretagna sarà uscita dalla Ue, potranno mantenere i diritti che avevano in quanto cittadini della Ue".
 
Si intravede insomma una possibile battaglia anche su quella che sembrava la questione più facile da risolvere nel negoziato sul "divorzio" tra Londra e Bruxelles, che secondo le norme dovrà durare due anni e avrà inizio dal momento in cui la premier Theresa May avrà invocato l'articolo 50 del Trattato di Lisbona sulla secessione di uno stato membro dalla Ue. Al riguardo, potrebbero esserci ancora delle sorprese. Mentre nei giorni scorsi la camera dei Comuni ha approvato senza alcun emendamento la richiesta di invocare l'articolo 50, la camera dei Lord comincerà a discutere la risoluzione la prossima settimana: e tra i Lord, a differenza che ai Comuni, il governo non dispone di una maggioranza, al contrario esiste un'ampia maggioranza filo-europea.
 
In proposito, i Lord del partito laburista hanno già preannunciato un emendamento per concedere unilateralmente ai 3 milioni di cittadini europei residenti in Gran Bretagna il diritto di restarci per sempre. Il governo May è contrario, perché vuole che tale diritto venga discusso nell'ambito della trattativa con Bruxelles al fine di ottenere analoghi diritti per i britannici residenti nel resto d'Europa. Ma i Lord potrebbero imporre il loro volere. Come lascia intendere il ministro per la Brexit David Davis, che stamane ha pronosticato un "ping-pong" fra Lord e Comuni sulla questione. Significa che, se i Lord modificheranno la risoluzione sull'articolo 50 passata ai Comuni, il nuovo testo con i loro emendamenti tornerà ai Comuni per un nuovo voto ed eventuali altre modifiche, per poi ritornare ai Lord e così via. L'ultima parola spetta ai Comuni, ma una contrapposizione fra le due camere non gioverebbe al governo e al negoziato.  In teoria è dunque possibile che si arrivi a un compromesso di qualche tipo, in cui il governo promette, più o meno esplicitamente, di garantire il diritto degli europei già residenti qui a rimanerci, magari menzionando l'obiettivo di ottenere lo stesso diritto per i britannici residenti in Europa, senza farne una vera e propria condizione.
 
Un particola re da tenere presente, per tutti gli europei, e dunque anche per i nostri connazionali, che vivono in Gran Bretagna e sono dunque oggetto della trattativa: quando il Labour ha presentato ai Comuni l'emendamento per dare loro unilateralmente il diritto di restare nel Regno Unito, la proposta parlava di tutti coloro che hanno preso la residenza ufficiale qui "entro il 23 giugno 2016", cioè entro la data del referendum sulla Brexit. Sarà probabilmente quella la scadenza a cui si arriverà, al parlamento britannico e nel negoziato Londra-Bruxelles, per determinare chi ha diritto a ottenere la residenza a tempo indeterminato in Gran Bretagna e chi no.