Esteri

Libia, il premier Serraj chiede aiuto alla Nato: “Dobbiamo ricostruire le strutture di difesa”

La richiesta dopo il mancato incontro con Haftar al vertice del Cairo, convocato dagli egiziani. Rientrato a Tripoli il leader libico era furioso per il "gioco che volevano costringermi ad accettare: non c'è nessuna intenzione di negoziare"

2 minuti di lettura
ROMA - Un altro segnale politico rilevante dalla Libia: il capo del Consiglio presidenziale Fajaz Serraj ha chiesto ieri formalmente alla Nato di inviare "consiglieri ed esperti campo della costruzione di istituzioni di difesa e sicurezza" per aiutare lo Stato libico a ricostruire le sue strutture.
 
L'annuncio è stato fatto dal segretario generale dell'Alleanza Jens Stoltenberg, che ha ricordato che "al summit di Varsavia, gli alleati avevano deciso di fornire alla Libia un supporto, se richiesto dal Governo di accordo nazionale". "Questa richiesta è stata ora ricevuta e il Consiglio atlantico discuterà su come procedere il più presto possibile", ha spiegato il segretario generale.
 
La mossa non può essere messa in relazione con certezza con il fallimento del vertice libico del Cairo, ma di sicuro la reazione di Serraj a quel negoziato fallito è stata dura. E può avere influito sulla decisione di tornare ad affidarsi apertamente all'alleanza occidentale più che agli egiziani e ai loro sostenitori russi. Rientrato a Tripoli dopo aver atteso inutilmente per una giornata di incontrare il generale Khalifa Haftar, Serraj ha detto ai suoi collaboratori di non credere affatto che l'ex generale gheddafiano volesse negoziare: il leader libico era anche irritato per "il gioco che volevano costringermi ad accettare, gli egiziani sanno benissimo che Haftar non ha nessuna intenzione di negoziare, vuole solo tutto il potere per sé, vuole essere un nuovo dittatore".
 
Nel frattempo, proprio dopo il fallimento dell'incontro al Cairo fra Serraj e il generale Haftar, l'inviato italiano per la Libia, l'ambasciatore Giorgio Starace, è tornato a ripetere la posizione del governo e del ministro Alfano: "L'Italia ritiene urgente la ripresa di un negoziato sulla Libia guidato dall'Onu. Non solo guardiamo favorevolmente a questo tema ma crediamo che le Nazioni Unite debbano aprire il prima possibile a Tripoli un loro ufficio". In queste ore fra New York (Onu) e Washington (amministrazione Obama) è in missione il sottosegretario agli Esteri Enzo Amendola; l'Italia in questa fase è membro del Consiglio di Sicurezza Onu e la ricerca di un nuovo inviato per la Libia è diventata cruciale. Venerdì scorso la Casa Bianca ha silurato il candidato proposto dal segretario Onu Gueterres. Si trattava del palestinese salam Fayyad, un ex primo ministro dell'Anp. Fayyad è stato bloccato sull'ambasciatrice americana all'Onu sostenendo che "bisogna smetterla col dare spazio ai palestinesi alle Nazioni Unite, vogliamo difendere i nostri alleati di Israele". Ancora oggi il segretario generale Gueterres ha difeso Fayyad: "Credo sia la persona giusta, al momento giusto, per il giusto lavoro. Ha competenze che nessuno nega, e la Libia richiede. Penso sia una perdita per il processo di pace e per il popolo libico che io non possa nominarlo. Nessuno all'Onu rappresenta un paese o un governo, l'unica lealtà è verso la carta delle nazioni unite. Sono dispiaciuto per l'opposizione e non ne vedo alcuna ragione".