NEW YORK - "Ho votato per te: ma quand'è che la smetterai di comportarti come un bambino?". Sì, anche fra i sostenitori di Donald Trump c'è chi non ne può più. E mentre il gradimento del presidente è in picchiata nei sondaggi (l'ultimo, condotto da Gallup sabato scorso dice che solo il 40 per cento degli americani approva il lavoro fatto nelle prime tre settimane, contro il 55 per cento che disapprova) perfino il sostegno di qualche suo fan su Twitter comincia a vacillare.
Per carità, i tweet di The Donald continuano ad avere centinaia di migliaia di persone pronte a rilanciare i suoi astiosi attacchi contro magistratura, stampa, intelligence e perfino magazzini online. Ma c'è chi comincia a ribellarsi: utilizzando il suo stesso strumento, i 140 caratteri dell'uccellino di San Francisco, per fargli sapere che di politica a base di tweet proprio non ne possono più.
Così, dopo l'ennesimo attacco verso qualcuno che non la pensa come lui (nel caso specifico il miliardario Mark Cuban, domenica scorsa, travolto dagli improperi di The Donald proprio nel mezzo della crisi del missile coreano che il Presidente Usa ha discusso a tavola in mezzo agli avventori del suo club in compagnia del premier giapponese Shinzo Abe) perfino un solido sostenitore del Nord Carolina, tal John Tyler che su Twitter si fa chiamare @bigmouthpol e si descrive come un "cantante country che lotta contro le menzogne dei governi" ha sbuffato su Twitter: "basta bambinate. Ora combatti".
Mentre John Erwin @_johnErwin dall'Arizona: "Hei Trump, ho votato per te, quando comincerai a comportarti da presidente? Non ogni pensiero ha bisogno di finire su tweet". E ancora, dopo l'attacco contro il sito online Nordstrom, colpevole di aver levato i prodotti di sua figlia Ivanka dal catalogo, Stephen Ross @oex2500 gli ha scritto: "Ho votato per te ma questo è imbarazzante. Perché perdi tempo invece di pensare al paese?". Per prendere nota del malcontento, è nato addirittura uno specifico account Twitter: @Trump_ regrets (cioè "i pentiti di Trump") che raccoglie e rilancia proprio i tweet di sostenitori diventati critici. A crearlo ci ha pensato una studentessa canadese di 23 anni, Erica Baguma.
Finora ha scovato (e ritwittato) 1500 messaggi: che le hanno creato un nutrito seguito di 220 mila followers. In parte composto da curiosi: ma in buona parte, anche da elettori pentiti. Naturalmente è difficile distinguere i critici veri da quelli falsi, creati ad hoc: così il New York Times ha provato a intervistarne alcuni, raccontando le loro storie. Gente come Debbie Nelson, @debbienelson57, segretaria di Orland Park, Illinois: che al giornale racconta di aver votato Trump "con poco convinzione" sperando che sarebbe servito a salvare il suo posto di lavoro. E che comunque non voleva votare democratico per le "troppe bugie di Hillary". Dopo tre settimane di presidenza dopo è decisamente pentita. Tanto da aver mandato anche lei un messaggio al Presidente, lo scorso 6 febbraio: "Abbiamo bisogno di un adulto maturo alla Casa Bianca. Posso riprendermi il mio voto?".
In realtà a Debbie Nelson le azioni politiche compiute da Trump nelle ultime settimane, bando anti islamici compreso, non dispiacciono: "Voglio più sicurezza e non ci vedo nulla di male" ha detto al New York Times. È lo stile di Trump che proprio non riesce ad accettare: "Quando sei il Presidente degli Stati Uniti, il leader del mondo libero, non puoi esattamente fare come ti pare".
Anche Chad Watson @chadlybadly è un elettore pentito: attivista gay, aveva voluto dare un voto contro l'establishment democratico e contro Hillary Clinton. Ora è profondamente pentito di aver scelto quello che gli sembrava "il male minore". E su Twitter ha scritto: "Trump, sono così deluso di aver votato per te...". Ma soprattutto molto turbato dalla conoscente che gli ha twittato dietro: "Non potrò mai perdonarti per averlo fatto".
Non tutti quelli che sono delusi, hanno però deciso di voltare le spalle a Donald Trump. John Tyler, sì, quello che lo ha accusato di comportarsi come un bambino, dice che lui Trump lo rivoterebbe. "Ho votato per lui per un motivo: il suo ego è così grande che non potrà fare a meno di mantenere le promesse". Insomma: no regrets.
Per carità, i tweet di The Donald continuano ad avere centinaia di migliaia di persone pronte a rilanciare i suoi astiosi attacchi contro magistratura, stampa, intelligence e perfino magazzini online. Ma c'è chi comincia a ribellarsi: utilizzando il suo stesso strumento, i 140 caratteri dell'uccellino di San Francisco, per fargli sapere che di politica a base di tweet proprio non ne possono più.
Così, dopo l'ennesimo attacco verso qualcuno che non la pensa come lui (nel caso specifico il miliardario Mark Cuban, domenica scorsa, travolto dagli improperi di The Donald proprio nel mezzo della crisi del missile coreano che il Presidente Usa ha discusso a tavola in mezzo agli avventori del suo club in compagnia del premier giapponese Shinzo Abe) perfino un solido sostenitore del Nord Carolina, tal John Tyler che su Twitter si fa chiamare @bigmouthpol e si descrive come un "cantante country che lotta contro le menzogne dei governi" ha sbuffato su Twitter: "basta bambinate. Ora combatti".
Mentre John Erwin @_johnErwin dall'Arizona: "Hei Trump, ho votato per te, quando comincerai a comportarti da presidente? Non ogni pensiero ha bisogno di finire su tweet". E ancora, dopo l'attacco contro il sito online Nordstrom, colpevole di aver levato i prodotti di sua figlia Ivanka dal catalogo, Stephen Ross @oex2500 gli ha scritto: "Ho votato per te ma questo è imbarazzante. Perché perdi tempo invece di pensare al paese?". Per prendere nota del malcontento, è nato addirittura uno specifico account Twitter: @Trump_ regrets (cioè "i pentiti di Trump") che raccoglie e rilancia proprio i tweet di sostenitori diventati critici. A crearlo ci ha pensato una studentessa canadese di 23 anni, Erica Baguma.
Finora ha scovato (e ritwittato) 1500 messaggi: che le hanno creato un nutrito seguito di 220 mila followers. In parte composto da curiosi: ma in buona parte, anche da elettori pentiti. Naturalmente è difficile distinguere i critici veri da quelli falsi, creati ad hoc: così il New York Times ha provato a intervistarne alcuni, raccontando le loro storie. Gente come Debbie Nelson, @debbienelson57, segretaria di Orland Park, Illinois: che al giornale racconta di aver votato Trump "con poco convinzione" sperando che sarebbe servito a salvare il suo posto di lavoro. E che comunque non voleva votare democratico per le "troppe bugie di Hillary". Dopo tre settimane di presidenza dopo è decisamente pentita. Tanto da aver mandato anche lei un messaggio al Presidente, lo scorso 6 febbraio: "Abbiamo bisogno di un adulto maturo alla Casa Bianca. Posso riprendermi il mio voto?".
In realtà a Debbie Nelson le azioni politiche compiute da Trump nelle ultime settimane, bando anti islamici compreso, non dispiacciono: "Voglio più sicurezza e non ci vedo nulla di male" ha detto al New York Times. È lo stile di Trump che proprio non riesce ad accettare: "Quando sei il Presidente degli Stati Uniti, il leader del mondo libero, non puoi esattamente fare come ti pare".
Anche Chad Watson @chadlybadly è un elettore pentito: attivista gay, aveva voluto dare un voto contro l'establishment democratico e contro Hillary Clinton. Ora è profondamente pentito di aver scelto quello che gli sembrava "il male minore". E su Twitter ha scritto: "Trump, sono così deluso di aver votato per te...". Ma soprattutto molto turbato dalla conoscente che gli ha twittato dietro: "Non potrò mai perdonarti per averlo fatto".
Non tutti quelli che sono delusi, hanno però deciso di voltare le spalle a Donald Trump. John Tyler, sì, quello che lo ha accusato di comportarsi come un bambino, dice che lui Trump lo rivoterebbe. "Ho votato per lui per un motivo: il suo ego è così grande che non potrà fare a meno di mantenere le promesse". Insomma: no regrets.