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Colombia, l'ultima marcia delle Farc: settemila ex guerriglieri smobilitano dopo la pace

Entro il 30 giugno tutte le armi saranno consegnate ai delegati Onu. Ma intanto gli ultimi contingenti si ritirano. È la fine di un ciclo di violenze. Ma i rivoluzionari chiedono che sia garantito il processo di reintegrazione

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RIO DE JANEIRO - L'ultima, grande marcia delle Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia (Farc-Ep) si è conclusa. Quasi settemila ex combattenti del più longevo gruppo della guerriglia latinoamericana hanno compiuto a ritroso il cammino che 52 anni fa li aveva spinti verso la giungla colombiana per avviare la lotta armata contro il potere centrale di Bogotà. La smobilitazione è uno dei punti centrali dell'accordo raggiunto il 13 novembre scorso dopo la bocciatura del referendum, la revisione dei capitoli più contestati e l'approvazione definitiva da parte del Congresso.

È la fine di un ciclo che appariva inarrestabile, avvolto in una spirale di violenze e trattative sempre fallite; con questo gesto segna l'inizio di una nuova epoca per la Colombia e i colombiani. Un'epoca nella quale, per la prima volta, le parole sostituiranno le armi e il paese potrà finalmente aspirare ad una pace piena.

Le foto che pubblichiamo ci sono state fornite dalla segreteria delle Farc e dal governo colombiano. Immortalano i momenti che hanno scandito l'arrivo dell'ultimo contingente di guerriglieri del Fronte Terzo, 14 e 15 giunti nella Zona Veredal Transitoria de Normalización (Zvtn) di Agua Bonita, nella Montañita Caquetá.
Si tratta di uno dei 26 punti transitori stabiliti dall'accordo de L'Avana tra Farc e governo colombiano dove i guerriglieri sosteranno e inizieranno l'attività di reinserimento nella vita civile. Entro il 30 giugno del 2017 tutte le armi, leggere e pesanti del gruppo, saranno consegnate ai delegati delle Nazioni Unite che si faranno garantiti della piena attuazione dell'intesa.

Ma questo primo passo, davvero inedito nella galassia della guerriglia nel mondo, si scontra già con alcune difficoltà. Le zone di accoglienza non sono attrezzate e le migliaia di guerriglieri non sanno dove e come alloggiare, organizzare la loro nuova vita, lavarsi, mangiare, studiare, discutere, incontrare la popolazione del posto, stabilire quei normali rapporti di convivenza che potranno durare anche anni.

In una lettera inviata a Jean Arnault, Alto rappresentante dell'Onu per l'attuazione dell'accordo, la segreteria delle Farc-Ep denuncia il fatto che "tutti i guerriglieri stanno pernottando in tendoni improvvisati" e che "l'80 per cento delle aree comuni non sono state attrezzate come sostiene l'ufficio dell'Alto Commissario per la pace (Oacp)". Ricordando che "la cosiddetta terza fase, che consiste nella costruzione da parte delle Farc dei diversi alloggi, è una responsabilità del governo", il gruppo dirigente della guerriglia assicura di "fornire tutta la cooperazione possibile per realizzare degli alloggi dignitosi".

Le Farc chiedono al governo di fare la sua parte e di garantire "la sicurezza giuridica per i guerriglieri", proprio per evitare  che "il processo di reintegrazione non si trasformi in una nuova trattativa". "I compromessi", concludono, "devono esserci da entrambe le parti".