LONDRA – Una batosta “storica” per il Labour. Una sconfitta “umiliante” per il suo leader Jeremy Corbyn. Questi i titoli e i commenti dei giornali britannici sui risultati delle elezioni per due seggi vacanti alla camera dei Comuni. In sostanza si è trattato di un pareggio: il partito laburista, che era in possesso di entrambi i seggi, ne ha perso uno e ne ha mantenuto uno. E in apparenza una prova così ristretta non rappresenta molto a livello nazionale.
Ma il Labour ha perso a Copeland un seggio che deteneva da 80 anni. E se lo è lasciato portare via dai conservatori: la prima volta in 35 anni che il partito di governo conquista un seggio in un’elezione suppletiva o di medio termine strappandolo al partito di opposizione. Che questo sia avvenuto nel cuore di una regione tradizionalmente laburista, e che in un’altra corsa elettorale, a Stoke, il candidato conservatore, pur sconfitto, abbia guadagnato consensi rispetto alle elezioni precedenti, fa suonare un campanello d’allarme per Corbyn, che oggi ha concesso un'intervista a Repubblica sul futuro del Labour e della sinistra in Europa.
Non è certo il primo, perché il leader laburista è stato contestato fin dal giorno del suo insediamento a capo della sinistra britannica. Ma le polemiche contro di lui, costretto a vincere due primarie per la leadership in meno di due anni per rimanere al comando, ripartono. “Ci sono i presupposti per una sconfitta clamorosa alle elezioni generali del 2020, o prima se saranno anticipate”, commenta John Woodcock, deputato della corrente anti-Corbyn. In effetti un’analisi pubblicata dal Daily Telegraph, quotidiano conservatore e fieramente filo-governativo, presenta dati preoccupanti per il Labour, che – se i trend emersi nelle due elezioni di ieri venissero proiettati su tutta la nazione – passerebbe dagli attuali 232 a soltanto 176 seggi ai Comuni, consegnando una larga maggioranza ai Tories, che al momento hanno invece solamente 12 deputati in più.
Comprensibilmente, Theresa May festeggia: “Una vittoria impressionante, la conferma che il nostro è il governo di tutti”, commenta la premier dopo il successo a Copeland. Corbyn fa buon viso a cattiva sorte, compiacendosi per avere mantenuto il seggio di Stoke, dove la principale minaccia sembrava venire da Paul Nuttall, nuovo leader dell’Ukip, il partito populista anti-europeo. La sconfitta di Copeland viene addebitata alla “disunione” che serpeggia nel partito, dicono i collaboratori del leader, il quale si ripropone di insistere sul suo messaggio in difesa di welfare, diritti dei lavoratori e maggiore eguaglianza sociale.
Resta il fatto che Trudy Harrison, la candidata conservatrice, si è dimostrata capace di prendere voti anche di elettori che fino ad ora avevano votato laburista. E Unison, il secondo maggiore sindacato britannico, accusa Corbyn di essere almeno “parzialmente responsabile” per la sconfitta: una presa di distanza da parte dei sindacati che in passato avevano sempre appoggiato un leader che ha spostato a sinistra il Labour. Come se non bastasse, un nuovo sondaggio assegna 18 punti di vantaggio ai conservatori sui laburisti. Come minimo, insomma, l’appuntamento con le urne rafforza la premier conservatrice alla vigilia dell’inizio dei negoziati sulla Brexit e indebolisce ulteriormente il leader dell’opposizione laburista. Corbyn sembra avere respinto il rischio che l’Ukip gli porti via voti, ma ne perde altri che vanno ai conservatori e ai liberaldemocratici. “La sua posizione sulla Brexit, né del tutto contro, né del tutto a favore, non appare chiara all’elettorato”, osserva il Guardian. E qualcuno già predice che a Copeland sia nata una stella, pronosticando un grande futuro politico per la neo-eletta deputata conservatrice che piace anche ai moderati ex-laburisti.
Ma il Labour ha perso a Copeland un seggio che deteneva da 80 anni. E se lo è lasciato portare via dai conservatori: la prima volta in 35 anni che il partito di governo conquista un seggio in un’elezione suppletiva o di medio termine strappandolo al partito di opposizione. Che questo sia avvenuto nel cuore di una regione tradizionalmente laburista, e che in un’altra corsa elettorale, a Stoke, il candidato conservatore, pur sconfitto, abbia guadagnato consensi rispetto alle elezioni precedenti, fa suonare un campanello d’allarme per Corbyn, che oggi ha concesso un'intervista a Repubblica sul futuro del Labour e della sinistra in Europa.
Non è certo il primo, perché il leader laburista è stato contestato fin dal giorno del suo insediamento a capo della sinistra britannica. Ma le polemiche contro di lui, costretto a vincere due primarie per la leadership in meno di due anni per rimanere al comando, ripartono. “Ci sono i presupposti per una sconfitta clamorosa alle elezioni generali del 2020, o prima se saranno anticipate”, commenta John Woodcock, deputato della corrente anti-Corbyn. In effetti un’analisi pubblicata dal Daily Telegraph, quotidiano conservatore e fieramente filo-governativo, presenta dati preoccupanti per il Labour, che – se i trend emersi nelle due elezioni di ieri venissero proiettati su tutta la nazione – passerebbe dagli attuali 232 a soltanto 176 seggi ai Comuni, consegnando una larga maggioranza ai Tories, che al momento hanno invece solamente 12 deputati in più.
Comprensibilmente, Theresa May festeggia: “Una vittoria impressionante, la conferma che il nostro è il governo di tutti”, commenta la premier dopo il successo a Copeland. Corbyn fa buon viso a cattiva sorte, compiacendosi per avere mantenuto il seggio di Stoke, dove la principale minaccia sembrava venire da Paul Nuttall, nuovo leader dell’Ukip, il partito populista anti-europeo. La sconfitta di Copeland viene addebitata alla “disunione” che serpeggia nel partito, dicono i collaboratori del leader, il quale si ripropone di insistere sul suo messaggio in difesa di welfare, diritti dei lavoratori e maggiore eguaglianza sociale.
Resta il fatto che Trudy Harrison, la candidata conservatrice, si è dimostrata capace di prendere voti anche di elettori che fino ad ora avevano votato laburista. E Unison, il secondo maggiore sindacato britannico, accusa Corbyn di essere almeno “parzialmente responsabile” per la sconfitta: una presa di distanza da parte dei sindacati che in passato avevano sempre appoggiato un leader che ha spostato a sinistra il Labour. Come se non bastasse, un nuovo sondaggio assegna 18 punti di vantaggio ai conservatori sui laburisti. Come minimo, insomma, l’appuntamento con le urne rafforza la premier conservatrice alla vigilia dell’inizio dei negoziati sulla Brexit e indebolisce ulteriormente il leader dell’opposizione laburista. Corbyn sembra avere respinto il rischio che l’Ukip gli porti via voti, ma ne perde altri che vanno ai conservatori e ai liberaldemocratici. “La sua posizione sulla Brexit, né del tutto contro, né del tutto a favore, non appare chiara all’elettorato”, osserva il Guardian. E qualcuno già predice che a Copeland sia nata una stella, pronosticando un grande futuro politico per la neo-eletta deputata conservatrice che piace anche ai moderati ex-laburisti.