Mattarella: "No alle guerre commerciali, con unilateralismo rischio rottura globale"
dal nostro inviato ANGELO AQUARO
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Cina (ansa)
Il capo dello Stato in visita in Cina rimanda, col suo pensiero, a Donald Trump e ai populismi isolazionisti, anche europei, prendendo così chiaramente le distanze dal nuovo presidente degli Stati Uniti e proprio alla vigilia del summit italiano del G7 a Taormina: "Basta azioni unilaterali disordinate e frenetiche"
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SHANGHAI – “Non possiamo rischiare che la delicata trama delle relazioni internazionali sia scossa da ‘guerre commerciali’ innescate da pure azioni e reazioni”. Dobbiamo “governare la globalizzazione nella quale le disuguglianze rischiano di portare l’ordine globale vicino alla rottura”. “Una preoccupazione alimentata dal progressivo affermarsi di un clima di minor collaborazione a livello internazionale”. Una volta è un caso, due sarà una coincidenza: ma è la terza volta che il capo dello Stato rimanda, col suo pensiero, a Donald Trump e ai populismi isolazionisti, anche europei, prendendo così chiaramente le distanze dal nuovo presidente degli Stati Uniti e proprio alla vigilia del summit italiano del G7 a Taormina. Tre ferme prese di posizione per chiarire quanto la visione dell’Italia diverga dunque da quella strombazzata a Washington: e quanto Roma continui, invece, ad attenersi a quel principio del “multilateralismo efficace”, che passa anche per Pechino, diametralmente opposto ai valori dell’America First, prima di tutto l’America, sbandierati dal nuovo capo del mondo libero.
I ragazzi italiani e cinesi che si ritrovano alla Fudan University per la lectio magistralis di Sergio Mattarella ascoltano e interrompono con gli applausi i passaggi più salienti. E come non potrebbero condividere le preoccupazioni del presidente? Il capo dello Stato, qui in Cina, ricorda “l’illusoria concezione di centralità del mondo” dell’Occidente, spiega che “Cina e Italia, Estremo Oriente e Unione Europea possono, insieme, scrivere una nuova pagina nella storia”. L’aria serena dell’Ovest non è più tanto serena da quando alla Casa Bianca è arrivato un signore che è tornato a contrapporre l’America al resto del pianeta. Invece, insiste Mattarella, ormai viviamo in “un mondo multipolare nel quale la capacità di costruire aggregazioni fa la differenza”. Aggregare, non contrapporre. Unire, non dividere. “Soltanto così possiamo pensare di superare le difficoltà di una contingenza economica a dir poco complessa, dalla quale sarà certamente più semplice uscire attraverso un’azione coordinata, piuttosto che a seguito di azioni unilaterali disordinate e frenetiche”. Ed è in questo senso che non si può “che plaudire all’iniziativa cinese One Belt One Road”, cioè la nuova Via della Seta e delle infrastrutture promossa dalla Cina di Xi Jinping “che costituirà un nuovo, importante asse nelle relazioni tra i nostri continenti”. Asia e Europa. E l’America?
Mattarella in Cina: incontra Xi Jinping a Pechino
Già giovedì, alla CCTV, la tv di Stato cinese, il presidente ha ricordato che “siamo ancora agli inizi di questa presidenza americana”, e però “noi speriamo fortemente che non vi siamo guerre commerciali”, come quella ventilata in campagna elettorale contro Pechino: avvertimento numero uno. Venerdì mattina, nell’incontro con il sindaco di Shanghai Ying Yong, che lo ha accolto “a nome di 24 milioni di cittadini”, cioè più di un terzo dell’intera popolazione italiana, il presidente ha spiegato di “apprezzare il contributo della Cina nel rispetto degli accordi sul clima di Parigi e di Marrakesh” e si è augurato che lo stesso tipo di impegno venga seguito in altre parti del mondo: avvertimento numero due, lo sanno tutti che The Donald quegli accordi li ha subito denunciati e nella sua amministrazione ha perfino premiato i negazionisti del surriscaldamento globale.
No che non lo cita mai direttamente il Commander in Chief americano, e ci mancherebbe. È una visita di Stato, e in Cina: non si usa entrare negli affari d’altri, e poi la vocazione atlantica dell’Italia non si discute, ma che scherziamo, non sarà certamente una presidenza su cui, appunto, non ci si può ancora pronunciare a incrinare ottant’anni di solidissime relazioni. Non è questo il punto, infatti. Le differenze sono altre. Quando adesso, in questa lectio che suona come l’avvertimento numero tre, il presidente dice che “i grandi problemi di oggi – le migrazioni, i cambiamenti climatici, una gestione efficiente dell’economia mondiale attenta alle trasformazioni sociali indotte dai cambiamenti demografici – richiedono un rinnovato impegno da parte di tutti gli attori internazionali”, sta disegnando un percorso politico che porta nella direzione opposta alla costruzione di muri, trumpiani o meno: contro ogni Brexit o exit di ogni tipo, dal populismo isolazionista di Marine Le Pen a quello di Geert Wilders. E quando denuncia il rischio di “guerre commerciali” chiarisce di sentire, “piuttosto, la necessità di procedere in direzione diametralmente opposta” di quella politica di divisione che porterebbe invece a uno “scenario” che “non vedrebbe vincitori, ma soltanto sconfitti. E i primi a patirne le conseguenze sarebbero i nostri cittadini”. Di più. “In questo senso, abbiamo registrato con vivo interesse le posizioni recentemente espresse dal Presidente Xi Jinping al Forum economico di Davos”: in quel discorso, cioè, che tutto il mondo ha accolto come l’elogio della globalizzazione negata, appunto, dal solito Trump.
Cina, Aquaro: ''Ottima intesa personale tra Mattarella e Xi Jinping''
Occhio, naturalmente, a non banalizzare: la critica indiretta a Trump non si traduce nell’abbraccio a Xi. Piuttosto è la visione solo oggi abbozzata del leader cinese che bene si inquadra in quel “multilateralismo efficace” da tempo invocato dall’Italia, che rappresenta un principio che è anche “l’impostazione che il nostro Paese sta dando alla sua presidenza del G7 e alla presenza italiana in Consiglio di sicurezza” dell’Onu. La direzione è dunque tracciata. “Dobbiamo lavorare intensamente, per individuare soluzioni che contrastino le tendenze all’involuzione, alla chiusura, all’unilateralismo”. Perché “l’obiettivo non può che essere quello di una più corretta distribuzione del reddito prodotto, di una conseguente redistribuzione delle disuguaglianze“, di uno stimolo della crescita dei paesi a più debole economia”. Tema particolarmente sentito dall’Italia, e che è stato già sollevato nel colloquio a due con Xi Jinping, perché solo così “si può riassorbire l’altrimenti crescente e inevitabile fenomeno delle migrazioni di massa”.
“Occorre dunque che le ‘Vie della Seta’ si moltiplichino” dice Mattarella “e che le strade del nostro conoscersi si approfondiscano. Occorre che la ‘Seta’ dei millenni passati possa essere declinata nei tanti beni – materiali e immateriali – che Cina, Italia e Europa possono scambiarsi”. “Le nuove vie della Seta” è appunto il titolo della lectio: da Pechino a Roma e viceversa. Altro che America First. Piuttosto: America, mi senti?