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Usa, Tom Perez nuovo presidente dei democratici

Tom Perez sul palco di Atlanta (ap)
Dopo una serie di votazioni e tanta confusione, eletto l'ex ministro del lavoro di Obama, considerato un uomo dell'establishment. Delusa l'ala del partito che fa capo a Sanders
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NEW YORK - L'ala liberal (e Bernie Sanders) avevano sperato, ma la svolta a sinistra tra i democratici non c'è stata. Dopo due votazioni finali, qualche contestazione e parecchia confusione, il comitato nazionale del partito di Barack Obama e Hillary Clinton (riunito ad Atlanta), ha eletto come proprio presidente Tom Perez, ex ministro del Lavoro nella Casa Bianca di Obama. Chi sperava in un cambio di passo dopo la terribile sconfitta elettorale per mano di Donald Trump, chi chiedeva un'opposizione dura (e pura) contro The Donald e un Congresso prono ai voleri del nuovo presidente è rimasto deluso. Erano in molti, sia tra i militanti sia tra gli elettori, a volere un partito nuovo, modello 'Tea Party', intransigente e con qualche venatura populista. Avevano puntato su Keith Ellison - deputato del Minnesota, afroamericano e primo musulmano a entrare al Congresso - per battere quell'ala più moderata che dai tempi di Bill Clinton ha in mano il…
NEW YORK - L'ala liberal (e Bernie Sanders) avevano sperato, ma la svolta a sinistra tra i democratici non c'è stata. Dopo due votazioni finali, qualche contestazione e parecchia confusione, il comitato nazionale del partito di Barack Obama e Hillary Clinton (riunito ad Atlanta), ha eletto come proprio presidente Tom Perez, ex ministro del Lavoro nella Casa Bianca di Obama. Chi sperava in un cambio di passo dopo la terribile sconfitta elettorale per mano di Donald Trump, chi chiedeva un'opposizione dura (e pura) contro The Donald e un Congresso prono ai voleri del nuovo presidente è rimasto deluso. Erano in molti, sia tra i militanti sia tra gli elettori, a volere un partito nuovo, modello 'Tea Party', intransigente e con qualche venatura populista. Avevano puntato su Keith Ellison - deputato del Minnesota, afroamericano e primo musulmano a entrare al Congresso - per battere quell'ala più moderata che dai tempi di Bill Clinton ha in mano il partito e che una buona metà degli elettori ritiene responsabile per la storica disfatta di novembre.
  
Alla seconda votazione Perez ha ottenuto 235 voti contro i 200 di Ellison (ne bastavano 221), dopo che la prima era finita con pochi voti di scarto (213,5 a 200, il mezzo punto dovuto a una strana regola nella votazione). Tutte e due si sono svolte con il vecchio metodo delle schede di carta, dopo che un gruppo di delegati si era opposto al previsto voto elettronico perché "a rischio di brogli". Inutili gli appelli di Sanders, ormai padre nobile dell'ala liberal del partito, inutili le pressioni sui social network di gruppi organizzati: alla fine ha vinto il favorito Perez e ha vinto ancora una volta l'apparato.
  
Appena nominato, l'ex ministro del Lavoro ha aperto le braccia allo sconfitto, nominandolo seduta stante vice-presidente del partito e lanciando un appello all'unità di tutti i democratici. Mai in precedenza la scelta del presidente del Democratic National Committee era stata così incerta sino alla fine, in genere al candidato favorito bastava la prima votazione formale per essere eletto. Ad Atlanta ne sono occorse diverse con diversi candidati in campo, che nel primo pomeriggio di ieri si sono poi ritirati per lasciare spazio alla sfida finale tra Perez e Ellison. Quest'ultimo oltre l'appoggio di Sanders aveva ottenuto anche quello del leader della minoranza al Senato Chuck Schumer e del sindaco di New York Bill de Blasio. Il presidente uscente del Dnc, Howard Dean, si era invece pronunciato a favore di un terzo candidato, Pete Buttigieg, 35 anni, sindaco di South Bend, Indiana.

Nel suo intervento Perez ha provato a cancellare l'immagine che lo vuole rappresentante dell'establishment (quello che in campagna elettorale è stato il tallone d'Achille di Hillary), ha detto che il partito si trova di fronte a una "crisi di fiducia e di rilevanza" (ha perso negli ultimi dieci anni mille seggi tra Capitol Hill e parlamenti locali). "Abbiamo bisogno di un presidente che non solo combatta Donald Trump ma che garantisca un messaggio positivo di inclusione e opportunità e parli alla grande comunità del partito democratico", ha detto.

Per ora Trump, su Twitter come sua abitudine e con il tono derisorio che sta diventando un marchio di fabbrica della sua presidenza, si rallegra per l'elezione di Perez giudicandola un fatto positivo per il partito Repubblicano.