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Omicidio Kim Jong-nam, la versione del dittatore: ucciso da Usa e Seul

La ricostruzione dell'agenzia della Corea del Nord, Kcna, sembra uscire da un romanzo di fantascienza: a uccidere il fratello di Kim Jong-un sono stati americani e sudcoreani. Perché? Per far partire una campagna di odio verso il Nord e dare il via a una guerra nucleare

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PECHINO - Chi ha ammazzato il fratellastro del dittatore coreano? Che domande: lo sanno tutti che sono stati gli americani e i coreani del Sud. L'ultimo colpo di scena nell'inchiesta sulla morte di Kim Jong-nam, il fratellastro maggior di Kim Jong-un, porta ancora nei palazzi del potere di Pyongyang, la capitale del piccolo regno del terrore.

Ma la ricostruzione firmata dall'agenzia giornalistica di stato, la Kcna, sembra davvero uscire da uno di quei romanzi distopici che dipingono le dittature da fantascienza: dal grande 1984 in giù. Ricordate la logica impazzita delle dittature? Tutti gli uomini sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. Beh, ragionano più o meno così nella Corea del Nord: dove prima sostengono che non è vero che Kim è morto per il gas nervino, poi concludono che i responsabili dell'omicidio sono gli americani, "perché quasi tutti i Paesi hanno rinunciato alle armi chimiche ma solo gli americani e qualche altro Paese possiedono quella sostanza" e d'altronde "quello che preoccupa di più è che gli Stati Uniti stanno importando in Corea del Sud ogni sorta di arma chimica".
 

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Ci sarebbe da sorridere se la situazione non fosse tragica. I servizi sudcoreani giurano che è proprio il Nord a possedere invece tremila tonnellate di armi chimiche: compreso quel gas nervino usato per uccidere il fratellastro del dittatore.

La polizia malese ha già arrestato un nordcoreano, Ri Jong-chol, con l'accusa di aver portato fino a Kuala Lumpur l'arma chimica utilizzata poi dalle due donne che hanno assalito il povero Kim all'aeroporto. Le ragazze sono già apparse davanti a una corte della capitale che ha formalizzato l'accusa di omicidio: e la legge di lì prevede, nel caso, la condanna a morte. "Lo capisco, ma non sono colpevole" ha detto in inglese Doan Thi Huong, la vietnamita che nelle immagini a circuito chiuso dell'aeroporto viene ripresa quel lunedì 13 febbraio, alla vigilia di San Valentino, mentre spruzza il veleno su Kim, e poi si allontana con la t-shirt con sopra scritto 'LOL', l'acronimo inglese che significa "che risate" e invece ieri durante il trasferimento in tribunale portava addirittura un giubbotto antiproiettile: per paura che il regime adesso possa colpire anche lei?

L'altra incriminata, l'indonesiana Siti Aisyah, è invece quella che sostiene di essere stata coinvolta in una specie di "scherzi a parte": mi hanno ingannata, ha detto alla polizia, non sapevo che cosa stessi facendo davvero.
  Che cosa sia successo davvero, per la verità, è ancora tutto da accertare. I malesi ricercano quattro nordcoreani probabilmente già tornati in patria attraverso una rocambolesca fuga aerea via Dubai e Vladivostok. Tra i sospettati c'è perfino un funzionario dell'ambasciata nordcoreana in Malesia: ma è protetto dall'immunità diplomatica. Il governo di Seul ha accusato Pyongyang di essere il mandante.

La ricostruzione offerta adesso dai coreani del Nord non ammette però neppure che la vittima dell'aggressione sia il fratellastro del dittatore: parla soltanto della morte di un connazionale, identificato come 'Kim Chol', secondo quanto riportava il passaporto diplomatico che la vittima aveva con sé. "Le cause della sua morte non sono state ancora accertate" spiega il dispaccio "ma le autorità americane e sudcoreane senza alcuna prova stanno accusando la Repubblica popolare della Corea del Nord, sostenendo che l'uomo sia stato intossicato da un gas nervino altamente tossico".

E qui comincia quel capolavoro di autoassoluzione. Prima si dice che se davvero si fosse trattato di arma chimica, "l'ambulanza che lo trasportava e la polizia che lo controllava sarebbero dovuto essere state anch'esse contaminate" e "anche l'aeroporto sarebbe dovuto essere stato chiuso". Poi si da invece la colpa agli americani e ai sudcoreani proprio perché solo loro avrebbero quel particolare tipo di gas.

Ma che cosa avrebbe spinto quei cattivoni a macchiarsi di quest'orribile omicidio? Anche qui Pyongyang la fa semplice: far partire una campagna di odio verso il Nord e quindi dare il via a una guerra nucleare. L'Occidente, si sa, non aspetta altro.