Ma la ricostruzione firmata dall'agenzia giornalistica di stato, la Kcna, sembra davvero uscire da uno di quei romanzi distopici che dipingono le dittature da fantascienza: dal grande 1984 in giù. Ricordate la logica impazzita delle dittature? Tutti gli uomini sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. Beh, ragionano più o meno così nella Corea del Nord: dove prima sostengono che non è vero che Kim è morto per il gas nervino, poi concludono che i responsabili dell'omicidio sono gli americani, "perché quasi tutti i Paesi hanno rinunciato alle armi chimiche ma solo gli americani e qualche altro Paese possiedono quella sostanza" e d'altronde "quello che preoccupa di più è che gli Stati Uniti stanno importando in Corea del Sud ogni sorta di arma chimica".
Assassinio Kim Jong-Nam, Aquaro: ''Dalla Corea del Nord ora anche l'incubo chimico''
La polizia malese ha già arrestato un nordcoreano, Ri Jong-chol, con l'accusa di aver portato fino a Kuala Lumpur l'arma chimica utilizzata poi dalle due donne che hanno assalito il povero Kim all'aeroporto. Le ragazze sono già apparse davanti a una corte della capitale che ha formalizzato l'accusa di omicidio: e la legge di lì prevede, nel caso, la condanna a morte. "Lo capisco, ma non sono colpevole" ha detto in inglese Doan Thi Huong, la vietnamita che nelle immagini a circuito chiuso dell'aeroporto viene ripresa quel lunedì 13 febbraio, alla vigilia di San Valentino, mentre spruzza il veleno su Kim, e poi si allontana con la t-shirt con sopra scritto 'LOL', l'acronimo inglese che significa "che risate" e invece ieri durante il trasferimento in tribunale portava addirittura un giubbotto antiproiettile: per paura che il regime adesso possa colpire anche lei?
L'altra incriminata, l'indonesiana Siti Aisyah, è invece quella che sostiene di essere stata coinvolta in una specie di "scherzi a parte": mi hanno ingannata, ha detto alla polizia, non sapevo che cosa stessi facendo davvero.
Malesia, la presunta killer di Kim Jong-nam nelle immagini registrate dalle telecamere di sicurezza
La polizia malese ha arrestato una donna sospettata di essere una delle due assassine di Kim Jong-nam, il fratellastro maggiore del leader nordcoreano Kim Jong-un. La donna, secondo quanto riportato nel comunicato, era da sola al momento dell'arresto e aveva documenti vietnamiti. Doan Thi Huong, di 28 anni, è stata fermata al Kuala Lumpur International Airport e sarebbe la donna identificata grazie alle riprese delle telecamere a circuito chiuso, trasmesse dall'emittente sudcoreana YTN Live. Le immagini, registrate al Terminal 2 dell'aeroporto della città malese, mostrano una donna dai tratti asiatici, carnagione chiara, vestita con una maglietta con la scritta "Lol" (acronimo in voga tra i teenager che significa "Luoghing out loud") e una gonna blu. Secondo la polizia era in procinto di salire su un taxi.
La ricostruzione offerta adesso dai coreani del Nord non ammette però neppure che la vittima dell'aggressione sia il fratellastro del dittatore: parla soltanto della morte di un connazionale, identificato come 'Kim Chol', secondo quanto riportava il passaporto diplomatico che la vittima aveva con sé. "Le cause della sua morte non sono state ancora accertate" spiega il dispaccio "ma le autorità americane e sudcoreane senza alcuna prova stanno accusando la Repubblica popolare della Corea del Nord, sostenendo che l'uomo sia stato intossicato da un gas nervino altamente tossico".
E qui comincia quel capolavoro di autoassoluzione. Prima si dice che se davvero si fosse trattato di arma chimica, "l'ambulanza che lo trasportava e la polizia che lo controllava sarebbero dovuto essere state anch'esse contaminate" e "anche l'aeroporto sarebbe dovuto essere stato chiuso". Poi si da invece la colpa agli americani e ai sudcoreani proprio perché solo loro avrebbero quel particolare tipo di gas.
Ma che cosa avrebbe spinto quei cattivoni a macchiarsi di quest'orribile omicidio? Anche qui Pyongyang la fa semplice: far partire una campagna di odio verso il Nord e quindi dare il via a una guerra nucleare. L'Occidente, si sa, non aspetta altro.