La famiglia di Burriello, 39 anni, è immigrata da Napoli nel primo dopoguerra. "Come tanti altri - ricorda - mio nonno fuggiva dalla dittatura di Mussolini". Oltre metà degli abitanti della Lorena ha un parente di origine italiana. "Questa è sempre stata una terra d'integrazione" continua Burriello, scuotendo la testa. Era uno dei più grandi bacini minerari d'Europa. Il polo siderurgico, un tempo cuore della classe operaia, è diventato uno dei nuovi bastioni del Front National. La Rust Belt di Marine Le Pen. I figli e nipoti degli immigrati sono pronti a votare per l'estrema destra. "Non è razzismo" sostiene Burriello, sindacalista alla ArcelorMittal di Florange. Anche se lui milita per il gauchiste Jean-Luc Mélenchon cerca quasi di giustificare il gesto disperato di chi vota Fn. "Se apri il frigo e non c'è niente, vuoi trovare un capro espiatorio".
Tour de France, da grande polo siderurgico alla crisi: il tramonto della Valle degli Angeli
La quarta tappa della nostra inchiesta sulla Francia, dove a fine aprile si andrà ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica, ci porta a Florange, in Lorena, uno dei comuni che insieme ad Hayange, Grandange e Algrange si trova nella Vallée des Anges, fra i più grandi bacini minerari d'Europa. Il polo siderurgico che un tempo aveva attratto anche tanti lavoratori italiani, ha visto chiudere impianti strategici e svanire centinaia di posti di lavoro trasformandosi in uno dei nuovi bastioni del Front National. Christophe Guilly, scrittore, ha spiegato come sia proprio la Francia periferica a preferire i partiti populisti. Negli scatti di Marie-Pierre Dieterlé le immagini dei comuni di Florange e Hayange
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La quarta tappa della nostra inchiesta sulla Francia, dove a fine aprile si andrà ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica, ci porta a Florange, in Lorena, uno dei comuni che insieme ad Hayange, Grandange e Algrange si trova nella Vallée des Anges, fra i più grandi bacini minerari d'Europa. Il polo siderurgico che un tempo aveva attratto anche tanti lavoratori italiani, ha visto chiudere impianti strategici e svanire centinaia di posti di lavoro trasformandosi in uno dei nuovi bastioni del Front National. Christophe Guilly, scrittore, ha spiegato come sia proprio la Francia periferica a preferire i partiti populisti. Negli scatti di Marie-Pierre Dieterlé le immagini dei comuni di Florange e Hayange
All'ingresso del municipio di Séramange, il sindaco comunista ha affisso un cartello nero. "L'oscurantismo non passerà". Serge Jurczak definisce il Front National come una nuova forma di "fascismo". Sessantacinque anni, di cui trentacinque passati a fare il sindacalista nello stabilimento di Grandrange, Jurczak è convinto che Le Pen non potrà rilanciare l'attività della regione. "Il patriottismo economico è una cazzata" dice testualmente. "Solo parole, belle utopie" chiosa, da vecchio intenditore. "Lo Stato - prosegue - dovrebbe piuttosto pagare per riconvertire la produzione su acciai inossidabili e hi tech". Il sindaco comunista lamenta la scomparsa dell'orgoglio di classe. "Una volta nei cortei sfilavano 15mila persone. L'ultima protesta per la chiusura di Florange avrà radunato meno di duecento persone". I lavoratori più anziani, aggiunge Jurczak, hanno preferito accettare il pensionamento anticipato piuttosto che lottare per salvare la fabbrica e garantire un futuro alle nuove generazioni. Tanti suoi elettori di Séremange voteranno al primo turno Mélenchon, appoggiato dal partito comunista, per poi dare la preferenza a Le Pen al ballottaggio. Quando lui si arrabbia, una delle risposte dei suoi concittadini è: "Non abbiamo mai provato con il Fn, non ci ha ancora deluso".
L'attuale campagna elettorale ridisegna gli schemi, cancella vecchi antagonismi. Per la prima volta i due candidati favoriti, Le Pen e Macron, non appartengono ai principali partiti di governo. "È la rivincita della Francia degli ultimi" osserva Christophe Guilly, geografo, autore del saggio "Le crépuscule de la France d'en haut". "Nei Paesi occidentali - spiega - ci sono territori periferici in cui si verifica una spaccatura a livello sociale, economico ma anche culturale". Più ci si allontana da una grande metropoli verso la periferia e più il voto populista aumenta, come si è visto nel Brexit e l'elezione di Trump.
Hayange ben rappresenta la "periferia" geografica e sociale di cui parla Guilly. A mezzogiorno il paese è deserto, non c'è un ristorante aperto per mangiare. "Sto mettendo da parte i soldi per andarmene" racconta Carlos, titolare di uno snack bar. Figlio di immigrati spagnoli, sogna di tornare a vivere nel paese dei genitori. Intanto, come molti giovani del posto, nel weekend va in Lussemburgo "per trovare qualche locale e un po' di vita notturna". Ogni giorno un quarto degli abitanti della Valle percorre una trentina di chilometri per lavorare fuori dalla Francia. Senza questo sbocco, il tasso di disoccupazione sarebbe molto più alto dell'attuale 10%. È uno dei tanti paradossi di una regione pronta a votare in massa per un partito che promette di chiudere le frontiere.
"Ci saranno accessi privilegiati per i lavoratori, non cambierà molto" promette Fabien Engelman. Il sindaco di Hayange è un buon esempio di quanto sia facile passare da un estremo all'altro. Nel 2001 aveva preso la tessera del partito di Lutte Ouvrière. Qualche anno dopo ha sostituito la trotskista Arlette Laguiller con "Marine". Per spiegare la svolta, Engelman, 37 anni, nonna italiana, cita il "tradimento della sinistra", ma s'intravede un bieco opportunismo. Ricordando il suo vecchio partito, il rampante sindaco Fn parla di "utopisti da 3%". Nella Valle degli Angeli l'orizzonte resta cupo. Pioggia nera.
( 4 - continua. Le puntate precedenti sono state pubblicate l’ 11, il 18 e il 25 febbraio)