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Trump e la teoria del mega-complotto, ecco perché ha accusato Obama

Donald Trump e Barack Obama (reuters)
Secondo i media Usa il violento attacco del presidente contro il suo predecessore è un tentativo maldestro per distogliere l'attenzione dal ministro Sessions nel mirino per aver mentito al Congresso sui suoi contatti con diplomatici russi. Il tycoon sconfessato dai vertici dei servizi  
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E' INIZIATO tutto alle 6 di giovedì sera, quando Mark Levin, una star delle radio conservatrici americane, ha lanciato la sua provocazione, la sua "bomba atomica": "Da presidente Barack Obama ha usato gli strumenti del governo federale per mettere sotto controllo i telefoni di Trump, per spiare il candidato repubblicano: è un grande scandalo!!".
 
Sono bastate poche ore, anzi pochi minuti, e la provocazione rimbalza su Breitbart News, il sito ultraconservatore che una volta era guidato da Stephen Bannon, il signore delle provocazioni che Donald Trump ha voluto con sé come "stratega-in-capo" alla Casa Bianca. Ancora poche ore, e la teoria del complotto di Obama che ordina di spiare Trump diventa un'accusa politica pesantissima: perché questa volta è Trump in persona che alle 7 del mattino raccoglie le accuse di Breitbart e le rilancia con una raffica di tweet.
 
Angosciato dalla teoria del mega-complotto…
E' INIZIATO tutto alle 6 di giovedì sera, quando Mark Levin, una star delle radio conservatrici americane, ha lanciato la sua provocazione, la sua "bomba atomica": "Da presidente Barack Obama ha usato gli strumenti del governo federale per mettere sotto controllo i telefoni di Trump, per spiare il candidato repubblicano: è un grande scandalo!!".
 
Sono bastate poche ore, anzi pochi minuti, e la provocazione rimbalza su Breitbart News, il sito ultraconservatore che una volta era guidato da Stephen Bannon, il signore delle provocazioni che Donald Trump ha voluto con sé come "stratega-in-capo" alla Casa Bianca. Ancora poche ore, e la teoria del complotto di Obama che ordina di spiare Trump diventa un'accusa politica pesantissima: perché questa volta è Trump in persona che alle 7 del mattino raccoglie le accuse di Breitbart e le rilancia con una raffica di tweet.
 
Angosciato dalla teoria del mega-complotto, da quello che vede come un attacco dello "Stato profondo" dei servizi di intelligence che si ribellano alla sua presidenza e lavorano per i democratici, Donald Trump nel weekend ha lanciato il più furibondo attacco mai osato da un presidente in carica contro uno che è appena uscito dalla Casa Bianca. Il tutto seguendo un percorso di improvvisazione e leggerezza che per molti è quasi peggio della sostanza (non credibile) delle accuse mosse ad Obama.
 
Nel weekend il New York Times e il Washington Post hanno analizzato nei dettagli il modo in cui Trump ha raccolto e rilanciato, facendola diventare "nucleare", l'accusa di spionaggio ai suoi danni ordinato da Obama. Ci sarebbe una sola buona ragione sul perché Trump abbia deciso una mossa così spericolata: come scrive il New York Times "per far dimenticare il vero caso di questi giorni, ovvero il fatto che il ministro della Giustizia Jeff Sessions è sotto accusa per aver mentito al Congresso sui suoi contatti con diplomatici russi. Così nel weekend invece del dibattito su Sessions, i talk show sono stati inondati dai sospetti su Barack Obama".
 
Ma se pure fosse così, se pure Trump avesse voluto provare a spegnere il caso Sessions, il presidente non ha fatto altro che offrire altri elementi per mettere in dubbio la sua razionalità politica. Il caso "spionaggio" rimane al centro, perché Sessions è stato colto con le mani nel sacco dall'Fbi che sicuramente spiava l'ambasciatore russo e tutti i diplomatici russi come normalmente fanno i servizi americani. E questo spiega la mossa fatta sabato dal direttore dell'Fbi, James Comey, che ha chiesto (senza successo) al Dipartimento di Giustizia di fare una dichiarazione per confermare che mai il presidente Obama ha chiesto alla polizia (ovvero allo stesso Fbi) di spiare Trump.
 
Trump al Congresso: un'inchiesta sulle intercettazioni di Obama

Molti hanno stroncato le accuse di Trump. Innanzitutto l'ex numero uno dei servizi Usa James Clapper, il coordinatore di tutte le agenzie di intelligence. "Non c'è stata alcuna attività di intercettazione nei confronti di Donald Trump né quando era candidato né da presidente eletto né da presidente. E nessuna intercettazione è stata ordinata dalla corte federale contro la sua campagna, lo avrei saputo".
 
Per i democratici l'accusa è "ridicola, un insulto ad Obama", dice la leader democratica alla Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi. Ma anche tra i repubblicani c'è irritazione: "La Casa Bianca deve spiegare a cosa esattamente ci si riferisce", dice Marco Rubio, che pochi giorni fa aveva fatto un viaggio in aereo col presidente per provare a suggerirgli uno stile di governo più "presidenziale". E con lui contro Trump c'è il senatore Lindsay Graham, un potente repubblicano della South Carolina: "Sono molto preoccupato che il nostro presidente indichi che l'ex presidente ha commesso qualcosa di illegale".