Esteri

Iraq, il museo di Mosul devastato dall'Isis

Poliziotti iracheni all'interno del museo di Mosul (ap)
La furia dei jihadisti ha ridotto in macerie un patrimonio archeologico di valore inestimabile
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Il Toro alato degli assiri e la statua del Dio Rozhan sono in frantumi, nel colpo di grazia al museo che custodisce la storia della culla della civiltà. L'ultima ferita, quella definitiva dopo anni di guerre e saccheggi, è stata inflitta dalla furia iconoclasta dell'Isis. E ora le immagini delle sale di Mosul finalmente rioccupate dai soldati iracheni mostrano la devastazione della seconda raccolta archeologica del Paese, una delle più grandi del Medio Oriente. Non c'è più un solo reperto intatto: è stato tutto polverizzato durante l'occupazione jihadista.

Quando gli uomini del Califfato hanno cominciato la loro opera, diffondendo video con la distruzione delle statue, la comunità internazionale si è mobilitata. Il Metropolitan Museum definì il danno "catastrofico", sottolineando come le collezioni di Mosul offrivano uno spaccato di tutta la storia della regione, dai sumeri fino all'arte islamica. Tutto spazzato via.
 
Atheel Nuafi, l'ultimo governatore della città prima dell'assalto del Daesh, ha spiegato che non tutti erano originali: in diversi casi si trattava di copie, realizzate dopo il saccheggio del 2003, quando le prime settimane dopo la caduta di Saddam Hussein si trasformarono in una colossale razzia di ogni bene prezioso. Allora le autorità locali spostarono una serie di pezzi al sicuro nei caveau di Baghdad, per poi costruire delle repliche esposte nel 2012 dopo il restauro del museo. Ma altre statue erano capolavori, scomparsi per sempre. Distrutti o trafugati, come nel caso di sette bassorilievi di Akkad, il primo impero in assoluto della storia che si estese dal Golfo Persico alle coste del Libano, che sarebbero stati rivenduti sul mercato clandestino.
 

Iraq: nel museo di Mosul distrutto dall'Isis

Più dei manufatti artistici, però, la devastazione ha riguardato le tavolette di argilla con gli archivi mesopotamici: migliaia e migliaia di iscrizioni assire, sumere, accadiche, babilonesi che permettevano di leggere la vita quotidiana di trenta secoli fa. Un patrimonio polverizzato per sempre, che cancella le radici dell'intera umanità.
 

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