Iraq, all'interno del palazzo di re Esarhaddon: i tesori assiri risparmiati dall'Isis
La ritirata dello Stato Islamico da Mosul ha permesso agli archeologi iracheni di tornare in città e verificare come sotto la Moschea di Giona, fatta saltare dagli uomini del Califfato nero nel luglio del 2014, gli stessi jihadisti avessero effettuato degli scavi. Gli esperti hanno così scoperto con grande sorpresa che quel sistema di tunnel conduce a un antichissimo palazzo assiro. E hanno contattato l'Unesco e il British Museum di Londra. Secondo il professor Musab Mohammed Jassim, quei tunnel dovevano nascondere reperti sottratti alla distruzione iconoclasta per essere venduti sul mercato nero. Ma è probabile che chi ha pianificato lo scavo sapesse del palazzo del re assiro Esarhaddon. Forse archeologi conniventi con lo Stato islamico, pronto a rivendere i bassorilievi assiri al miglior offerente. L'esistenza del palazzo sotto la moschea non era un mistero. L’entrata della residenza regale era stata individuata nel 2004, un anno dopo l’invasione americana in Iraq, con una campagna di scavi interrotta in breve perché metteva a rischio la stabilità della moschea , eretta nel XII secolo dopo Cristo e intitolata a Giona, profeta venerato da cristiani, musulmani ed ebrei. “Il palazzo di Esarhaddon è rimasto intatto - ha spiegato il professor Jassim dopo aver esplorato i cunicoli -. Quindi, il sito ha mantenuto tutte le sue caratteristiche. Contiene una ricca collezione di sculture di differenti misure e oggetti di pregevole fattura”. Esarhaddon governò l’antica Assiria per 12 anni all’inizio del VII secolo avanti Cristo. Era figlio di Sennacherib, le cui campagne militari contro Babilonia e il regno di Giuda sono raccontate anche nella Bibbia.