LE PROSSIME ORE potrebbero essere decisive nella guerra civile di Libia. Otto giorni dopo aver perso il controllo di due terminal petroliferi nell'Est della Libia, il generale Khalifa Haftar sarebbe sul punto di lanciare un contrattacco per riconquistare Ras Lanuf e Sidra. Una colonna di mezzi e uomini di Haftar è stata segnalata in avvicinamento a Ras Lanuf, nella "mezzaluna petrolifera" che venerdì scorso con un'operazione a sorpresa era stata conquistata dai miliziani delle "Brigate di Difesa di Bengasi" (BDB). "Siamo pronti a liberare Ras Lanuf dalle milizie dei terroristi", si legge in un comunicato diffuso su Facebook dalle forze di Haftar e ripreso da AnsaMed.
Dopo aver conquistato Ras Lanuf e Sidra, le "BDB" avevano ceduto il controllo dei terminal di petrolio alle "Guardie delle strutture petrolifere" (Petroleum Facilities Guards in inglese), una struttura che era di fatto una milizia autonoma, ma che di recente è stata riconosciuta dal governo di Tripoli e adesso lavora per il presidente Serraj. E proprio oggi il presidente del Consiglio di presidenza ha invitato tutte le fazioni delle Guardie perché si mettano insieme "sotto un'unica forza" a difesa dei terminal di greggio gestiti dalla NOC, la compagnia petrolifera libica di Stato.
"Il compito delle forze unitarie delle Guardie petrolifere sarà quello di difendere i terminal di petrolio da ogni attacco o minaccia da qualsiasi parte essa giunga", scrive il premier del governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli, rinnovando l'appello "a tutte le forze presenti nella Mezzaluna petrolifera a ritirarsi subito dalla zona ed evitare ogni atto ostile".
Anche il ministero della Difesa di Tripoli ha salutato il fatto che le Brigate di difesa di Bengasi abbiano consegnato i terminal alle Pfg "al fine di agevolare il lavoro della compagnia petrolifera Noc", inviando a supporto delle Guardie 600 uomini. A questo punto quindi le Guardie fedeli a Tripoli controllano due dei quattro terminal di greggio della "mezzaluna petrolifera", Ras Lanuf e Sidra. Con loro sarebbero stati schierati anche 600 uomini di Bunian al Marsosus, la coalizione di milizie di Misurata che a partire da maggio scorso ha combattuto ferocemente a Sirte per liberarla dall'Isis. E le milizie di Misurata saranno un osso molto duro per i miliziani di Haftar se il generale dovese effettivamente tentare il contrattacco.
Una settimana fa l'attacco ai pozzi - La storia di questa ultima puntata nel confronto fra le varie milizie libiche inizia venerdì scorso, quando le BDB a sorpresa conquistano quasi senza colpo ferire i due terminal. Tutte le fonti libiche concordano su alcuni dettagli molto importanti: il generale Haftar, un ex ufficiale di Gheddafi che per 20 anni ha vissuto negli Usa e adesso agisce col sostegno dell'Egitto, riusciva a mantenere il controllo dei terminali con una milizia composta soprattutto da mercenari ciadiani e sudanesi. I suoi uomini avevano sottratto i pozzi alle Pfg nel mesi di settembre, quando l'esercito di Misurata e Tripoli era ancora impegnato a Sirte contro l'Islamic State. Da allora le Guardie petrolifere (che allora erano guidate dal "signore della guerra" Ibrahim Jadran) hanno provato un paio di volte a riprendere i pozzi, ogni volta con esiti disastrosi. Nei loro tentativi erano però state sostenute dal Ministro della Difesa di Tripoli, il generale Mahdi al Barghati, che è un militare dell'Est schierato al fianco di Haftar e che era stato nominato ministro da Serraj proprio per indebolire il generale rinnegato.
E' stato Barghati a mettere a punto il piano militare che venerdì scorso ha sottratto i pozzi ad Haftar. Innanzitutto c'è stato l'accordo con le Guardie Petrolifere che nel frattempo hanno un nuovo capo nominato da Tripoli. Poi c'è stato il ruolo della tribù prevalente nella regione, quella dei Magharba, che in passato avevano appoggiato Ibrahim Jadran, salvo accogliere gli uomini di Haftar quando era sembrato loro più conveniente fare questo passaggio. Adesso i Magharba sostanzialmente hanno voluto liberarsi dei mercenari ciadiani e sudanesi, che consideravano invasori a casa loro, e hanno provato la nuova alleanza con il Consiglio presidenziale di Tripoli.
La scommessa dell'Italia: puntare sulla capacità di Serraj di "controllare" le milizie filo-islamiche
Il passaggio di mano dei pozzi petroliferi non è stato commentato dalle Nazioni Unite, mentre Usa, Francia e Gran Bretagna hanno esortato a cessare l'uso della violenza. L'Italia, invece, ha deciso di assumere una posizione originale, in linea con la sua politica di sostegno al governo di Fayez Serraj. Con un commento alle agenzie di stampa, l'inviato italiano per la Libia, l'ambasciatore Giorgio Starace, ha detto chiaramente che "l'Italia saluta con favore il fatto che il Governo di accordo nazionale di Tripoli abbia ristabilito il pieno controllo sui terminal" della Mezzaluna petrolifera. Inoltre l'ambasciatore Giuseppe Perrone, unico ambasciatore occidentale presente a Tripoli, con un comunicato ha annunciato su Twitter che "il dispiegamento delle forze del Consiglio presidenziale nella Mezzaluna petrolifera è un passo nella giusta direzione, ribadendo che l'accordo politico di Shkirat (in Marocco) è l'unico framework" per risolvere la crisi in Libia.
La presa di posizione italiana è stata criticata naturalmente da ambienti politici dell'Est, vicini al generale Haftar; altre critiche alla posizione italiana sono venute da alcuni analisti internazionali, che hanno fatto notare che nelle Bengasi Defense Brigade sono presenti elementi del Libyan Fighting Group, di Ansar al Sharia e di altre formazioni del jihadismo islamista. Il problema serio è quindi capire se Serraj e i suoi alleati politici e militari a Tripoli saranno capaci di controllare e anche contenere gli elementi più estremisti che sono presenti nella coalizione che ha ripreso i pozzi ad Haftar. Secondo le loro stesse dichiarazioni, i miliziani delle BDB vorrebbero proseguire verso Est, per andare a liberare Bengasi dalla presenza di Haftar.
Dopo aver conquistato Ras Lanuf e Sidra, le "BDB" avevano ceduto il controllo dei terminal di petrolio alle "Guardie delle strutture petrolifere" (Petroleum Facilities Guards in inglese), una struttura che era di fatto una milizia autonoma, ma che di recente è stata riconosciuta dal governo di Tripoli e adesso lavora per il presidente Serraj. E proprio oggi il presidente del Consiglio di presidenza ha invitato tutte le fazioni delle Guardie perché si mettano insieme "sotto un'unica forza" a difesa dei terminal di greggio gestiti dalla NOC, la compagnia petrolifera libica di Stato.
"Il compito delle forze unitarie delle Guardie petrolifere sarà quello di difendere i terminal di petrolio da ogni attacco o minaccia da qualsiasi parte essa giunga", scrive il premier del governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli, rinnovando l'appello "a tutte le forze presenti nella Mezzaluna petrolifera a ritirarsi subito dalla zona ed evitare ogni atto ostile".
Anche il ministero della Difesa di Tripoli ha salutato il fatto che le Brigate di difesa di Bengasi abbiano consegnato i terminal alle Pfg "al fine di agevolare il lavoro della compagnia petrolifera Noc", inviando a supporto delle Guardie 600 uomini. A questo punto quindi le Guardie fedeli a Tripoli controllano due dei quattro terminal di greggio della "mezzaluna petrolifera", Ras Lanuf e Sidra. Con loro sarebbero stati schierati anche 600 uomini di Bunian al Marsosus, la coalizione di milizie di Misurata che a partire da maggio scorso ha combattuto ferocemente a Sirte per liberarla dall'Isis. E le milizie di Misurata saranno un osso molto duro per i miliziani di Haftar se il generale dovese effettivamente tentare il contrattacco.
Una settimana fa l'attacco ai pozzi - La storia di questa ultima puntata nel confronto fra le varie milizie libiche inizia venerdì scorso, quando le BDB a sorpresa conquistano quasi senza colpo ferire i due terminal. Tutte le fonti libiche concordano su alcuni dettagli molto importanti: il generale Haftar, un ex ufficiale di Gheddafi che per 20 anni ha vissuto negli Usa e adesso agisce col sostegno dell'Egitto, riusciva a mantenere il controllo dei terminali con una milizia composta soprattutto da mercenari ciadiani e sudanesi. I suoi uomini avevano sottratto i pozzi alle Pfg nel mesi di settembre, quando l'esercito di Misurata e Tripoli era ancora impegnato a Sirte contro l'Islamic State. Da allora le Guardie petrolifere (che allora erano guidate dal "signore della guerra" Ibrahim Jadran) hanno provato un paio di volte a riprendere i pozzi, ogni volta con esiti disastrosi. Nei loro tentativi erano però state sostenute dal Ministro della Difesa di Tripoli, il generale Mahdi al Barghati, che è un militare dell'Est schierato al fianco di Haftar e che era stato nominato ministro da Serraj proprio per indebolire il generale rinnegato.
E' stato Barghati a mettere a punto il piano militare che venerdì scorso ha sottratto i pozzi ad Haftar. Innanzitutto c'è stato l'accordo con le Guardie Petrolifere che nel frattempo hanno un nuovo capo nominato da Tripoli. Poi c'è stato il ruolo della tribù prevalente nella regione, quella dei Magharba, che in passato avevano appoggiato Ibrahim Jadran, salvo accogliere gli uomini di Haftar quando era sembrato loro più conveniente fare questo passaggio. Adesso i Magharba sostanzialmente hanno voluto liberarsi dei mercenari ciadiani e sudanesi, che consideravano invasori a casa loro, e hanno provato la nuova alleanza con il Consiglio presidenziale di Tripoli.
La scommessa dell'Italia: puntare sulla capacità di Serraj di "controllare" le milizie filo-islamiche
Il passaggio di mano dei pozzi petroliferi non è stato commentato dalle Nazioni Unite, mentre Usa, Francia e Gran Bretagna hanno esortato a cessare l'uso della violenza. L'Italia, invece, ha deciso di assumere una posizione originale, in linea con la sua politica di sostegno al governo di Fayez Serraj. Con un commento alle agenzie di stampa, l'inviato italiano per la Libia, l'ambasciatore Giorgio Starace, ha detto chiaramente che "l'Italia saluta con favore il fatto che il Governo di accordo nazionale di Tripoli abbia ristabilito il pieno controllo sui terminal" della Mezzaluna petrolifera. Inoltre l'ambasciatore Giuseppe Perrone, unico ambasciatore occidentale presente a Tripoli, con un comunicato ha annunciato su Twitter che "il dispiegamento delle forze del Consiglio presidenziale nella Mezzaluna petrolifera è un passo nella giusta direzione, ribadendo che l'accordo politico di Shkirat (in Marocco) è l'unico framework" per risolvere la crisi in Libia.
La presa di posizione italiana è stata criticata naturalmente da ambienti politici dell'Est, vicini al generale Haftar; altre critiche alla posizione italiana sono venute da alcuni analisti internazionali, che hanno fatto notare che nelle Bengasi Defense Brigade sono presenti elementi del Libyan Fighting Group, di Ansar al Sharia e di altre formazioni del jihadismo islamista. Il problema serio è quindi capire se Serraj e i suoi alleati politici e militari a Tripoli saranno capaci di controllare e anche contenere gli elementi più estremisti che sono presenti nella coalizione che ha ripreso i pozzi ad Haftar. Secondo le loro stesse dichiarazioni, i miliziani delle BDB vorrebbero proseguire verso Est, per andare a liberare Bengasi dalla presenza di Haftar.