Navi da trasporto e rischio terrorismo in Ue: "Molte spengono i radar vicino alle zone di Al Qaeda e Isis"
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINIL’anno scorso più di 2 milioni e 200 mila navi sono entrate nei principali 28 porti dell’Unione Europea
LONDRA – Sono le navi fantasma del nostro tempo, ma non c’entrano spettri o pirati. Potrebbe c’entrare, piuttosto, il terrorismo. Ogni anno centinaia di navi cargo entrano in acque europee dopo avere interrotto le trasmissioni nelle vicinanze di paesi in cui operano al Qaeda e l’Isis, rivela un’inchiesta pubblicata oggi dal Times di Londra.
Soltanto nei mesi di gennaio e febbraio, 40 navi da trasporto hanno fatto ingresso in Europa dalla Libia, dopo essere “scomparse dai radar” per avere smesso di fornire indicazioni sulla loro rotta. Nello stesso periodo, altre venti navi commerciali hanno attraversato le acque di Siria e Libano dopo avere effettuato tappe sospette di sei ore per poi puntare su porti del nostro continente. In tutto, nell’arco di appena due mesi, navi di altre zone hanno operato “nell’ombra” per ben 2850 volte, riporta il quotidiano londinese.
Era noto…
Soltanto nei mesi di gennaio e febbraio, 40 navi da trasporto hanno fatto ingresso in Europa dalla Libia, dopo essere “scomparse dai radar” per avere smesso di fornire indicazioni sulla loro rotta. Nello stesso periodo, altre venti navi commerciali hanno attraversato le acque di Siria e Libano dopo avere effettuato tappe sospette di sei ore per poi puntare su porti del nostro continente. In tutto, nell’arco di appena due mesi, navi di altre zone hanno operato “nell’ombra” per ben 2850 volte, riporta il quotidiano londinese.
Era noto…
LONDRA – Sono le navi fantasma del nostro tempo, ma non c’entrano spettri o pirati. Potrebbe c’entrare, piuttosto, il terrorismo. Ogni anno centinaia di navi cargo entrano in acque europee dopo avere interrotto le trasmissioni nelle vicinanze di paesi in cui operano al Qaeda e l’Isis, rivela un’inchiesta pubblicata oggi dal Times di Londra.
Soltanto nei mesi di gennaio e febbraio, 40 navi da trasporto hanno fatto ingresso in Europa dalla Libia, dopo essere “scomparse dai radar” per avere smesso di fornire indicazioni sulla loro rotta. Nello stesso periodo, altre venti navi commerciali hanno attraversato le acque di Siria e Libano dopo avere effettuato tappe sospette di sei ore per poi puntare su porti del nostro continente. In tutto, nell’arco di appena due mesi, navi di altre zone hanno operato “nell’ombra” per ben 2850 volte, riporta il quotidiano londinese.
Era noto che crimine organizzato e narcotraffico utilizzano navi cargo per trasportare clandestinamente droga, merci o persone. Ma adesso, secondo fonti riportate dal Times, sembrano emergere segnali che lo stesso mezzo di trasporto potrebbe essere usato da organizzazioni terroristiche con base in paesi islamici a rischio o coinvolti in conflitto. Gerry Northwood, presidente di Mast, una società di consulenze sui pericoli marittimi, commenta che le autorità britanniche hanno aumentato i controlli di antiterrorismo in questo campo. “Naturalmente, solo perché la manovra compiuta da una nave sembra sospetta, non significa che sia stato commesso un reato”, osserva il suo collega Frank Francis della National Crime Agency, un’agenzia che riunisce funzionari e agenti di sette nazioni europee.
Ma ai terroristi, ammoniscono gli esperti, basta avere successo una volta sola, per poter fare entrare uomini, armi o esplosivi nei paesi che vogliono colpire. Pattugliare i mari con un maggior numero di unità della Guardia Costiera viene considerato il miglior deterrente. E’ come cercare un ago in un pagliaio: l’anno scorso più di 2 milioni e 200 mila navi sono entrate nei principali 28 porti dell’Unione Europea. A dare l’allarme che qualcosa nel loro comportamento non va ci sono però quei momenti di navigazione per così dire a luci spente: senza trasmissioni in funzione. Cosa fanno i marinai, e soprattutto dove vanno, durante quelle ore di buio è l’interrogativo a cui i servizi di anti-terrorismo e di lotta al crimine vorrebbero rispondere.
Soltanto nei mesi di gennaio e febbraio, 40 navi da trasporto hanno fatto ingresso in Europa dalla Libia, dopo essere “scomparse dai radar” per avere smesso di fornire indicazioni sulla loro rotta. Nello stesso periodo, altre venti navi commerciali hanno attraversato le acque di Siria e Libano dopo avere effettuato tappe sospette di sei ore per poi puntare su porti del nostro continente. In tutto, nell’arco di appena due mesi, navi di altre zone hanno operato “nell’ombra” per ben 2850 volte, riporta il quotidiano londinese.
Era noto che crimine organizzato e narcotraffico utilizzano navi cargo per trasportare clandestinamente droga, merci o persone. Ma adesso, secondo fonti riportate dal Times, sembrano emergere segnali che lo stesso mezzo di trasporto potrebbe essere usato da organizzazioni terroristiche con base in paesi islamici a rischio o coinvolti in conflitto. Gerry Northwood, presidente di Mast, una società di consulenze sui pericoli marittimi, commenta che le autorità britanniche hanno aumentato i controlli di antiterrorismo in questo campo. “Naturalmente, solo perché la manovra compiuta da una nave sembra sospetta, non significa che sia stato commesso un reato”, osserva il suo collega Frank Francis della National Crime Agency, un’agenzia che riunisce funzionari e agenti di sette nazioni europee.
Ma ai terroristi, ammoniscono gli esperti, basta avere successo una volta sola, per poter fare entrare uomini, armi o esplosivi nei paesi che vogliono colpire. Pattugliare i mari con un maggior numero di unità della Guardia Costiera viene considerato il miglior deterrente. E’ come cercare un ago in un pagliaio: l’anno scorso più di 2 milioni e 200 mila navi sono entrate nei principali 28 porti dell’Unione Europea. A dare l’allarme che qualcosa nel loro comportamento non va ci sono però quei momenti di navigazione per così dire a luci spente: senza trasmissioni in funzione. Cosa fanno i marinai, e soprattutto dove vanno, durante quelle ore di buio è l’interrogativo a cui i servizi di anti-terrorismo e di lotta al crimine vorrebbero rispondere.