Esteri

Azar Nafisi: "Mobilitiamoci come ai tempi del Vietnam"

Parla la scrittrice iraniana che vive in America: "Contro Donald serve una battaglia di idee. E gli intellettuali devono tornare a combatterla"

2 minuti di lettura
"IL peggior crimine di Trump", dice Azar Nafisi, "è quello di rinnegare la dignità delle persone e degli Stati Uniti. Il secondo bando anti migranti è vergognoso quanto il primo. Ma non ci sono più proteste nelle strade. C'è assuefazione, stanchezza: siamo bombardati di notizie e distrazioni, come le false "intercettazioni" di Obama. Non riusciamo più a concentrarci". La celebre scrittrice iraniana, 61 anni, madre del capolavoro "Leggere Lolita a Teheran" e scappata dalla censura del suo Paese verso l'accogliente America di vent'anni fa, ha "il cuore spezzato. Penso a quando i migranti eravamo io e i miei amici, consci che dall'altra parte dell'Oceano ci fosse qualcuno ad ascoltare la nostra sofferenza". Adesso invece, secondo Nafisi, la libertà nell'America di Trump si sta rarefacendo. E il rischio, enorme, è quello di ritrovarsi a vivere tra quattro anni in un Paese geneticamente modificato: "Trump e i suoi mi ricordano terribilmente la rivoluzione islamica in Iran e l'arrivo di Khomeini".

Addirittura? Ma l'America ha una democrazia molto solida.
"In Iran cominciò tutto così. Eravamo un Paese con tanti leader laici, sulla via della modernizzazione. Nessuno di noi giovani pensava che i religiosi avrebbero preso il potere. Anzi, li sfottevamo, come hanno fatto con Trump fino a qualche mese fa. Poi è venuto giù tutto, e siamo tornati indietro in un attimo. Non commettiamo l'errore di considerare la libertà e la democrazia come acquisite per sempre. Può capitare lo stesso all'America, vedo gli stessi sintomi: gente arrabbiata, élite distaccate, politici alienati".

Perché?
"È un problema delle democrazie occidentali. Trump non è la causa ma il sintomo di un sistema corrotto. Negli ultimi decenni il potere, l'avarizia, la finanza, l'ignoranza hanno preso sempre più il sopravvento. Trump ne è solo il prodotto".

E ora come si resiste a Trump?
"Come Shahrazad nelle "Mille e una Notte". Respingendolo con le parole e l'astuzia, rimanendo se stessi. Gli americani devono fare lo stesso. Perché le proteste in strada sono utili, ma non bastano".

E cosa manca?
"Una strategia di fondo. E questa possono darla solo gli intellettuali e gli artisti, che devono uscire dai salotti e tornare a leggere nelle librerie, a suonare in strada, a fare teatro in piazza, a essere visibili, attivi. Perché l'arte viene dalla gente, ma la gente non può sopravvivere senza arte o immaginazione. Quella delle idee è una battaglia campale, e gli intellettuali devono tornare a combatterla, come durante la guerra del Vietnam".

Molte università si ribellano e protestano invece, come abbiamo visto di recente.
"Ma in modo sbagliato, e cioè con la censura. A Berkeley hanno impedito al commentatore di Breitbart di parlare, con il risultato di farne pubblicamente una vittima, come successe con Khomeini in Iran. Invece, la democrazia è confronto, è mischiare sacro e profano. Non bisogna rispondere con la forza o diventare come loro. Per capire il nemico, bisogna ascoltarlo".

Mentre in America crescono gli assalti antisemiti ai cimiteri, le violenze contro gli immigrati.
"Non mi stupisce. L'inquietante retorica discriminatoria di Trump aizza tutto questo. I peggiori stanno acquistando coraggio. E con Trump saranno sempre di più".