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Saglana, la bimba che attraversa il bosco siberiano per aiutare i nonni

Saglana, la piccola eroina della Taiga 
La bambina di 5 anni, che vive con gli anziani parenti, ha camminato per 6 ore e percorso 8 chilometri nella notte a 34 gradi sotto zero e tra i lupi per cercare soccorso dai 'vicini'. Ora però la madre rischia il carcere per aver abbandonato i genitori e aver messo in pericolo la figlia
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MOSCA - Ci sono angoli di Terra dove si vivono ancora le favole. Come la sperduta regione siberiana di Tuva, al confine con la Mongolia, dove una bimba di cinque anni di nome Saglana Salchak, berretto rosso in testa e una scatola di fiammiferi in tasca, per aiutare i nonni ha attraversato tutta sola, in una notta fredda e buia, un bosco infestato di lupi. E, immancabile lieto fine, un po' piccola fiammiferaia e un po' Cappuccetto Rosso, è sopravvissuta al gelo e agli animali feroci. Una favola a cui la popolazione di Tuva ha già dato un nome tutto suo: "La piccola eroina della Taiga". 
 
Un padre di cui non ha ricordi, la madre trentunenne Eleonora costretta ad allontanarsi per lunghi periodi da casa con il patrigno per sostenere tutta la famiglia, Saglana viveva con i nonni a Saldam-Beldir, quaranta chilometri dal centro abitato principale Kungurtug. Un piccolo villaggio incuneato tra le montagne e sprofondato nella fitta taiga popolata da an…
MOSCA - Ci sono angoli di Terra dove si vivono ancora le favole. Come la sperduta regione siberiana di Tuva, al confine con la Mongolia, dove una bimba di cinque anni di nome Saglana Salchak, berretto rosso in testa e una scatola di fiammiferi in tasca, per aiutare i nonni ha attraversato tutta sola, in una notta fredda e buia, un bosco infestato di lupi. E, immancabile lieto fine, un po' piccola fiammiferaia e un po' Cappuccetto Rosso, è sopravvissuta al gelo e agli animali feroci. Una favola a cui la popolazione di Tuva ha già dato un nome tutto suo: "La piccola eroina della Taiga". 
 
Un padre di cui non ha ricordi, la madre trentunenne Eleonora costretta ad allontanarsi per lunghi periodi da casa con il patrigno per sostenere tutta la famiglia, Saglana viveva con i nonni a Saldam-Beldir, quaranta chilometri dal centro abitato principale Kungurtug. Un piccolo villaggio incuneato tra le montagne e sprofondato nella fitta taiga popolata da animali selvaggi. Una mattina di febbraio, appena sveglia, la piccola ha chiamato come sempre la nonna sessantenne, ma era "fredda e immobile" e non rispondeva. Si è precipitata dal nonno Barbak, totalmente cieco, che - compresa la fatalità e trattenute le lacrime - le ha detto di andare nel vicino villaggio di pastori a chiamare i medici. Ignorava, nella cecità, che fossero le 5 di mattina, buio pesto, e che fuori ci fossero 34 gradi sotto zero. 
  La piccola è uscita di casa senza portare con sé né da bere o mangiare, solo una scatola di fiammiferi da usare per accendere un fuoco o far luce. Ha imboccato una stradina e si è messa a seguire le tracce ancora visibili della slitta dei vicini che erano stati lì in visita qualche giorno prima. Sapeva che l'avrebbero portata alla loro abitazione dove finalmente riferire che la nonnina amata non si muoveva più e chiedere aiuto per il nonno senza vista. Loro avevano un telefono e avrebbero potuto chiamare qualcuno. Saglana ha percorso in sei ore gli otto chilometri di insidiosi sentieri innevati che correvano lungo un fiume ghiacciato, mentre intorno i lupi soliti minacciare il loro bestiame ululavano. "Faceva freddo e avevo fame, ma non ero spaventata. Ho solo camminato, camminato, camminato. E alla fine sono arrivata", ha raccontato ieri al Siberian Times. Nell'oscurità ammantata dalla neve, stava però per superare la casa dei vicini. L'hanno avvistata loro. I medici chiamati d'urgenza non hanno potuto che constatare che la nonna era morta d'infarto, mentre la piccola stava bene. 
  La storia ha commosso tutti gli abitanti della taiga, di solito non facilmente impressionabili, abituati come sono alle situazioni estreme. I villaggi vicini l'hanno inondata di regali, la protezione civile le ha conferito un'onorificenza per il coraggio e il capo del team di ricerca e salvataggio di Tuva, Semen Rubtsov, ne ha lodato con la stampa locale l'istinto di sopravvivenza: "Conosceva la strada e ha tenuto un buon passo. Era coperta bene, con pelle di capra e stivali felpati. E si è comportata da professionista, portando i fiammiferi in caso di bisogno". Il pericolo maggiore? I lupi che infestano la regione. "Nel buio sarebbe potuta facilmente incappare in un branco". Ma i figli di pastori, ha concluso Rubtsov, sono "più preparati alle situazioni estreme che i bambini che vivono in città. Imparano ad andare a cavallo non appena iniziano a camminare. Non temono le grandi distanze. Si muovono e conoscono i pericoli".
 
A macchiare il lieto fine c'è però la possibilità che la madre Eleonora, con cui a maggio Saglana sarebbe dovuta andare in un viaggio premio offerto dal governatore della Repubblica di Tuva, vada in carcere per un anno "per abbandono di anziani e minorenni in stato di pericolo". Era noto, ha stabilito la procura di Tuva, che i nonni "non potevano garantire la sicurezza della bimba". E perciò la piccola è stata temporaneamente affidata all'ospedale dell'orfanotrofio locale. Non perché stia male, anzi, ma per l'inchiesta in corso contro la madre. È nell'orfanotrofio che il primo marzo Saglana ha spento cinque candeline per il suo compleanno. E ora è Eleonora a vestire i panni della piccola fiammiferaia: sua madre è morta e l'eroica figlia le è stata sottratta. E questo, osservano tutti indignati, "solo perché si faceva in quattro per portare a casa da mangiare".