PECHINO - E adesso chiamatela Samsex. Spunta anche l'ombra del ricatto sessuale nel giallo infinito di Samsung, la più grande fabbrica al mondo di telefonini ma ultimamente anche di scandali, se dopo l'arresto del capo de facto Jay Y. Lee, coinvolto nell'inchiesta sulle mazzette alla presidente Park Geun-hye e alla sua amica sciamana Choi Soon-il, adesso si ritrova nuovamente nei guai perfino il presidentissimo Lee Kun-hee, da tre anni officiosamente estromesso dal business per colpa di un brutto infarto. E che nuovo, orribile colpo stanno preparando al burbero paròn, noto per la disinvolta e privatistica gestione del colosso, i procuratori evidentemente instancabili di Seul. Gli investigatori sospettano infatti che il vecchio Lee abbia pagato fior di quattrini sotto ricatto per un video che lo mostrerebbe contrattare prestazioni sessuali: e vogliono capire se quei soldoni arrivavano dalla sua cassaforte personale o da quelli della multinazionale dal valore di 216 miliardi di dollari.
La storiaccia è purtroppo ancora più intrigante. Perché a ricattare Lee senior sarebbe stato un ex impiegato di CJ, il gigante del food e dell'intrattenimento coreano di proprietà di suoi parenti, fino a una ventina d'anni fa appartenente anzi allo stesso impero Samsung, prima dello spin-off con tanto di lite in famiglia. Tant'è che proprio quando il video sarebbe stato registrato le due società ormai separate erano ai ferri corti per dividersi l'eredità di Lee Byung-chull, il capostipite dell'impresa, l'uomo che iniziò la trasformazione di questa azienda specializzata nell'essicazione delle aringhe nel più grande chaebol, cioè conglomerato industriale, dell'undicesima potenza economica del mondo, ribattezzata appunto "La Repubblica di Samsung".
Il video era venuto alla luce un anno fa grazie al lavoro del Korea Center of Investigative Journalism. Perché tra tutti i guai che stanno affliggendo la Corea del Sud, dalla crisi economica a quella politica, va detto che lì prospera un giornalismo così attivo che i sostenitori della presidente appena allontanata dalla Corte Costituzionale accusano proprio la stampa di aver contribuito alla sua cacciata. Situazione tesissima: troppi reporter in questi giorni sono diventati oggetto di aggressioni e la polizia è dovuta intervenire più volte per difenderli. È stato proprio Newstapa, il sito online del centro di investigazione giornalistica, a rivelare che il vecchio Lee avrebbe pagato denaro a prostitute in almeno cinque incontri dal dicembre 2011 al giugno 2013 "nelle sue case" - specifica al plurale l'agenzia giornalistica coreana Yonhap - al sud di Seoul. Anche su questo indaga ora la procura. C'è stata davvero prostituzione? Con quale denaro pagava il presidente? E l'azienda era coinvolta? Samsung, a proposito del video, ha ammesso che il gruppo è stato avvicinato da qualcuno con la richiesta di pagamento, ma sostiene di aver rifiutato l'offerta perché senza fondamento: resta infatti ancora da provare che l'uomo che si vede nel video, e che sembra Lee, sia proprio lui.
Riepiloghiamo: a giugno 2013, secondo l'accusa, l'ultimo degli almeno cinque incontri sessuali, a maggio 2014 la corsa in ospedale per infarto del 72enne paròn, da allora fuori gioco, con l'azienda finita nelle mani del figlio adesso in galera: quali altre sorprese ci nasconderà ancora lo scandaloso ma avvincentissimo romanzo di Samsex-Samsung?
La storiaccia è purtroppo ancora più intrigante. Perché a ricattare Lee senior sarebbe stato un ex impiegato di CJ, il gigante del food e dell'intrattenimento coreano di proprietà di suoi parenti, fino a una ventina d'anni fa appartenente anzi allo stesso impero Samsung, prima dello spin-off con tanto di lite in famiglia. Tant'è che proprio quando il video sarebbe stato registrato le due società ormai separate erano ai ferri corti per dividersi l'eredità di Lee Byung-chull, il capostipite dell'impresa, l'uomo che iniziò la trasformazione di questa azienda specializzata nell'essicazione delle aringhe nel più grande chaebol, cioè conglomerato industriale, dell'undicesima potenza economica del mondo, ribattezzata appunto "La Repubblica di Samsung".
Il video era venuto alla luce un anno fa grazie al lavoro del Korea Center of Investigative Journalism. Perché tra tutti i guai che stanno affliggendo la Corea del Sud, dalla crisi economica a quella politica, va detto che lì prospera un giornalismo così attivo che i sostenitori della presidente appena allontanata dalla Corte Costituzionale accusano proprio la stampa di aver contribuito alla sua cacciata. Situazione tesissima: troppi reporter in questi giorni sono diventati oggetto di aggressioni e la polizia è dovuta intervenire più volte per difenderli. È stato proprio Newstapa, il sito online del centro di investigazione giornalistica, a rivelare che il vecchio Lee avrebbe pagato denaro a prostitute in almeno cinque incontri dal dicembre 2011 al giugno 2013 "nelle sue case" - specifica al plurale l'agenzia giornalistica coreana Yonhap - al sud di Seoul. Anche su questo indaga ora la procura. C'è stata davvero prostituzione? Con quale denaro pagava il presidente? E l'azienda era coinvolta? Samsung, a proposito del video, ha ammesso che il gruppo è stato avvicinato da qualcuno con la richiesta di pagamento, ma sostiene di aver rifiutato l'offerta perché senza fondamento: resta infatti ancora da provare che l'uomo che si vede nel video, e che sembra Lee, sia proprio lui.
Riepiloghiamo: a giugno 2013, secondo l'accusa, l'ultimo degli almeno cinque incontri sessuali, a maggio 2014 la corsa in ospedale per infarto del 72enne paròn, da allora fuori gioco, con l'azienda finita nelle mani del figlio adesso in galera: quali altre sorprese ci nasconderà ancora lo scandaloso ma avvincentissimo romanzo di Samsex-Samsung?