Esteri

Mosul, gli scudi umani dell'Isis

Un video esclusivo della Bbc documenta l'utilizzo dei civili da parte dei jihadisti in Iraq per difendere la roccaforte. Dalle immagini la prova che le forze di Bagdad seguono l'impegno del governo a salvare quante più vite possibile

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NELLE immagini bianco e nero della telecamera termica montata a bordo dell'elicottero d'attacco Mi-28, la figura di un bambino è minuscola, quella di una donna si individua solo dallo svolazzare dei vestiti. Ma basta questo per i piloti iracheni che hanno inquadrato nel mirino un jihadista.

L'uomo del sedicente Stato islamico si sta spostando allo scoperto per raggiungere una posizione più favorevole nella battaglia urbana, sembra voler imporre la stessa strada ai civili, e ha in mano quello che molto probabilmente è un lanciagranate Rpg. Però i missili non partono, i cannoncini lanciarazzi tacciono, la mitragliatrice resta in silenzio.
 

Mosul, video Bbc: donne e bambini scudi umani dell'Isis


Quelle figurine confuse sono la prova dell'utilizzo di scudi umani da parte dell'Isis, ripresa in diretta da una troupe della Bbc ospite della pattuglia di elicotteri. E sono anche la prova che - quanto meno in questa occasione - le forze di Bagdad si fermano per rispettare i civili, seguendo l'impegno solenne del governo a salvare quante più vite umane è possibile.

Nel servizio della tv britannica l'elicottero alla fine trova un bersaglio "non protetto", apparentemente un'autobomba, lo bersaglia con un missile ma quest'ultimo non esplode, e ce ne vuole un secondo per accendere nel filmato un bagliore bianco e una pioggia di scintille, a indicare che quell'autobomba non sarà usata contro i soldati che avanzano sulle strade di Mosul.

Ma la presenza di civili - oltre 400 mila secondo le stime più recenti - ancora in mano ai fondamentalisti è il fattore determinante nella battaglia: se non nell'esito, lo è di certo nella durata. L'avanzata delle truppe governative è lentissima, si combatte casa per casa, perché l'uso massiccio dei bombardamenti aerei - che in queste situazioni ogni manuale militare prevede - non è possibile. Così gli uomini della Polizia federale, della Forza di reazione rapida e della Golden Division sono esposti a trappole di ogni genere. Cecchini appostati sui tetti, mine stradali, trappole esplosive anche nelle case abbandonate, auto civili trasformate in bombe e corazzate con una protezione rudimentale ma efficace, tale da bloccare almeno le pallottole dei fucili. E naturalmente cinture esplosive individuali.

Non si può parlare di "terroristi votati al martirio", perché i combattenti rimasti a Mosul sono tutti decisi al sacrificio estremo, e dunque indossano come dotazione normale cinture "leggere", capaci di uccidere solo le persone vicine ma soprattutto di non far cadere prigioniero chi la porta. Anche questo fa parte della stessa visione radicale che prevede l'uso come scudo di persone vive, anzi di quegli stessi musulmani sunniti che all'inizio avevano ben accolto i fondamentalisti. In altre parole, della propria gente, che adesso l'ha imparato molto bene: dietro la promessa del Paradiso c'era l'incubo.