Il film tratto dal libro di George Orwell proiettato in oltre 150 sale. Il regista: "Tutto quello che accadeva in quella pellicola sta succedendo oggi"
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NEW YORK - Quando scende il buio e lo schermo si accende, le immagini di un'utopia immaginaria invadono la sala: "Questa è la nostra patria. Una terra di armonia, speranza, pace. La terra dei lavoratori e di quelli che si impegnano per il futuro": 1984 di Michael Radford, adattamento cinematografico del famoso romanzo di George Orwell, inizia così. E non è un caso che sia tornato nei cinema americani da ieri, 4 aprile, il giorno scelto dal protagonista del libro per iniziare a tenere il suo diario-ribellione contro il regime.
Nell'America di oggi 1984, con la sua descrizione di un regime che tiene tutto sotto controllo e manipola l'informazione, è stato scelto come simbolo da quella parte del Paese che Donald Trump come presidente non lo ha votato: e se il libro è schizzato in testa alle classifiche di vendita subito dopo l'insediamento, a tornare in sala ora è il film, vecchio di 30 anni. "Tutto quello che accadeva in quella pellicola sta succedendo oggi: la sorveglianza, le notizie false, le misteriose potenze nascoste. Per questo vi invito a guardare di nuovo questo film", dice un messaggio del regista proiettato in contemporanea in tutte le sale che hanno aderito all'evento.
Ieri sera la sala del Lincoln film society di New York scelta per la proiezione era piena: neanche una poltrona è rimasta libera. E non solo nella capitale dell'America liberal: quando gli organizzatori hanno cominciato a spargere la voce nel circuito dei cinema indipendenti, la risposta è stata molto superiore alle attese. Ieri più di 150 sale sparse in 44 dei 50 Stati che compongono l'Unione hanno proiettato il film, spesso preceduto o seguito da conferenze o dibattiti. In molti casi, come al Lincoln center, la richiesta è stata tale che si sono dovute raddoppiare le proiezioni. "E' stata una visione difficile ma anche un ottimo modo per ricordare che dobbiamo essere una società che si basa sulle idee, sul pensiero, sulla tolleranza", commenta quando le luci si riaccendono Erica White, 26 anni, che ha fatto oltre mezz'ora di fila per guadagnarsi un posto in sala.
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L'iniziativa non è che la prima di una serie con cui il mondo del cinema torna prendere le distanze da Trump: a maggio un gruppo di distributori riuniti sotto il cartello "Seventh Art Stand" manderanno in sala pellicole prodotte e realizzate nei Paesi presi di mira dal muslim ban voluto dall'Amministrazione. "E' il nostro modo di dire no all'Islamofobia", dicono i promotori dell'evento.