Nuda sul paginone, Melania Trump vince la causa con il Daily Mail
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINICosterà caro al tabloid l'aver ripescato e diffuso nell’agosto 2016 una vecchia foto della first lady statunitense senza veli e insinuare che facesse la escort più che la modella. La testata ha accettato di ritrattare, scusarsi e pagare le spese legali. La cifra del risarcimento per diffamazione non è stata resa nota: lei aveva chiesto 150 milioni di dollari. Da indiscrezioni ne avrebbe ottenuti tre
LONDRA - Un paginone con una vecchia foto di Melania Trump nuda e insinuazioni che facesse la escort, non la modella, è costato caro al Daily Mail. La first-lady americana ha vinto la causa per diffamazione contro il tabloid londinese, che ha accettato di ritrattare la notizia, scusarsi e pagare danni e spese legali. La cifra esatta non è stata resa nota. La moglie del presidente degli Stati Uniti aveva chiesto 150 milioni di dollari. Secondo indiscrezioni, ha ottenuto 3 milioni di dollari (circa 3 milioni di euro). E’ comunque una somma considerevole. Alla quale si aggiunge l’obbligo di pubblicare la smentita e le scuse.
Il processo davanti a un tribunale di Londra equivale così a una definitiva riabilitazione per Melania, sulla cui professione di top model avevano spettegolato in molti da quando il marito si è candidato alla Casa Bianca e anche lei è finita sotto la lente d’ingrandimento dei media. L’articolo al centro dell…
Il processo davanti a un tribunale di Londra equivale così a una definitiva riabilitazione per Melania, sulla cui professione di top model avevano spettegolato in molti da quando il marito si è candidato alla Casa Bianca e anche lei è finita sotto la lente d’ingrandimento dei media. L’articolo al centro dell…
LONDRA - Un paginone con una vecchia foto di Melania Trump nuda e insinuazioni che facesse la escort, non la modella, è costato caro al Daily Mail. La first-lady americana ha vinto la causa per diffamazione contro il tabloid londinese, che ha accettato di ritrattare la notizia, scusarsi e pagare danni e spese legali. La cifra esatta non è stata resa nota. La moglie del presidente degli Stati Uniti aveva chiesto 150 milioni di dollari. Secondo indiscrezioni, ha ottenuto 3 milioni di dollari (circa 3 milioni di euro). E’ comunque una somma considerevole. Alla quale si aggiunge l’obbligo di pubblicare la smentita e le scuse.
Il processo davanti a un tribunale di Londra equivale così a una definitiva riabilitazione per Melania, sulla cui professione di top model avevano spettegolato in molti da quando il marito si è candidato alla Casa Bianca e anche lei è finita sotto la lente d’ingrandimento dei media. L’articolo al centro della causa era uscito nell’agosto 2016 sotto il titolo “Foto sexy e interrogativi scioccanti che possono far deragliare la candidatura di Trump”. Afferma la dichiarazione concordata dalle due parti e letta in un’aula della Royal Court of Justice: “L’articolo conteneva affermazioni false e diffamatorie sulla signora Trump, mettendo in dubbio la natura del suo lavoro come fotomodella professionista e ripubblicando insinuazioni che essa avrebbe offerto prestazioni al di là del semplice mestiere di modella”. In pratica, il Mail le aveva dato della prostituta.
La dichiarazione concordata dagli avvocati delle due parti nota che “la signora Trump ha negato tali insinuazioni e Paulo Zampolli, direttore dell’agenzia di modelle per cui lavorava, le ha a sua volta negate”. Le insinuazioni hanno “gravemente danneggiato la dignità” della signora Trump, prosegue la dichiarazione. “I fatti descritti non sono avvenuti. Accuse simili sono profondamente offensive e hanno causato grande ansietà alla signora Trump”.
Catrin Evans, avvocato del Daily Mail, ha detto al giudice che il giornale “accetta tutto quanto è affermato” nella dichiarazione congiunta. La ritrattazione e le scuse del tabloid alla signora Trump saranno pubblicati nell’edizione di domani, con un testo approvato dal tribunale. La cifra concordata copre le spese legali della causa, che era stata presentata contro il Mail sia negli Usa che in Gran Bretagna, e vi aggiunge una compensazione per i danni morali arrecati con notizie false e tendenziose. Criticare anche pesantemente Donald Trump è legittimo. Ma adesso, prima di affermare senza prove che sua moglie non faceva semplicemente la modella, i media dovranno pensarci due volte.
Il processo davanti a un tribunale di Londra equivale così a una definitiva riabilitazione per Melania, sulla cui professione di top model avevano spettegolato in molti da quando il marito si è candidato alla Casa Bianca e anche lei è finita sotto la lente d’ingrandimento dei media. L’articolo al centro della causa era uscito nell’agosto 2016 sotto il titolo “Foto sexy e interrogativi scioccanti che possono far deragliare la candidatura di Trump”. Afferma la dichiarazione concordata dalle due parti e letta in un’aula della Royal Court of Justice: “L’articolo conteneva affermazioni false e diffamatorie sulla signora Trump, mettendo in dubbio la natura del suo lavoro come fotomodella professionista e ripubblicando insinuazioni che essa avrebbe offerto prestazioni al di là del semplice mestiere di modella”. In pratica, il Mail le aveva dato della prostituta.
La dichiarazione concordata dagli avvocati delle due parti nota che “la signora Trump ha negato tali insinuazioni e Paulo Zampolli, direttore dell’agenzia di modelle per cui lavorava, le ha a sua volta negate”. Le insinuazioni hanno “gravemente danneggiato la dignità” della signora Trump, prosegue la dichiarazione. “I fatti descritti non sono avvenuti. Accuse simili sono profondamente offensive e hanno causato grande ansietà alla signora Trump”.
Catrin Evans, avvocato del Daily Mail, ha detto al giudice che il giornale “accetta tutto quanto è affermato” nella dichiarazione congiunta. La ritrattazione e le scuse del tabloid alla signora Trump saranno pubblicati nell’edizione di domani, con un testo approvato dal tribunale. La cifra concordata copre le spese legali della causa, che era stata presentata contro il Mail sia negli Usa che in Gran Bretagna, e vi aggiunge una compensazione per i danni morali arrecati con notizie false e tendenziose. Criticare anche pesantemente Donald Trump è legittimo. Ma adesso, prima di affermare senza prove che sua moglie non faceva semplicemente la modella, i media dovranno pensarci due volte.