Esteri

Gran Bretagna, Blair alla guerra contro Brexit: "Potrei tornare in campo"

L'ex premier si schiera contro quella che ritiene una sciagura per il Paese con un messaggio agli elettori che però rischia di metterlo contro il Labour: votate non per un partito ma per il candidato che si batterà per rimettere in discussione l'uscita drastica dall'Unione europea

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LONDRA - Tony Blair torna alla politica attiva? E' lo stesso ex-premier laburista a insinuare il dubbio, affermando in un'intervista radiofonica alla Bbc: "Guardo la scena politica attuale e mi sento quasi motivato a rientrare in campo". Lo dice riferendosi alla Brexit, che considera una sciagura per la Gran Bretagna e che continua a sperare di poter impedire, o perlomeno di limitarne i danni, evitando una "hard Brexit", l'uscita da tutto, Unione Europea, mercato comune, patti doganali. Ma la sola prospettiva di un suo ritorno basta a suscitare l'attenzione dei media di Londra.
 
Naturalmente per ora Blair non pensa a candidarsi nemmeno a deputato, non certo nelle elezioni anticipate dell'8 giugno; e molti commentatori ritengono che non avrebbe comunque alcun futuro politico a causa della guerra in Iraq, considerata il suo imperdonabile errore. Ciononostante l'ex-leader del Labour lancia un messaggio agli elettori in vista del voto del mese prossimo: votare non tanto per un partito, quanto per candidati disposti a ostacolare una "hard Brexit", pronti a riconoscere che la decisione a favore della Brexit nel referendum dell'anno scorso è stata uno sbaglio e che in qualche modo bisogna ora cercare di rimediarlo o attenuarlo.
 
"La Brexit è più importante della fedeltà a un partito", afferma Blair. "Quello che io propongo può significare votare per i liberaldemocratici o anche per i conservatori, se hanno un candidato che può vincere ed è disposto a opporsi alla Brexit". Parole che potrebbero irritare il Labour e in particolare Jeremy Corbyn, impegnati nella campagna elettorale. In teoria, Blair potrebbe perfino essere espulso dal partito per quello che ha detto: una clausola del regolamento del Labour prevede una sanzione simile per i membri che fanno propaganda per altri partiti.
 
L'ex-leader laburista ha anche elogiato Theresa May, definendo la premier conservatrice come un primo ministro "solido, sensato, ragionevole" su tante questioni, ma notando che "non è ragionevole" sulla questione della Brexit. Blair non è l'unico a proporre accordi tra i partiti di opposizione: i Verdi hanno avanzato ufficialmente l'idea di un'alleanza elettorale con Labour e lib-dem per combattere la Brexit e battere i Tories alle urne. Ma per il momento i liberaldemocratici, nel tentativo di guadagnare consensi tra i laburisti delusi dalla scarsa opposizione di Corbyn alla Brexit, hanno rifiutato ogni prospettiva di questo genere, affermando che non intendono partecipare a governi di coalizione, né con il Labour né con i Tories, con i quali avevano governato per cinque anni dal 2010 al 2015, un'associazione costata loro la perdita di quattro quinti dei seggi alle ultime elezioni.