Esteri

Ultim'ora

È morta la produttrice Silvia d’Amico, aveva 85 anni

Federica Mogherini in Asia: "Timori di escalation in Corea del Nord"

L'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione ha visitato India, Cina e Russia: "In questo momento di cambiamenti planetari dobbiamo rassicurare i partner che anche dopo Brexit continuiamo a guardare al resto del mondo". Prossime tappe Sud America e Africa

3 minuti di lettura
BRUXELLES - Il rischio escalation in Corea del Nord c'è e preoccupa l'Europa così come i partner asiatici, a partire dalla Cina. Federica Mogherini è appena rientrata da un lungo viaggio che l'ha portata in India, Cina e infine a Mosca, dove ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. In un momento di rimescolamento delle carte, l'Europa cerca un nuova governance globale per rispondere agli scenari geopolitici scossi da un costante mutamento dettato anche dall'amministrazione Trump, che sta variando la posizione di Washington su diversi scacchieri. "In questo momento di cambiamenti planetari - spiega l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione a un ristretto gruppo di cronisti nel suo ufficio di Bruxelles - dobbiamo chiarire ai partner la posizione europea su tutti i dossier e rassicurarli che anche dopo Brexit continuiamo a guardare al resto del mondo". D'altra parte l'Europa resta più stabile, mentre a Washington diverse policy sono in via di revisione.

A monte la consapevolezza che Ue ed Usa restano solidi partner, ma su alcuni dossier, a partire da commercio e clima, non sono più allineati come ai tempi di Obama. Insomma, l'Europa continua a essere un attore globale e anzi, può stringere nuove alleanze e ricoprire un ruolo di leadership nei settori lasciati liberi dall'America trumpiana. Non a caso Mogherini festeggerà il 9 maggio, la festa dell'Unione europea, a New York in compagnia del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres per rinforzare il legame tra Europa e Palazzo di Vetro nella gestione delle crisi globali in nome del multilateralismo. E nelle prossime settimane proseguirà la sua missione diplomatica globale in Sud America e Africa. "C'è un'impressionante domanda di cooperazione con l'Europa", la sensazione riportata dall'ex ministro degli Esteri italiano.

Con Cina e India il dialogo è stato innanzitutto sull'economia: a Pechino mirava anche a verificare se il discorso in difesa del libero commercio pronunciato a Davos dal presidente Xi Jinping non sia stato un exploit isolato. "Con loro - spiega Mogherini - dobbiamo evitare che i punti di disaccordo mettano in ombra il grande quadro delle relazioni economiche, politiche e legate alla sicurezza. Abbiamo deciso di espandere la cooperazione su sicurezza e difesa, fatto non scontato in quanto sono abituati a considerare l'Unione più come partner commerciale".

A Pechino però Mogherini ha parlato anche di Corea del Nord, mentre più di un analista teme che la situazione possa sfuggire di mano da qui alle elezioni in Corea del Sud del 9 maggio. Seul vive una fase di transizione dopo le dimissioni della presidente Park Geun-hye, travolta da una scia di scandali. L'attuale establishment è decisamente più duro verso Pyongyang di quanto sarà qualsiasi governo possa uscire dalle urne tra due settimane e per questo c'è chi ipotizza che Trump voglia approfittare di queste settimane per affondare il colpo con un attacco preventivo o con azioni dimostrative che potrebbero portare la situazione fuori controllo. Per questo la Cina sta cercando di mantenere in ghiaccio il teatro coreano e per questo l'Europa appoggia tutti gli sforzi di Pechino che mirano a far rientrare la crisi attraverso la denuclearizzazione della penisola e a riaprire i canali diplomatici tra Seul e il regime di Pyonyang. La speranza è di portare fuori dall'attuale vicolo ceco la Corea del Nord ed evitare pericolose escalation.

Ma quello coreano non è stato l'unico dossier incandescente trattato da Mogherini nel suo viaggio asiatico. Con la Russia al centro dei colloqui anche Siria, vera priorità per l'Unione insieme a Ucraina e Libia. La Russia è stata costretta a cambiare strategia due volte in sei mesi: prima con l'elezione di Trump quando a Mosca erano convinti che avrebbe vinto la meno gradita Hillary Clinton. Poi la rimodulazione dei rapporti con lo stesso Trump che anziché mostrarsi morbido con Mosca ha lanciato i suoi missili sulla Siria, spiazzando il Cremlino. La sensazione in questo momento è che i russi non sappiano come uscire dal pantano di Damasco, che dopo essersi ritagliato il ruolo di king maker ora Putin abbia bisogno di sponde per trovare una soluzione al conflitto siriano.  E del resto la Russia ha partecipato attivamente alla conferenza di Bruxelles sulla Siria e Lavrov ne ha parlato nella conferenza stampa dopo l'incontro con Tillerson, a confermare che Mosca potrebbe essere interessata ad imboccare una via d'uscita con il contributo politico europeo. Ma qualsiasi incontro tra europei e russi non può prescindere da Crimea e Ucraina. Se sul primo dossier le distanze restano abissali, sul secondo dopo che Putin ha capito che non riuscirà a rompere l'unità Ue sulle sanzioni potrebbe essere più determinato alla piena applicazione degli accordi di Minsk: i russi potrebbero voler uscire dall'angolo - il ragionamento di Mogherini - rispetto al passato ora si coglie un approccio meno rigido. Ad ogni modo l'interesse europeo che l'Alto rappresentante sta cercando di perseguire, e ha trovato attenzione a Mosca, è quello di rendere più "intenso e strutturato" il dialogo con Lavrov sui diversi focolai di crisi, a partire dalla Siria. C'è poi la Libia, teatro vitale per l'Europa. Il Cremlino ha forti contatti con il generale Haftar, l'Europa con Serraj: insieme - la speranza di Mogherini - possiamo farli sedere intorno a un tavolo. 

Infine l'Iran, sul quale Mogherini non è pessimista. Non pensa gli Stati Uniti romperanno l'accordo sul nucleare, semplicemente "perché sta funzionando". Non crede si prenderebbero questa responsabilità aprendo a scenari ben peggiori. Insomma, per Bruxelles Trump continuerà a criticare l'accordo verbalmente e a chiederne la piena applicazione. E sul rigido rispetto di tutti i paletti messi nero su bianco il 14 luglio 2015 gli Usa troveranno gli altri partner - Ue, Russia, Cina, Germania, Francia e Regno Unito - altrettanto determinati.