NEW YORK – Ora Trump vuole parlare coi dittatori. Prima invita Duterte a Washington, poi si dice disponibile a incontrare Kim Jong-un. Provoca sconcerto l'ultima giravolta, gli alleati sono costernati (soprattutto Corea del Sud e Giappone), e Duterte ha già snobbato l’invito.
C'è una logica in questa follia, però.
Intanto va ricordato che Obama esordì nel 2008 proprio scandalizzando i repubblicani per la sua disponibilità a parlare "con chiunque offra una mano tesa anziché un pugno": allora si trattava dell'Iran.
Anche l'idea di intavolare un dialogo diretto fra Stati Uniti e Corea del Nord non è affatto nuova, ci hanno provato Amministrazioni ben più "tradizionali" di questa. E il copione fu più o meno questo: Pyongyang accettò l'idea del negoziato perché poter trattare direttamente con l'America è un evidente successo di legittimazione. Poi però quando non otteneva quel che voleva (aiuti economici, per esempio) riprendeva il suo programma nuclear-missilistico.
Infine per quanto riguarda le Filippine il vero rischio per l'America è che Duterte finisca nelle braccia di un nuovo alleato-protettore che non gli rivolge critiche sui diritti umani: la Cina. In questo senso la mossa di Trump è pura realpolitik.
C'è una logica in questa follia, però.
Intanto va ricordato che Obama esordì nel 2008 proprio scandalizzando i repubblicani per la sua disponibilità a parlare "con chiunque offra una mano tesa anziché un pugno": allora si trattava dell'Iran.
Anche l'idea di intavolare un dialogo diretto fra Stati Uniti e Corea del Nord non è affatto nuova, ci hanno provato Amministrazioni ben più "tradizionali" di questa. E il copione fu più o meno questo: Pyongyang accettò l'idea del negoziato perché poter trattare direttamente con l'America è un evidente successo di legittimazione. Poi però quando non otteneva quel che voleva (aiuti economici, per esempio) riprendeva il suo programma nuclear-missilistico.
Infine per quanto riguarda le Filippine il vero rischio per l'America è che Duterte finisca nelle braccia di un nuovo alleato-protettore che non gli rivolge critiche sui diritti umani: la Cina. In questo senso la mossa di Trump è pura realpolitik.