PARIGI - Qualsiasi decisione che da oggi Israele prenderà su Gerusalemme sarà nulla e priva di significato. Il comitato esecutivo dell'Unesco ha approvato, con 20 voti a favore, 10 contrari e 23 astensioni, la controversa risoluzione sulla "Palestina occupata", che secondo i media israeliani comporterà una perdita totale della sovranità di Israele sulla città.
A differenza della risoluzione su Gerusalemme est adottata lo scorso ottobre, quando l'Italia si era astenuta generando molte polemiche, stavolta tra i Paesi che hanno votato contro c'è anche il nostro. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha spiegato la posizione italiana: "L'Unesco faccia ciò per cui è stata fondata. Deve occuparsi di istruzione e cultura. Il nostro voto contrario alla risoluzione politicizzata su Israele è un passo importante perché dimostra come l'Italia, quando non condivide, vota no, assumendosene la responsabilità".
La risoluzione sulla "Palestina occupata", presentata da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan, contiene una serie di modifiche rispetto al passato. Il testo afferma l'importanza di Gerusalemme per le "tre religioni monoteiste" e non cita i luoghi santi, evitando così di nominarli solo con il nome musulmano, come era accaduto a ottobre. Ma il testo prevede anche che ogni decisione della "potenza occupante" israeliana su Gerusalemme sia priva di valore: ciò metterebbe in dubbio la sovranità israeliana sull'intera città e non solo sulla sua parte orientale. Oltre all'Italia, hanno votato "no" Stati Uniti, Gran Bretagna, Olanda, Lituania, Grecia, Paraguay, Ucraina, Togo e Germania.
LEGGI Il documento (in inglese)
Le reazioni. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sottolineato il valore di Gerusalemme per Israele: "E' il cuore della nazione. Non vi è altro popolo nel mondo per il quale Gerusalemme è così santa e importante che per il popolo ebraico, anche se oggi una riunione all'Unesco negherà questa verità storica". Netanyahu, in un colloquio telefonico avvenuto poco prima del voto, ha ringraziato il ministro degli Esteri italiano, congratulandosi per l'esempio mostrato agli altri Paesi.
Non si è fatta attendere la reazione dell'Unione delle comunità ebraiche italiane. In una nota la presidente Noemi Di Segni ha giudicato "aberrante e lontana da ogni connessione con il suo mandato istituzionale" la risoluzione, "diretta a delegittimare lo Stato d'Israele e ad accogliere istanze di chi ancora rifiuta di riconoscere la stessa esistenza dello Stato ebraico e rifiuta di porsi nel quadro di un dialogo diplomatico, diretto, rispettoso e maturo, ricorrendo ad ogni forma di strumentalizzazione". Di Segni ha inoltre ringraziato il premier Paolo Gentiloni e il ministro Alfano ai quali ha espresso una "commossa gratitudine".
Già in mattinata Alfano aveva anticipato la scelta dell'Italia: "Ho dato precise istruzioni di voto al Rappresentante permanente dell'Italia presso l'Unesco: votare no contro l'ennesima risoluzione politicizzata su Gerusalemme, tra l'altro nel giorno di un'importante festa nazionale israeliana. L'Unesco non può diventare la sede di uno scontro ideologico permanente in cui affrontare questioni per le cui soluzioni sono deputate altre sedi". Una scelta definita "senza dubbio uno sviluppo positivo" dall'ambasciatore israeliano presso l'organismo culturale dell'Onu, Carmel Shama-Hacohen.
A differenza della risoluzione su Gerusalemme est adottata lo scorso ottobre, quando l'Italia si era astenuta generando molte polemiche, stavolta tra i Paesi che hanno votato contro c'è anche il nostro. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha spiegato la posizione italiana: "L'Unesco faccia ciò per cui è stata fondata. Deve occuparsi di istruzione e cultura. Il nostro voto contrario alla risoluzione politicizzata su Israele è un passo importante perché dimostra come l'Italia, quando non condivide, vota no, assumendosene la responsabilità".
La risoluzione sulla "Palestina occupata", presentata da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan, contiene una serie di modifiche rispetto al passato. Il testo afferma l'importanza di Gerusalemme per le "tre religioni monoteiste" e non cita i luoghi santi, evitando così di nominarli solo con il nome musulmano, come era accaduto a ottobre. Ma il testo prevede anche che ogni decisione della "potenza occupante" israeliana su Gerusalemme sia priva di valore: ciò metterebbe in dubbio la sovranità israeliana sull'intera città e non solo sulla sua parte orientale. Oltre all'Italia, hanno votato "no" Stati Uniti, Gran Bretagna, Olanda, Lituania, Grecia, Paraguay, Ucraina, Togo e Germania.
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Le reazioni. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sottolineato il valore di Gerusalemme per Israele: "E' il cuore della nazione. Non vi è altro popolo nel mondo per il quale Gerusalemme è così santa e importante che per il popolo ebraico, anche se oggi una riunione all'Unesco negherà questa verità storica". Netanyahu, in un colloquio telefonico avvenuto poco prima del voto, ha ringraziato il ministro degli Esteri italiano, congratulandosi per l'esempio mostrato agli altri Paesi.
Non si è fatta attendere la reazione dell'Unione delle comunità ebraiche italiane. In una nota la presidente Noemi Di Segni ha giudicato "aberrante e lontana da ogni connessione con il suo mandato istituzionale" la risoluzione, "diretta a delegittimare lo Stato d'Israele e ad accogliere istanze di chi ancora rifiuta di riconoscere la stessa esistenza dello Stato ebraico e rifiuta di porsi nel quadro di un dialogo diplomatico, diretto, rispettoso e maturo, ricorrendo ad ogni forma di strumentalizzazione". Di Segni ha inoltre ringraziato il premier Paolo Gentiloni e il ministro Alfano ai quali ha espresso una "commossa gratitudine".
Già in mattinata Alfano aveva anticipato la scelta dell'Italia: "Ho dato precise istruzioni di voto al Rappresentante permanente dell'Italia presso l'Unesco: votare no contro l'ennesima risoluzione politicizzata su Gerusalemme, tra l'altro nel giorno di un'importante festa nazionale israeliana. L'Unesco non può diventare la sede di uno scontro ideologico permanente in cui affrontare questioni per le cui soluzioni sono deputate altre sedi". Una scelta definita "senza dubbio uno sviluppo positivo" dall'ambasciatore israeliano presso l'organismo culturale dell'Onu, Carmel Shama-Hacohen.