Esteri

Thailandia, autobomba al centro commerciale: numerosi feriti

Il centro commerciale in fiamme (foto: Twitter) 
Sarebbero più di 50 le persone investite dalla deflagrazione avvenuta nella provincia meridionale di Pattani. L'esplosione di un ordigno piazzato su un pick-up parcheggiato preceduto da un'altra detonazione: petardi come diversivo secondo l'esercito, piccole cariche montate su una moto per la polizia. Sul movente, l'ipotesi prevalente è quella di un nuovo attentato dei separatisti musulmani
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BANGKOK - Sono almeno 51, secondo la polizia, le persone ferite nell'attentato a un centro commerciale nella città di Pattani, capoluogo dell'omonima provincia nell'estremo sud della Thailandia, prossima al confine con la Malesia. Quattro versano in gravi condizioni e tra i feriti ci sono anche dei bambini. Conseguente la condanna del rappresentante dell'Unicef in Thailandia, Thomas Davin, per un attacco "del tutto inaccettabile".

La ricostruzione dell'accaduto è ancora in corso. Due le versioni fornite dalle autorità. Secondo il portavoce dell'esercito Pramote Prom-in, gli attentatori hanno dapprima innescato dei petardi come diversivo, quindi hanno fatto saltare in aria l'ordigno piazzato su un pick-up parcheggiato all'esterno del centro commerciale Big C, una delle maggiori catene della grande distribuzione. Secondo la polizia, invece, a precedere la potente deflagrazione del pick-up sono state piccole cariche esplosive montate su una moto. Un video amatoriale mostra persone muoversi all'esterno del centro commerciale, quindi la grande esplosione sullo sfondo.
 

Thailandia: bombe al centro commerciale, il video amatoriale


Sul movente dell'attentato, la prima ipotesi è che si tratti di una nuova azione terroristica dei separatisti musulmani, che in un Paese prevalentemente buddista da oltre un decennio a questa parte seminano morte nelle province meridionali di Yala, Pattani e Narathiwat, a maggioranza islamica. Una ribellione a sfondo religioso costata la vita dal 2004 ad almeno 6500 persone, secondo il gruppo di monitoraggio indipendente Deep South Watch. Il mese scorso il governo thailandese ha respinto l'offerta di un negoziato di pace con mediazione o monitoraggio internazionale, proposta da uno dei gruppi protagonisti dell'insurrezione, il Barisan Revolusi Nasional.