Esteri

Park Geun-hye in manette: la Corea del Sud processa se stessa

Comincia il processo all'ex presidente sudcoreana. In totale 18 i reati che pesano sulla sua testa, tra i quali: corruzione, abuso di potere e fuga di notizie segrete. Ma lei si dichiara non colpevole

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PECHINO - Lei che entra in aula in manette, tutta di blue vestita, sul petto il badge con il numero da prigioniera, 503, e i suoi supporter scatenati fuori, a urlare "comunisti, comunisti" ai magistrati di questa Mani Pulite alla coreana. Cento giorni fa era la donna più famosa di quest'angolo del Sud Est del mondo, la prima signora mai eletta alla presidenza della quarta potenza economica dell'Asia, l'undicesima di tutto il pianeta.

Oggi Park Geun-hye è, appunto, la prigioniera numero 503, rinchiusa nel carcere di Seul che ormai pullula di vip: lei ex presidente, il vicepresidente di Samsung Lee Jae-yong, l'ex potentissima amichetta Choi Soon-sil, la sciamana che avrebbe trascinato tutti dei guai. Comincia proprio con lei questa storia incredibile: capace di portare sul banco degli imputati la figlia del dittatore che rese la Corea del Sud una potenza, Park Chung-hee, l'uomo che Pyongyang voleva morto e che alla fine fu ucciso proprio dal capo del suo servizio di sicurezza.

No che non è dunque un processo normale: è un processo alla nazione, è la nazione che processa se stessa, è un processo in cui passato e presente si inseguono.
 
La signora, come da programma, ha negato tutto. La procura la accusa di aver estorto in combutta con l'amichetta decine di milioni di tangenti ai più grandi chaebol di stato, i conglomerati a gestione familiare, le "cupole" economiche che hanno fatto grande la Corea del Sud: da Samsung a Hyundai a LG a SK. I reati che pesano sulla sua testa sono 18: le pagine dell'accusa che la riguardano 120milla. Il processo durerà probabilmente mesi. E se colpevole, l'ex presidente rischia la pena massima: che può arrivare anche alla detenzione a vita.
  Prima di poter rispondere di non essere colpevole, le hanno chiesto, come di rito: professione? "Disoccupata", ha risposto: lei che s'è trovata appunto senza un mestiere dopo la grande rivolta di popolo che per sei mesi ha portato in piazza a Seul fino a 2 milioni e mezzo di popolo, la rivoluzione ribattezzata delle candele, perché ogni sabato sera nel centro della capitale si marciava alla luce delle fiaccole.

Tra le accuse più incredibili c'è anche quella di aver lasciato la sua amichetta sbirciare nei segreti di stato. Di più. Quella Choi che ora siede accanto a lei, con il numero di prigionia 417, era addirittura autorizzata a ritoccare i discorsi presidenziali. Un rapporto oscuro e misterioso, al limite del plagio. Inspiegabile, anche questo, se non ci si immerge nella storia della nazione.

Perché qui, nel paese tutto intriso di percezione confuciana del dovere, è la tradizione sciamanica che continua a pervadere la vita di tutti i giorni, anche ai livelli più alti della società. La stessa Choi era figlia dello sciamano per così dire di corte, cioè del santone particolare di Park padre, il dittatore. È dunque ancora e sempre la sua ombra quella che si allunga sul processo.

È lui l'uomo che resta ancora idolatrato da quasi metà del paese: da quella destra che quattro anni fa mandò al potere la figlia, nel nome del padre. E prima ancora di Park signora sono infatti i supporter di Park dittatore quelli che gridano comunisti ai giudici. Che scena: in diretta davvero dal passato.

Non si arrendono, loro, al pensiero che proprio sulla scia dello scandalo Park la Corea del Sud ha voltato pagina: eleggendo il presidente progressista Moon Jae-in che oggi sogna addirittura di fare la pace con il Nord di quel Kim Jong-un che continua a minacciare il mondo con l'atomica. Ma questa è un'altra storia.

Oggi, ancora una volta, sotto i riflettori è lei: la donna che aveva tutto e che perfino il giorno che doveva presentarsi in carcere si era fatta sistemare i capelli dalla parrucchiera personale. Oggi, neppure i ferretti che le tengono lo chiffon sono suoi. Erano troppo pericolosi per la prigione, gliel'hanno sostituiti con quelli usa e getta: di plastica, come alla fine s'è rivelata questa ex donna di ferro.